Quel che conta è l’istinto materno

Devo dire che la piccola Isabel, nonostante il girovita abbondante, che farebbe presumere una gran salute, ne ha sempre una. Sarà l’asilo, sarà il freddo, chi può saperlo? In realtà ha raffreddore o tosse un giorno sì e un altro pure.

 

La situazione di Isabel mi ha fatto tornare alla mente che razza di mamma apprensiva sono stata io.

 

Quando nasce tuo figlio, nasce anche l’istinto materno. Tu e solo tu mamma sei responsabile di quel piccolo essere che hai dato alla luce. Tu e solo tu lo capisci: sai d’istinto quando ha fame, quando ha sonno o quando non sta bene.

 

Ma proprio questa enorme responsabilità a volte ti destabilizza. Io ricordo benissimo che andavo in panico quando mia figlia aveva la febbre. Il famoso tocco di labbra sulla fronte e sapevo che la temperatura non era normale. Vedo mia figlia oggi: qualche linea di febbre dei suoi bambini non la spaventa. Aspetta, prima di chiamare il pediatra, e giustamente direi.

 

Io invece farei un monumento al pediatra di mia figlia. Mai visto un medico così paziente, così scrupoloso, così attento a spiegare bene l’evolversi della malattia. Un uomo davvero straordinario, la cui sala d’attesa era sempre pienissima, ma che spesso veniva anche a casa per una visita a domicilio, se era il caso. Non aveva mai fretta, trovava sempre il tempo di parlare e di rassicurare.

 

Ora le visite a domicilio non si usano più. Chiami il pediatra e spieghi che tuo figlio ha la temperatura a quaranta e lui ti dice “Me lo porti in studio”. Ma come me lo porti, ma sei sicuro? Ha quaranta di febbre, porca miseria. Ah, niente da fare, non lo commuovi. Devi andare tu, non c’è verso. E se ti capita di avere un bimbo malato il sabato o la domenica, puoi solo sperare che non sia niente di grave, perché la guardia medica (almeno, nella nostra zona) è ben peggio. A mia figlia è capitato di portare uno dei piccoli,  di domenica, alla guardia medica, per un problema serio, e mi ha raccontato che l’hanno trattata malissimo, che non hanno nemmeno capito che era una malattia infettiva e che la persona di turno è stato a dir poco maleducata. Ha perso mezz’ora per dire che anche se la porta era aperta bisogna bussare: non solo, bisogna aspettare che qualcuno dica “avanti”. Ha protestato perché il bambino era lamentoso, e via dicendo.

Santo cielo, è il tuo mestiere, sei di turno. Ti pagano perfino per star lì, e sei scocciato se ti capita di dover visitare un piccolo paziente? Grazie eh, signore della guardia medica, siamo assolutamente rincuorati dalla sua presenza. Ma vai a cercar aghi in un pagliaio, per favore!

 

Queste cose mi mandano su tutte le furie, giuro.

 

In ogni caso io, quando avevo mia figlia piccola,  ero impanicata e quindi il mio istinto materno mi diceva che era meglio chiamare il pediatra. L’ottimo dottor F. (che ha incontrato mia figlia al mercato e l’ha riconosciuta, nonostante siano passati trent’anni!) credo si sia costruito una villa al mare, con le parcelle. Ma non perché fosse caro, era la frequenza con cui lo chiamavo o   andavo nel suo studio. Però mi fidavo solo di lui tanto da averci portato mia figlia perfino  da adolescente. Aveva un problema, ed erano anni che ovviamente non andavamo più dal pediatra. Eppure, visto che non se ne usciva, l’ho portata da lui e abbiamo risolto.

 

Il rapporto con chi cura i nostri bambini è, in ogni caso, importante. Bisogna fidarsi di lui pienamente. E se sbaglia – perché la medicina non è una scienza infallibile – la cosa importante è che lo riconosca e trovi un rimedio, no?

 

Quando ero piccola io si andava tutti dal medico di famiglia. Il nostro era un omone burbero che urlava sempre. Detto così sembra il mostro di cui avere paura.

 

Invece era solo il suo modo di fare. Se avevi una sciocchezza, ti spingeva fuori e borbottava, in milanese “Fila, fila! Gu minga temp de perd, mi!” (non ho mica tempo da perdere, io). Ma se riteneva seri i sintomi, aggrottava la fronte e proclamava “Adess ti te ve’ a fa’ i esam, e de cursa!” (Adesso tu vai a fare gli esami, e di corsa.). Era un buon medico, davvero. Si prendeva le sue responsabilità, nelle diagnosi, valutava, soppesava, calcolava: non ti mandava immediatamente a fare gli esami o da uno specialista, come si usa fare oggi.

Certo, in ogni professione c’è chi fa il suo mestiere scrupolosamente, e chi no. Ma fare il medico dovrebbe anche essere una missione. Bisogna esserci portati.

Se non hai voglia, non ti obbliga nessuno a prendere questa strada. Fai il pasticcere, che è meglio, a mio parere. Oppure prenditi cura della terra, che è un mestiere ben nobile.

Con questo non voglio dire che i medici di una volta erano bravi e quelli di oggi no. Tutt’altro. Ci sono medici appena laureati che sono scrupolosi, pazienti e competenti. E’ solo questione di vocazione. Bisogna averla.

 

In ogni caso, quel che conta con i bambini è davvero l’istinto materno. Come la mamma non c’è proprio nessuno.

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