Quando la crisi coinvolge anche i bambini

Che il denaro non dia la felicità lo sappiamo tutti. Ma i soldi sono indispensabili, in questo mondo. Senza, non si vive. Ed è vero che ci sono famiglie che sono sull’orlo della povertà,  quella vera, quella dove non hai nemmeno il necessario per sopravvivere.

Si sente oramai quotidianamente parlare di questa crisi, del lavoro che manca, della difficoltà delle famiglie. Se si ha la fortuna (come me) di avere un reddito fisso (la pensione del Marito), se si è rinunciato solo al superfluo ma si continua a poter fare la spesa, non si ha il vero “polso” della situazione.

Poi senti di amici che hanno dovuto andare ad abitare con i suoceri, perché hanno perso il lavoro e non ce la facevano a pagare la casa, quindi l’hanno venduta. Anzi svenduta, perché il mercato immobiliare è quello che è.  Niente vacanze, per molti, non ci sono soldi, e via discorrendo. E vorresti poter fare qualcosa.

Io sono stata una bambina povera. Sono della generazione dei cappotti rivoltati, delle scarpe “per tutti i giorni” e di quelle “per la festa”. Certo, non mi è mai mancato il cibo, ma anche questo era “da poveri”. Non sapevo nemmeno cosa fosse il filetto, il pesce non lo conoscevo quasi, e nel caso, erano acciughe sotto sale portate dai parenti. Non ho mai desiderato cose che sapevo di non poter avere, perché “sapevo” che non ce le potevamo permettere, quindi era inutile desiderarle.

Ripensando a quella fase della mia vita, so che la mia infanzia non tanto felice, non era sicuramente causata dalla povertà. I bambini si adattano a quel che li circonda.

Certo, oggi è più difficile. Una volta non c’era un granché, oggi ci sono milioni di cose attraenti, costose e anche assolutamente inutili che tutti desideriamo. E quel che fanno alcune mamme e papà è rinunciare loro, a qualcosa, a volte anche al cibo, pur di permettere ai figli di avere quel che desiderano. Ed è sbagliato, a mio parere. Perché mai dovremmo crescere un bambino con la convinzione che può avere un oggetto che in realtà non ci possiamo permettere? Per farlo felice? Ma non diciamo idiozie…. Non è questo che regala la felicità, non vorrei neanche dirlo, tanto è ovvio. Fermo restando che trovo giustissimo fare sacrifici per i figli e cercare di dar loro quel che non abbiamo avuto noi.

Ma ci sono persone  che non si sognano nemmeno di fare il cosiddetto passo più lungo della gamba, che riescono a stento ad arrivare a fine mese, o addirittura non ci arrivano. E magari li conosci personalmente, sai che a casa loro si cena con pane e nutella perché costa poco e dà tante calorie. O dove si mangiano tantissime frittate, per lo stesso motivo.

Eppure in molte di quelle case c’è sempre un sorriso, se ci sono bambini. Si impara a tirare avanti, stringendo i denti, senza poter comprare giochi ma inventandoseli. Ci sono le lotte con i cuscini, le bambole ritagliate con il cartone e colorate con le matite, vestite di carta colorata (avete mai provato? Io sì, tanto tempo fa…).  Ci sono i libri della biblioteca, se non si possono comprare, e andare a prenderli in prestito è una gioia. Ci sono tante risate, in queste famiglie meravigliose, che hanno un coraggio immenso.  Che pensano al futuro dicendosi che prima o poi qualcosa cambierà. Non so se saprei fare altrettanto, ci vuole davvero un coraggio che forse non ho, e le guardo con rispetto e ammirazione.  E’ chiaro che non serve il superfluo, per essere felici, e ho imparato che a volte si è felici anche senza il necessario. E i bambini lo sono per primi.

Sì, ci sono   persone straordinarie, in questa crisi.

Questa voce è stata pubblicata in Una mamma non nasce imparata e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a Quando la crisi coinvolge anche i bambini

  1. Ci insegnano, tramite la televisione che ci bombarda, che possiamo essere felici se abbiamo quell’oggetto, sfoggiamo quella macchina o quel vestito. Sì, forse. E…dopo aver comprato quell’oggetto, quella macchina e quel vestito, che succede? Che passiamo all’oggetto, alla macchina e al vestito successivi, perché nel frattempo ne sono usciti altri da quelli che abbiamo comprato, più belli, più freschi, più alla moda, più completi. E via dicendo. Questa non è proprio felicità, ma appagamento temporaneo. E se ci lasciamo appiattire da quest’ultimo, confondendolo con la prima, finiremo per appiattirci anche noi in una corsa inutile e faticosa, che non ha frutti. Con la crisi sto riscoprendo il gusto di far durare di più le cose, di comprare di meno e di conservare di più, di riadattare, di riparare, e di vedere di cosa ho veramente bisogno. Per quanto dura la lezione della crisi, posso dire che è davvero un’opportunità per imparare, e per vedere le cose in un modo nuovo.

  2. WonderNonna scrive:

    Era quello che tentavo di dire, Loredana. Chi, come me, ha vissuto in un’epoca in cui il necessario era davvero necessario, ha imparato da tempo ad apprezzare le piccole cose. Io spero che questa crisi insegni almeno questo…

  3. Maria Teresa scrive:

    Complimenti per il post, Wondernonna! Una gran bella riflessione. Bisognerebbe riuscire a fermarsi un attimo e a pensare ai veri valori, a quello che è veramente importante e insegnarlo ai più piccoli. Riempirsi del superfluo non dà la felicità, spesso le cose veramente importante le abbiamo lì davanti e non ce ne accorgiamo nemmeno.

    • WonderNonna scrive:

      Grazie Maria Teresa. Io credo che l’unica, vera cosa importante sia la salute, nostra e dei nostri bambini. Il resto è… noia.

  4. Mamma Piky scrive:

    Mia nonna ha vissuto in tempo di guerra ma mi racconta che un periodo così per certi versi e’ più difficile perché siamo abituati ad avere e rinunciare e’ dura. So che questa crisi, non passerà così e forse una vera ripresa non ci sarà ma da questo io ho imparato. In passato, so di aver sprecato tanto, di non aver amministrato bene le entrate e di aver comprato molto superfluo, troppo superfluo. Oggi spendo con consapevolezza, anche facendo la spesa ed ho imparato a non sprecare, sono anche diventata più creativa in cucina e di questo ne abbiamo giovato sia in qualità che in sapori. Su una cosa non risparmio ed e’ la qualità sui cibi che compro per i miei figli, no su quella non posso risparmiare.

    • WonderNonna scrive:

      Io credo che tutti noi abbiamo imparato a risparmiare, a evitare il superfluo, di questi tempi. E non è un male, credimi. So di avere, in tempi passati, buttato cibo, cosa che ora non faccio più. Sono più attenta nella spesa, nel vestiario e in generale, nel superfluo. Solo per i miei nipoti non riesco ancora ad essere… risparmiosa.

Rispondi a Loredana Gasparri Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *