Un paio di scarpe nuove per Pasqua

scarpeNon è lontano il tempo in cui un acquisto era una cosa importante, da decidere insieme, da fare insieme. Non è lontano è un modo di dire, perché parliamo di un’epoca in cui la parola “shopping” era usata solo nei paesi anglofoni e non aveva sicuramente lo stesso significato di oggi.

Oggi vedi una cosa (che sia un abito o un paio di scarpe, o ancora un servizio di piatti o altro) ti piace e senza pensarci su due volte, la compri. Non c’era Zalando, ovviamente, per cui vedi in foto un tappeto persiano e nel giro di 24 ore te lo ritrovi nel salotto di casa. Non c’erano manco i centri commerciali. Al massimo c’erano Upim, Rinascente e più tardi Standa, e ti pareva già il paradiso terrestre.

Mettiamo che ti servisse un paio di scarpe nuove. Tu, che avevi sette, otto o dieci anni, sapevi solo che quelle che avevi avevano un buco nella suola e che l’alternativa erano quelle “da festa”, intoccabili. “Ha bisogno di scarpe”, sentenziava mia madre. “Ma la tomaia è ancora nuova!” protestava mio padre. Io ero lì, ad aspettare che si prendesse una decisione, perché non avevo più voglia di bagnarmi i piedi quando pioveva. Seguiva  un attento esame da parte di mio padre delle suddette scarpe e, improvvisandosi ciabattino, comprava una suola nuova e la sostituiva. Se proprio il lavoro era difficile perfino per lui, si ricorreva al calzolaio sotto casa. Ma anche lui lavorava per vivere, quindi non lo faceva gratis, quindi a mio padre non sfuggiva l’occasione per dire “Mille lire per una suola nuova? Ma siamo matti??”. Morale, il pericolo dell’acquisto di un paio di scarpe nuova era per il momento scongiurato.

Il problema sorgeva a Pasqua. Pasqua, che fosse i primi di marzo o a fine aprile, segnava l’inizio della primavera e, anche se nevicava, era un punto d’orgoglio sfoggiare abiti e scarpe primaverili. In particolare, mi ricordo bene un anno, la Pasqua era “bassa” e faceva un freddo cane. Ma a messa di andai con un soprabito leggero, fatto da mia madre, azzurro, che non mi stava affatto bene ma era stato rimediato con uno “scampolo” di stoffa, d’occasione. Ma quel che era peggio erano i calzini corti e le scarpe di vernice nere. Dal bordo del calzino alle ginocchia avevo le gambe blu, ma la tradizione era stata rispettata.

Quelle scarpe di vernice erano state acquistate dopo una lunga discussione. Quelle dell’anno precedente non c’era verso di farmele entrare, quindi bisognava comprarne un altro paio. Un giro dei negozi di calzature aveva dato esito negativo. Mio padre badava alla sostanza, quindi le piegava, guardava se la suola era cucita a mano o incollata, se ne fregava altamente dello stile o del colore. Mia madre non osava fiatare, io figurarsi. Quando la commessa diceva il prezzo, si trovavano mille motivi per non comprarle e uscire dal negozio con dignità “Eh, le sono strette!” o “Questo modello le fa il piede lungo”. E alla fine si riusciva ad uscire e a fare un salto al mercato, dove i prezzi erano decisamente più bassi. O alla Standa, all’Onestà, all’Upim.

Sarà che m’è rimasta questa cosa in testa, fatto sta che, diventata adulta e autonoma, quando facevo (e faccio) un acquisto non è mai sull’onda emotiva del “Ah, che belle, sono viola e non le metterò praticamente mai, ma sono uno schianto!”. Non ci riesco, è più forte di me.

Non ho quasi mai coinvolto il marito, per i miei acquisti di scarpe, ma spesso ho rinunciato, proprio pensando che non erano indispensabili e che era solo uno sfizio. C’è anche da dire che non ho mai provato nemmeno a farle aggiustare, vuoi perché i calzolai sono più rari delle oasi nel deserto, vuoi perché i pochi rimasti sono così cari che conviene comprare scarpe nuove.

