Il viaggio dei ricordi

CHIOGGIAUn viaggio nella mia terra. Quante volte l’ho immaginato, l’ho quasi programmato, l’ho desiderato. Poi il tempo passa. Tanto, tanto tempo. E ci fai un salto, in quella terra, perché c’è un funerale al quale non puoi mancare, ma non è il paesaggio che vedi. E’ una toccata e fuga, che lascia l’amaro in bocca.

E così il viaggio nella mia terra ha atteso trent’anni. Trenta. Sono una vita intera. Ero così indecisa, alla fine. Non so se volevo davvero incontrare cugini che non vedevo da così tanti anni, con una vita di cui non sapevo granché, con figli oramai adulti  o piccini ma mai visti.

Mi facevo domande a cui mi rispondevo da sola: “chi è quella signora anziana?” “una zia di Milano”. Ecco, non mi sentivo zia anziana, ma è chiaro che i bimbi non mentono. Però la voglia di tornare a far parte delle loro vite, di chi ha pressappoco la mia età e di chi è molto, ma molto più giovane mi è venuta.

Li voglio conoscere questi cuginetti nuovi, voglio rivedere i loro padri e le loro madri, che sono i parenti più cari che ho e che per una serie di circostanze non vedevo davvero da trent’anni.

E così ho deciso che bisognava affrontare un viaggio della memoria. Quando l’ho detto a mia figlia, ha detto “Ci vengo anch’io!!!” perché è – in parte – anche la sua terra. Ci ha trascorso tante estati, da piccola, con i nonni. Voleva anche lei rivedere luoghi e persone. E allora partiamo, ho detto.

Detto fatto. Mio genero poi, non aveva mai visto Venezia. Ci sta anche un giorno a Venezia? Sì che ci sta, basta organizzarsi.

Telefono a mio cugino Lucio e dico “guarda che arriviamo”, e lui raduna tutte le famiglie dei suoi fratelli e delle sue sorelle annunciando il mio arrivo. Domenica è dedicato a questo grande incontro. Sabato si va tutti a Venezia, con il percorso più caratteristico: si parte da Chioggia in vaporetto e ci si gode Venezia anche dal mare. Inutile parlare della visita alla città: chi non l’ha mai vista non ha parole. Però è meglio non chiedere “ti piace Venezia?” ai bambini, perché può essere che – come Leonardo – ti senti dire “Ma nonna! Non mi piace per niente è tutta diroccata!”.

Abbiamo fatto un tour dei ricordi, siamo tornati in paesi che non vedevamo da secoli, riconoscendo case, luoghi, parlando con le persone.

E poi la domenica. Non mi trucco, come sempre, perché voglio che mi vedano come sono nella vita di tutti i giorni. Vengo accolta perfino dai fiori, portati nelle manine quattrenni  del più piccolo dei miei bis-cuginetti e che mi ha fatto venire un nodo alla gola quando ha detto “Benvenuta”. Baci, abbracci, sorrisi.

E quando non vedi qualcuno da tanti anni cosa fai? Guardi i suoi occhi. Negli occhi c’è tutta la vita, la sofferenza, la pace. Ho visto occhi felici, occhi che mi hanno trasmesso la tranquillità interiore che c’è dietro. Non ho guardato com’erano vestite le donne, non saprei dire niente su trucchi, borsette, scarpe, che noi donne guardiamo, diciamocelo. Ma saprei dire tante cose sugli sguardi sorridenti, limpidi. O su due occhi cupi, sfuggenti, che mi hanno procurato una fitta, occhi che mi hanno solo sfiorata, non guardata.

Ho conosciuto mogli che non avevo mai visto, bambini bellissimi, adolescenti per bene, giovanotti seri e gentili, perché  “tirati su bene”, alla vecchia maniera, e non mi aspettavo niente di meno: la famiglia la conosco, so che – come nella mia – non si sgarra.

Ci sono stati i racconti, le risate, i ricordi, e anche i ragazzi ridevano e non si sono annoiati perché è interessante sentir raccontare le marachelle di papà quand’era giovane.

Mi chiedo perché ho aspettato tanto tempo, perché mi sono negata una gioia simile. E non volevo venir via, volevo stare ancora lì, in loro compagnia. E mia figlia come me, ha detto “Oh mamma, come mi dispiace tornare a casa…”. Lo so, lo so… è stato troppo bello.

So che devo tutto a mio cugino Lucio, che ha organizzato ogni minuto. Ma il risultato è andato oltre l’immaginazione. Sono stata bene come non stavo da mesi. E’ stata una cura dell’anima, che non dimenticherò mai.

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4 risposte a Il viaggio dei ricordi

  1. Mammapiky scrive:

    Capisco la titubanza nel tornare e nel rivivere….credo che l’avrei anch’io nel tornare indietro nel tempo, perchè penserei di rovinare i ricordi con qualcosa che oggi non mi entusiasmerebbe. So anche che questa è solo paura mascherata e che la paura va domata, soprattutto in casi come questi, che possono lasciarti solo ricordi più ricchi…ora serve solo che non fai passare altri 30 anni. Un abbraccio Anna, quando ti leggo ho sempre la sensazione di fare una chiacchierata con te

  2. WonderNonna scrive:

    Grazie, Maria Elena, sei sempre così diretta!
    In effetti, avevo paura – come dici tu – di ritrovare cose che non mi sarebbero piaciute. E in alcuni casi è stato così. Ma insieme a mia figlia abbiamo ricordato quel che c’era prima. Pazienza se oggi hanno fatto scempio. Certo, dispiace… ma qualcosa è comunque rimasto. E ce lo siamo goduto.

  3. Silvia Fanio scrive:

    Ooooh! Ma allora sei veneta come me?
    Non sapevo che tu avessi origini veneziane.
    Una piacevole scoperta!
    Che bella questa gita in famiglia con te! Grazie!

    • WonderNonna scrive:

      Ma dai? Non sapevi che sono di origine veneta? Anzi, ti dirò, anche se sono nata a Milano (da genitori veneti, ovviamente) mi sento più veneziana che milanese!
      Grazie di avermi letta, Silvia!

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