Sull’amicizia

Riflettevo sull’amicizia. So di non essere la sola, ultimamente su Facebook non si leggono altro che frasi proprio su questo argomento.

Quasi tutte fanno paragoni tra “dare” e “avere”, parlano di confronti, spesso la morale finale è che non è amicizia quella che non corrisponde a determinati canoni, appunto, illustrati nella frase.

Però ho un dubbio: se metto in discussione un’amicizia è perché ritengo l’altro colpevole (tra virgolette) di qualcosa. Ma IO, io come sono, in qualità di amica?

Premetto che di amiche ne ho proprio poche. Molte le ho perse per strada e so che le ho perse volontariamente, perché mi hanno deluso, perché non erano ciò che credevo, etc etc. Ma – ripeto – IO, che amica sono stata?

Se è vero che l’amicizia, quella ritenuta vera, non chiede, dà. E nella vita di oggi non è facile dare. Non c’è tempo, c’è tanto da fare. Un amico chiama perché ha bisogno? Eh, peccato che tu stia cucinando, o leggendo un libro, o guardando la tv e sbuffi, quando senti la sua voce, perché sai che sarà una telefonata lunga. Diciamocelo, non è un gesto di amicizia, questo. Eppure siamo stati noi a dire “se hai bisogno, chiama”. Ma poi la speranza è che non ne avesse, di bisogni.

Rinunciare a una cena, a uno spettacolo, a una semplice serata in pantofole per correre da un’amica che è stata mollata dal marito? Beh… sì… però… “Sai, stasera proprio non posso… facciamo domani?” Peccato che l’amica abbia bisogno ora, non domani.

Diciamocela tutta: pretendiamo molto dagli amici, ma quanto siamo disposti a dare, noi?

Ecco, mi sono fatta questa domanda. E – sono onesta – so che con ben poche persone sono stata sinceramente disponibile.

Forse, qualche amica l’ho persa anche per colpa mia.

 

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