Quando nasce un’amicizia

amiciiiiiiiiiiiiiCi sono poi bambini timidi, che hanno bisogno di incoraggiamento, di sentirsi chiedere “Vuoi giocare?” per fare amicizia . Al mare è tutto un po’ più semplice, basta guardarsi intorno e si creano amicizie o si ritrovano quelle dell’anno passato, se si va nello stesso posto. Ma ci sono diversi tipi di amicizia: di solito quelle del mare si dimenticano a settembre.

Leonardo e Isabel sono tornati con noi al mare, quest’anno, nel solito posto. Isabel è una bambina molto socievole, si guarda intorno, sceglie, confabula con altre bambine, chiacchiera con l’animatrice, va al recinto dei giochi, non si perde un ballo: insomma, è indipendente.

Leo il primo giorno sta vicino a noi, seleziona i bambini intorno e sceglie, senza fretta, con chi ha più feeling. Solo che quest’anno, dopo un’ora che eravamo in spiaggia  a un certo punto mi distraggo e lo vedo due ombrelloni più in là, che confabula con un altro bambino, entrambi seduti sulla sabbia.

La mamma del bimbo, vedendo che cerco mio nipote mi fa un cenno, sorridendo. I due – che inizialmente tengo d’occhio – continuano a parlare, chissà di cosa. Temo che Leo disturbi, mi avvicino e Leo si alza e dice “Nonna, io e Nico andiamo in riva al mare, a trovare le conchiglie! Tranquilla, non entro in acqua da solo” aggiunge, ricordando una delle due regole imposte da noi nonni per venire al mare con noi. L’altra regola è di avvisare se si allontanano.

Sorrido alla mamma di Nico e iniziamo a chiacchierare. Mi è subito simpatica: schietta, diretta, una toscana doc (a me piacciono tanto i toscani). I bambini fanno la spola tra la riva e l’ombrellone, muniti di secchiello. Praticamente persi in chiacchiere, risate, confronti (di animaletti pescati, conchiglie e boh… non so).

A vederli, non potrebbero essere più diversi: uno magro, sportivo, scattante, giocatore di calcio. L’altro più robusto, buon nuotatore, ma di indole sedentaria: insomma, non sto a dire chi dei due è mio nipote.

Sento Leonardo  parlare di calcio (e quando mai se ne intende??), di giochi enigmistici, di libri, di nuoto. Ahi… e qui scopriamo che Nico non ama l’acqua, non sa nuotare.

Diventano inseparabili: dal mattino alle 8 (il trucco per far alzare Leo era “guarda che Nico sarà già giù a far colazione”) e scattava in piedi “Sì sì. Sono quasi le nove e ha detto che scendeva alle 8 e mezza!”. Mangiare a tavola era un supplizio. Leo è una buona forchetta, mangiava in fretta e poi… “Nonna, posso andare? Nico ha finito!” e così fino alla sera alle undici e passa, quando si salutavano malvolentieri perché la giornata era finita.

Inseparabili e complici,  tanto  l’uno a trasmettere all’altro quel che sa fare meglio. Così Leo gioca a pallone e a pallavolo (non erano tra i suoi sport preferiti) e Nico accetta di andare nella piscina con idromassaggio e si lascia andare. Tanto che ci torniamo tutti, nonni e genitori, per farli contenti.

Si scambiano i numeri di telefono già qualche giorno prima della partenza di Nico, per paura di non ricordarsene. Promettono e si fanno promettere da noi adulti che ci si vede, che verranno a trovarci. Sono belli da morire, commoventi, teneri, davvero amici.

L’immagine più bella è dell’ultimo giorno: Nico che accetta che Leo lo accompagni in mare, abbastanza vicino a riva. E che lo protegge, lo avvisa dell’onda che arriva, affinché  non si spaventi, perché sa che Nico ha paura.

La sera prima della partenza andiamo tutti alla sala giochi. Leo e Nico, insieme a Isabel, vincono un po’ di punti, abbastanza da prendere un regalo. I due maschietti si mettono d’accordo: Leo cede a Nico i suoi in modo che Nico possa prendere un gioco più carino: in cambio Nico gli darà un suo gioco. Ma mamma non è d’accordo,  pensa che Leo sia svantaggiato da questo scambio e non permette che Nico abbia nulla. Nico piange, Leo si sgola a spiegare che per lui andava benissimo, ma la mamma di Nico ha deciso così.

E allora ho adorato mio nipote che confabula con il nonno che sorride, si allontana con lui e va a comprare un giochino per Nico, un ricordo. Poi glielo passa sottobanco dicendogli “A mamma e papà lo fai vedere domani, quando siete lontani”. E poi dice a me “Perché non era giusto, nonna, che Nico mi regalasse i suoi punti e non avesse niente in cambio”. Vero. E lo amo tanto per questo, perché mi somiglia.

La partenza è stata uno strazio, ma c’è quella finestrella aperta: sanno che si rivedranno e si sentiranno. Perché questa non è un’amicizia da spiaggia, non è un rapporto estivo. Qui c’è l’affinità, la protezione, l’affinità ma anche la diversità, la voglia di scambiarsi esperienze, la fiducia.

Si sono già risentiti al telefono, con tanta nostalgia, in attesa di vedersi, perché è nata una grande amicizia. Ti aspettiamo, Nico.

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4 risposte a Quando nasce un’amicizia

  1. Caroline scrive:

    Grande Leo! E grande nonna Anna! Tu sai perche’

  2. Mammapiky scrive:

    Ma che meraviglia, l’amicizia, voi e il bellissimo gesto e credo che le forme più profonde di amicizia si facciano sentire proprio a questa età e con la complicità di un pò di destino e fortuna, si portano dietro per sempre. Sarà di sicuro stata una vacanza indimenticabile nonostante la malinconia dei saluti ed anzi forse ancor di più per quelli

    • WonderNonna scrive:

      Non capisco, è sparita la risposta, Maria Elena.
      Sì, per Leo è stata una vacanza indimenticabile, sicuramente! Credo che abbia per la prima volta capito da solo cosa vuol dire affinità e amicizia e ne sono felice!

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