Un amico (non) è per sempre

amiciSolo noi adulti sappiamo quant’è difficile trovare un amico. Sappiamo che i parenti ce li ritroviamo, gli amici invece li scegliamo. E siamo disposti, se l’amicizia è vera, a sopportare i loro difetti, a perdonare, a tollerare alcune loro mancanze, perché nessuno è perfetto.

Venerdì sera mi sono ritrovata a parlare del concetto di amicizia con i miei nipoti e un loro amichetto, a cena. La cena, in molte famiglia non esclusa la nostra, è il momento in cui si parla, ci si confronta, si esprimono le proprie opinioni, si racconta la giornata.

L’amichetto, ogni volta che viene da noi e incontra i miei nipoti, parla della scuola. E’ un bambino bravo e diligente, un po’ timido con chi non conosce, pronto però a dire la sua verità. E chiacchierando è venuto fuori anche il concetto di amicizia. Per i bambini è più semplice rispetto a noi adulti: bastano due chiacchiere con un bimbo appena conosciuto per definirlo amico, almeno finora.

Il fatto di ritrovarsi in classe con più di venti bambini ha determinato una revisione del concetto. Tutti e tre i bambini hanno enumerato quelli che definiscono “amici” e poi è saltato fuori che – anche se nessuno cambierebbe classe – farebbero volentieri delle “sostituzioni”.  Cambierebbero insomma alcuni compagni e ho ascoltato anche il perché di questi cambi. Alcuni compagni sono – a loro parere – troppo vivaci, troppo monelli, dispettosi, rumorosi. Altri dicono parolacce,   “rubano” (magari prendono una matita non loro) e insomma disturbano le lezioni.  Conosco sia i compagni di classe dei miei nipoti sia alcuni dei compagni del loro amichetto e so per certo che non è una questione di razzismo: i bambini sotto accusa sono tutti italiani, non solo: tra gli amici entrambi hanno indicato bambini stranieri.

Ho chiesto spiegazioni, prendendoli un po’ in giro: ma voi siete sicuri di essere bravi e attenti? La risposta è stata sì (chissà se è vero). Ma quello che è emerso è che i bambini crescono, che se prima pur di giocare andava bene chiunque, ora cercano empatia. Cercano compagni che abbiamo i loro stessi interessi, che amino gli stessi giochi, che siano appassionati degli stessi film o libri. E il compagno che storta il dito alla maestra per non farsi prendere il diario, con tanto intervento dell’ambulanza, o quello che dice “io un giorno vado all’edicola e rubo le figurine” sono messi al bando, non diventeranno mai amici.

Ma c’è anche il problema opposto. Ci sono compagni che li snobbano, che li prendono in giro, che non vogliono giocare con loro. Pazienza bambini, ho detto, non si può andare d’accordo con tutti.

Mi sono sentita in dovere di chiarire che la classe è un po’ come la famiglia: non scegli che genitori avere quindi non scegli i compagni,  te li ritrovi ma gli amici si possono trovare anche al di fuori della classe: in palestra, al parco, figli di amici di mamma e papà e loro hanno concordato. Ai due più grandi (mio nipote e l’amichetto) ho anche spiegato che c’è un modo di dire “chi trova un amico, trova un tesoro”. Per dire che non è semplice. E che man mano che si cresce, si hanno esigenze diverse, e si può anche cambiare idea, trovare amici nuovi.

Isabel è subito intervenuta “Io ho cambiato la mia migliore amica tre volte”. E ha solo sei anni.

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4 risposte a Un amico (non) è per sempre

  1. ivavitali scrive:

    In questo momento mi chiedo come vede le amiche mia nipote.Lei è affezionata a tutte , una sembra quella del cuore , ma non è tanto chiaro , stanno crescendo , devono andare alle medie , si divideranno e sono più sensibili. Già ora devono confrontarsi con nuove insegnanti e la classe non sembra più la stessa! Si sentono sempre sotto esame e anche fra i bambini non regna più la tranquillità di un tempo. Dicono che lei non avrà problemi , ma in classe il clima non è piacevole,nemmeno per
    chi va bene.Ora sono alle prese coi congiuntivi , ma mi pare che stiano confondendo tutto! Prima , almeno per istinto ,ne azzeccava parecchi.

    • WonderNonna scrive:

      Certo, stanno crescendo Iva, e poi tu parli di una femmina, che è un altro universo rispetto ai maschi di cui ho parlato nel post. E più piccoli, per di più. La sensibilità femminile in questi casi è esaltata anche dall’età, quella pre-adolescenziale. I maschietti di otto anni sono come le femmine di sei…

  2. Mammapiky scrive:

    Leo ultimamente è convinto che di amici se ne possa avere solo uno e quindi nonostante gioca, parla e si diverte con tutti, dice di non aver nessuno amico in classe perché sarebbero già tutti amici di qualcun’altro. Da quel che ho capito, sta facendo il giro della classe chiedendo “Vuoi essere mio amico?” ma ogni volta si sente rispondere “No, perché sono già l’amico di…..”. Gli ho spiegato che gli amici sono rari ma non per questo unici, e che già giocare, parlare e confrontarsi, vuol dire essere amico ma no, lui la vede in maniera diversa. Credo cerchi quel rapporto esclusivo che fino allo scorso anno, aveva con un bambino che andava con lui alla scuola materna, ma che ora si è trasferito in un altra città e questo gli manca. Non so come aiutarlo sinceramente e soprattutto non so se è giusto che io lo aiuti!

    • WonderNonna scrive:

      Sinceramente non lo so, Maria Elena… a volte è giusto aiutarli, altre no. Leo ha avuto la stessa esperienza all’asilo, quando il penultimo anno il suo migliore amico è tornato in Francia. Gli è mancato per un bel po’. Poi, al momento di cominciare le elementari, si è separato dalla sua “fidanzatina”, e anche lì le è mancata, ma non posso dire fosse sofferenza. Certo, la vedeva ogni tanto, ed era contento, ma non essendo nella sua scuola, per forza di cose si vedevano poco.
      Da quando frequenta le elementari i compagni qualche delusione gliel’hanno data e lui – che non mostra mai di soffrire più di tanto – ha incassato bene. Gioca con chi c’è, con chi ne ha voglia. Un paio di volte si è lamentato perché i compagni facevano giochi a lui non graditi, nell’intervallo, ma anche lì, leggere dietro le sue parole non è facile.
      Sai, io penso che questi bimbi oggi siano troppo protetti, in generale e che ciò impedisca loro di crescere. A volte lasciarli decidere da soli, far affrontare loro la realtà aiuta a diventare grandi, autonomi. Oddio, magari mi sbaglio…

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