Quattro chiacchiere tra nonne

 

(foto Pinterest) Questa volta voglio fare due chiacchiere tra nonne. Mamme giovani, con bambini piccoli, ecco, siete escluse stavolta

Ok, ora che siamo rimaste in quattro gatti, possiamo parlare liberamente, anzi, mi aspetto che le nonne lettrici mi facciano tutte le osservazioni del caso, siam qui apposta.

Allora, ovviamente mi rivolgo a chi la nonna la fa sul serio, non a quelle che sulla carta lo sono, ma poi – per vari motivi che in questo momento non ci interessano – nella vita no.

Siccome io sono schematica e non amo i fronzoli, dividiamo per argomenti, va bene?

PARTIAMO DALL’INIZIO – Noi tutte nonne siam state prima figlie e poi mamme. Da figlie, se avete più o meno la mia età, vi ricordate una bella educazione rigida a cui vi siete tranquillamente ribellate. E avete spergiurato “io non i miei figli non sarò così”. Bene, poi siete diventate mamme, e qualche dubbio vi è sorto, giusto?

GLI ADULTI DI IERI E DI OGGI – Educazione rigida vuol dire anche inculcare nei figli certi principi. E per inculcare i figli di certi principi bisogna lottare, mica è semplice. E allora qualcosina, ma proprio qualcosina, vi è venuta in mente…  Ricordo ancora che gli ordini di mamma mica si discutevano.  “Devi tornare per le sette” e se erano le sette e dieci erano scenate e promesse che non si sarebbe uscite per un po’. Allora noi si sbuffava “uff… per dieci minuti”, poi, diventate mamme, abbiamo capito che quei dieci minuti erano stati i più lunghi del mondo,  che hai pensato le peggio cose, che quando sei mamma ti preoccupi anche se i minuti di ritardo sono tre, figurarsi. E di conseguenza, avere rispetto degli altri (e degli orari) era parte dell’educazione. Peccato averlo capito da mamme.

Quando mamma mi diceva “La maestra mi ha detto che hai spinto un compagno” mica lo metteva in dubbio, la maestra colava Vangelo da tutti i pori. Ragione per la quale venivo punita, senza se e senza ma. Certo, con un orecchio solo veniva anche sentita la mia versione, ma rimaneva il fatto che non si discuteva quel che la maestra diceva. Poi, da mamme, abbiamo capito che – magari – qualche volta la maestra non aveva ragione, e abbiamo imparato ad ascoltare i figli, la loro versione. Certo, non ci siamo permesse di dire, di fronte ai piccoli “La tua maestra è una scema, aspetta che vado a parlare con la preside”. Ecco, allora vorrei sapere come mai, una volta che i nostri figli son diventati grandi, sminuiscono il “potere dell’autorità” (lo dico tra virgolette) degli adulti, in particolar modo degli educatori.

Attenzione, non sto dicendo che se un bambino a scuola viene accusato di qualcosa, bisogna subire e star zitti. Innanzi tutto è necessario sentire più versioni, ma poi, metti pure che la maestra si sbagli in buona o cattiva fede, non c’è niente di più sbagliato che contestare il fatto davanti ai figli.

Quel che voglio dire è che oggi, e mai è successo prima, ci ritroviamo teppistelli che devastano le scuole, o che sono protagonisti di episodi di bullismo difesi da genitori IDIOTI (mi prendo la responsabilità di quel che dico) che minimizzano o peggio giustificano gli episodi, invece di responsabilizzare  i figli e di punirli. Cose così ai tempi ce le sognavamo, nonne, ricordate?

EDUCAZIONE – Ultimo esempio, se Leonardo dimentica di far vedere un avviso, o dimentica un quaderno, ora – dopo mesi di scuola – viene punito (niente tv, per quella sera, per dire), perché i bambini vanno responsabilizzati, ed è giusto così. Io mi ricordo bene mia madre che commentava con un “fantolina” (poverina, in dialetto veneto” le mie sgridate a mia figlia, ma non le permettevo di intervenire a difesa. Da nonna provo lo stesso struggimento quando i genitori sgridano i miei nipoti, ma so che è giusto così, che son loro a decidere. Ma soprattutto, non giudichiamo il comportamento dei nostri figli nei confronti dei loro, di figli.

Adesso sembrerà che la base dell’educazione sia la punizione, e non è assolutamente quello che volevo dire. Torno a parlare alle nonne. L’età e l’esperienza ci hanno insegnato che la via di mezzo a volte è la strada giusta. A volte, appunto. Ma se l’episodio è grave, bisogna intervenire se si vogliono crescere dei figli che non siano dei selvaggi. L’educazione, e questo l’abbiamo intuito da mamme ma lo sappiamo con certezza ora che siamo nonne, è un lavoro che va fatto giorno per giorno, con pazienza, tanto amore e con quel pizzico di severità che a volte serve. E se vedere punire un nipote fa male, sappiamo in cuor nostro che è giusto così e per una volta ringraziamo in cuor nostro nostra madre per essersi comportata nel modo giusto, anche noi stesse, che abbiamo cresciuto i figli nel modo giusto. E ringraziamo i nostri figli che tentano di educare i loro piccoli

Accidenti, mi son dilungata troppo e mi sono persa…  ho ancora un sacco di cose da dire.  Se vi interessa, facciamo che ci aggiorniamo al prossimo post.  (continua)

 

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2 risposte a Quattro chiacchiere tra nonne

  1. Mammapiky scrive:

    Guarda Anna anche se il post non era per me, mi intrufolo lo stesso…vengo proprio ieri da una riunione all’asilo e sul comportamento di alcuni genitori stenderei un velo anche perché poi capisci il perché di tante cose e giustifico io stessa i loro figli (perché meglio di come stanno facendo non potrebbero con degli esempi davanti di quella portata. Credimi Anna c’era da scappar via!

    • WonderNonna scrive:

      Il fatto è che siete in pochi (genitori, intendo), cara Maria Elena. I più credono che “gli altri” siano scemi. E’ molto più facile, come ben sai, tirar su dei selvaggi che dei ragazzini educati.
      Hai fatto bene ad intrufolarti… volevo proprio vedere se qualche mamma si sentiva chiamata in causa…

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