Oggi è diverso. Vedo amiche, figlia, vicine, parenti che comprano scarpe anche piuttosto care, per un amore a prima vista, per abbinarle ad un unico abito della stessa tonalità di turchese e un po’ le invidio, perché poi vedo il tutto indossato e penso “Bell’abbinamento!”. Ma so che non sarei capace di fare altrettanto. Per carità, sono andata oltre il nero-marrone-blu dell’infanzia, ma penso sempre se mi saranno utili o no.

L’altro giorno ho incontrato una vicina, munita di due sacchi della spazzatura, pieni di scarpe. In famiglia sono in tre, non in venti. “Sai, non le mettiamo più, quindi perché tenerle? Pensa che ce ne sono anche di mai messe!”.

Mai messe?    Mio padre si sarebbe rivoltato nella tomba e pure io mi sono stupita. E’ vero, siamo nell’epoca del consumismo (rispetto agli anni sessanta, intendo), ma non mi è mai capitato di buttare un paio di scarpe nuove.

Foto Pinterest

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8 risposte a Un paio di scarpe nuove per Pasqua

  1. ivavitali scrive:

    L’ acquisto delle scarpe è empre stato un fatto importante per me,specialmente da quando ne ebbi un paio bianche , a Pasqua naturalmente.
    Appena cominciai a comprarle da sola andavo solo nei negozi migliori del centro,ne acquistavo un paio per stagione ,ma di ottima qualità e di ultima moda.
    Stessa cosa per le figlie e la nipote.
    Attualmente sono cadute in questa mania di comprare tante scarpe inutili,ma la bambina porta solo quelle giuste.
    Alle scarpe di qualità non posso rinunciare,anche per il mio alluce valgo,ma vedere certe scarpe ai piedi delle mie figlie mi infastidisce..e non posso nemmeno buttarle….le scarpiere traboccano
    Comprano anche quelle cinesi…tanto costano poco…..

    Certe volte mi sembra di non essere riuscita a insegnare niente alle figlie….

  2. WonderNonna scrive:

    Beh, i bambini sono un discorso a parte. Per loro (per mia figlia prima, per i miei nipoti dopo) solo scarpe di qualità.
    Mia figlia ha la mania delle scarpe, tenderebbe a comprare pure quelle cinesi, anche se sappiamo tutti che usano materiale dannoso. Diciamo che lei è la giusta via di mezzo, guarda la qualità e il prezzo.
    Per me non c’è verso, oramai. Sono così e così rimarrò, temo.

  3. sontyna scrive:

    Mi ritrovo pari pari nel tuo post!
    Andare con la mamma a comprare un paio di scarpe nuove era un vero avvenimento…anche perchè succedeva talmente raramente!
    Oggi, che sono mamma e nonna, acquisto un nuovo paio di calzature solo se sono assolutamente certa che le potrò sfruttare il più possibile.
    Ciao!

  4. drusilladeserto scrive:

    Per me l’acquisto di un paio di scarpe è un evento importante. Mi è capitato di acquistare scarpe d’impulso ma di certo non perché stavano bene con un solo abito. Le scarpe devono andare bene un po’ con tutto, ne ho sempre un paio da tutti i giorni ed uno per la festa. Il mio armadio non è stipato di scarpe e sicuramente non ho mai gettato scarpe mai messe. La stessa cosa vale per i miei figli!

    • WonderNonna scrive:

      Oh, finalmente una che mi somiglia! Grazie Drusilla, mi incoraggi un po’. Quando ho riletto questo post, ormai pubblicato, mi sono sentita un po’ a disagio, pensavo di aver fatto la figura della… pezzente? Insomma, quasi! E di essere l’unica. Mi sento meglio, ora! 😀

  5. Mammapiky scrive:

    Io adoro le scarpe ma lo shopping da quando sono mamma e’ diventata un’eccezione, per me ormai compro pochissimo eppure il sabato santo siamo usciti tutti e quattro insieme e ci siamo presi ognuno un paio di scarpe nuove! Buona Pasqua Anna, in ritardo ma in questi giorni ho vissuto felicemente scollegata!

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