Saper leggere le favole

I bambini sono ascoltatori attenti – Ieri ne ho avuto la prova: bisogna saper leggere le favole. Isabel era a casa con un po’ di raffreddore, svogliata. Abbiamo giocato un po’ con le pentoline, abbiamo tirato fuori giochi in scatola (di suo fratello, ma meglio non dirlo a lui) e alla fine si stava annoiando. Ho pensato un po’ a come avrei potuto distrarla e coinvolgerla e alla fine le ho raccontato una favola, ma una speciale.

Gli ingredienti – Per attirare l’attenzione di un bambino così piccolo, a mio parere bisogna tener presente 3 cose:

  1. Raccontare storie semplici
  2. Far partecipe il piccolo facendo domande e “aggiustando” la storia a seconda delle risposte
  3. Parlare di cose che loro, i bimbi,  conoscono bene e spiegare quelle che non conoscono

Il finale, lo svolgimento non sono importantissimi. Certo la storia deve avere un “capo” e una “coda”, ma tutto il resto è “fluido” e deve essere adattato alle loro domande e alle loro risposte.

 

L’esempio – Le ho raccontato “La storia di Agostino, il mulo testardo” (http://www.wondernonna.it/?p=813) e subito le ho chiesto se sapesse cos’era un mulo. Mi ha risposto “no”, ma quando le ho spiegato che era un asinello, e di dirmi il verso dell’asino, subito ha risposto ridendo “Hi-ho”.  C’erano parole difficili, per lei, nella storia. Ma gliele ho spiegate: per “ispido”, le ho fatto toccare il tappeto e ho spiegato in questo modo cosa volesse dire. ”Testardo” è stato più difficile, ma le ho fatto l’esempio di se stessa, quando non vuole fare quel che le dice la mamma.

Andando avanti nella storia, le ho chiesto di che colore era il carretto (rosso!), che frutta c’era nel carretto (mele, banane e – ho suggerito io – meloni).  Poi mi sono alzata, ho imitato il mulo Agostino che tirava il carretto con fatica (e Isabel si è messa a ridere), ho corso intorno al tavolo per farle “vedere” come correva il mulo e alla fine sono caduta a terra, lamentandomi. Lei è subito corsa vicino a me, chiedendo “fatto bibi hi-ho?” perché aveva capito che era l’asinello ad essere caduto, non io.

Il finale – La storia non è finita nello stesso modo in cui l’ho raccontata in questo blog, perché Isabel ha chiesto di portare l’asinello dal “dotto”. E allora l’abbiamo cambiata, siamo andati da un bravo dottore che l’ha curato ed è guarito. E alla fine le ho chiesto “E’ stato bravo l’asinello?” e lei mi ha risposto “Monello!”. Magari le parole non erano le stesse della favola, ma il succo sì!

La storia, raccontata così, le è piaciuta molto.

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4 risposte a Saper leggere le favole

  1. Mamma Piky scrive:

    A mio figlio ascoltare le favole e a me piace raccontarle, lo faccio in piedi mimando gesti e voci, se posso mi travesto pure, ma se salto qualche passaggio lui mi corregge e se cambio il finale non ti dico…mi sbeffeggia!! Ma quanto ci divertiamo! L’unico problema e’ che spesso ne vuole sentire una la sera, quando sono stanca morta e mezza addormentata e li a volte, mi sbaglio, non volutamente eh?!?!

    • WonderNonna scrive:

      Lo so, lo so… i bimbi son tremendi. Bastava che saltassi una virgola, quando le raccontavo a mia figlia, e subito venivo corretta (anche io lo facevo per stanchezza!). Però, davvero, quanto ci si diverte?

  2. antonellavi scrive:

    Raccontare favole crea legami e allargano le conoscenze linguistiche. Mi piace l’idea della nonna che racconta la favola al nipote il mio bimbo per questo può contare solo su noi genitori

    • WonderNonna scrive:

      Sono d’accordo: anche le favole possono ampliare gli orizzonti. E non importa chi le racconta, basta che lo si faccia con il cuore!

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