Una vita, due vite

LUCEQuesto è un racconto di fine estate, di una domenica pomeriggio afosa e nuvolosa. E’ una storia che sento di dover raccontare perché sono grata al destino di averla potuta ascoltare e di aver conosciuto la persona straordinaria che me l’ha raccontata.

Oggi ho incontrato Angelo, era tanto che non lo vedevo. Ma avevo parlato di lui recentemente a due persone conosciute da poco.

E’ strano come la vita ti faccia incontrare individui  tanto diversi eppure così simili, che usano le stesse parole, hanno lo stesso sguardo, le stesse lacrime che pungono gli occhi.

La persona che mi ha regalato un racconto straordinario è lui stesso una persona straordinaria. Ha un lavoro di grande responsabilità, una famiglia, era in vacanza e non so come siamo arrivati a “quel” racconto. Un’esperienza così intima che non si può raccontare senza guardarsi nel profondo degli occhi, senza mettersi a nudo, e non importa se intorno hai gli ombrelloni, la sabbia, i bambini che ridono e il sole che brucia la pelle. Perché è uno di quei racconti che ti inghiotte, che ti estranea, ti proietta su Marte. No, forse non era Marte, era un altro pianeta, un’altra dimensione.

Soprattutto quando si è giovani, non si pensa di poter morire. Invece a volte la morte è a un passo da noi e ci sfiora. Basta un incidente, e ci si ritrova in ospedale, in fin di vita. Dicono alla famiglia che non c’è niente da fare, il trauma alla testa è così grave che perfino il vicino di letto della sala rianimazione, allo stadio finale per un tumore al cervello, ha più possibilità.

Ho i brividi, quando sento queste parole, perché la persona che me lo racconta è davanti a me, parla di se stesso, sta bene, anche se la voce trema un po’.

Steso sul letto, in coma, inizia a parlare. Vuole cinquemila lire “per passare il fiume”. Chiede insistentemente  quella cifra. Scaccio via la Divina Commedia e ascolto senza fiatare.

Chi gli è accanto gli parla, e lui dal coma risponde. Vede una grande luce, una figura di luce che si avvicina e lo dice. “Com’è questa figura?” gli chiedono e lui risponde “Ma non la vedi?” no, non la vede nessuno. “Descrivila” chiedono ancora e lui risponde “Non posso, non ci riesco, so che è una persona ma è impossibile descriverla”.

Angelo, l’amico che ho incontrato oggi, mi ha raccontato tanti anni fa la stessa esperienza. Anche lui vittima di un incidente gravissimo,  vedeva dall’alto il suo corpo, sentiva le parole (quando si è svegliato dal coma gli è stato confermato quanto aveva ascoltato), vedeva una gran luce da cui si sentiva attratto.

Angelo quando si è svegliato ricordava tutto. Il suo corpo porterà per sempre i segni di quel terribile incidente, è stato fortunato.

Ma la persona che solo qualche giorno fa mi ha raccontato la sua, di esperienza, è uscita indenne. Non ha un segno, una cicatrice, un trauma, nulla.

Alla fine del racconto ho pianto con lui, con il cuore stretto dalla compassione, dalla gioia, esattamente la stessa reazione avuta anni fa al racconto di Angelo.

Io credo nei miracoli e forse in questo caso più che mai, perché perfino i medici si sono stupiti. Ma non sono i segni del corpo che fanno la differenza, sono i segni che queste esperienze lasciano nell’anima.

Non puoi e non devi essere più la stessa persona, dopo. Perché è un “dopo”, questa nuova vita. E’ una seconda opportunità, per ricominciare da capo, per apprezzare le piccole cose, quello che hai. E’ una bilancia con cui devi sempre fare i conti perché se qualcosa ti è tolto, tanto ti è stato dato.

Non so se ho usato le parole giuste, in questa occasione, non me lo ricordo nemmeno. Quel che so è che sono infinitamente grata per avermi reso partecipe. E’ un’esperienza che non dimenticherò mai. Così come non dimenticherò mai chi me l’ha raccontata.

Grazie, semplicemente.

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4 risposte a Una vita, due vite

  1. Silvia Fanio scrive:

    Grazie a te, Annamaria, per avermi emozionata con questo bellissimo racconto!

  2. Mammapiky scrive:

    Mi sento i brividi addosso e credo fermamente in quello che ti hanno raccontato, così tanto da spaventarmi, credo nei miracoli credo che ogni cosa abbia un perchè anche quando è inspiegabile, solo che di fronte a certe tragedie (specialmente quando riguardano i bambini) non riesco a capire, non riesco a dare motivazione, ne a credere nei miracoli, ci vedo solo il dramma, l’ingiustizia e la fregatura che a volte è la vita

    • WonderNonna scrive:

      Idem, Maria Elena, idem…
      Credo anch’io in certe situazioni, considerate inspiegabili. Credo fermamente che ognuno abbia il proprio destino, anche se molto dipende da noi, da come ce lo costruiamo. Ma anche io rimango senza parole di fronte alle tragedie dei bambini. Non parlo solo di quelli arrivati alla ribalta, come il piccolo Charlie, ma penso a quel piccolo trovato l’anno scorso in Grecia, sulla riva del mare, annegato. E a tutti quelli come lui. E a quelli che muoiono di fame, di malattie, per la guerra. Ma anche a tanti piccoli malati, qui, in Italia, che mentre noi siamo in vacanza, sono in ospedale. E mi chiedo perché. E non trovo risposte.

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