Passeggini e Whatsapp, la corsa delle nonne moderne

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La scorsa settimana “Origami”, l’inserto de La Stampa, ha pubblicato un mio articolo. Per esigenze di spazio, l’articolo è stato tagliato. Questo è il testo originale: 

Avete presente i film americani sulle famiglie? Quasi tutte hanno uno o più figli che, una volta sposati, vanno a vivere in un altro Stato, a migliaia di chilometri di distanza. Nascono nipoti che, se va bene, vedono i nonni una-due volte l’anno, o magari  li vedono solo negli anni bisestili. Io non so se ce la farei   Per fortuna, quasi tutte noi nonne italiane i nipoti li abbiamo vicini e ce li godiamo. Oddio, c’è chi, come una mia amica, ha un figlio che vive a Houston, Texas, e se vuole vedere il nipotino chiude casa, prende l’aereo e sparisce per due o tre mesi. Una nonna full immersion a singhiozzo. Quando arriva negli Stati Uniti prende in affitto una casa,  figlio e nuora mollano il pargolo neonato e, nel frattempo si godono la vita, lavorano o quant’altro. La mia amica dice “sono abituati così”, e quando torna in Italia ha bisogno di un mesetto per ripigliarsi. Tanto c’è santo Skype che li tiene in contatto.

Ma per certe nonne, ancora oggi, se parli di Skype si credono che cianci di una marca di scarpe ed è un problema. Metti che  i nipoti abitano a Torino e tu a Catanzaro. Senza le tecnologie pure tu li vedi un paio di volte l’anno e senti tua figlia che dice “Dai, Kevin Brian, sai chi è questa signora? E’ la nonna! Su, su… dalle un bacio”. E quel bimbetto dal nome impronunciabile lo fa, ma solo in cambio di un tot di caramelle, perché non ti conosce, anima. Nonna sì, ma solo di nome.

Ma parliamo un po’ di nonne per così dire “moderne”, che hanno i nipoti a un tiro di schioppo e li vedono tutti i giorni, anzi, diciamo che li accudiscono quando mamma lavora.

“Obbedisco” “Signorsì” e soprattutto “Ho capito” è quello che spessissimo ci capita di dire alle mamme dei nostri nipoti. Sembra che ultimamente il diventare nonne sia sinonimo di diventare un po’ rimbambite. O, per dirla nel linguaggio delle mamme di oggi “non adeguate ai tempi”. Care mamme, tanto per cominciare, a parte le eccezioni che come tutti sanno confermano le regole, pure noi abbiamo allevato figli, non polli nell’aia. Un minimo di esperienza ce l’abbiamo, dateci fiducia. Sappiamo che i tempi sono cambiati, che tante cose non si usano più e via cantando. Ma ci adeguiamo. Magari ci dovete spiegare due volte come aprire quei dannati passeggini apri-e-chiudi-con-una-sola-mano, ma ce la possiamo fare. Abbiamo imparato ad usare Whatsapp, il passeggino ci fa ridere.

Detto questo, ogni generazione partorisce una nonna diversa. Le mie, di nonne, quasi non me la ricordo: anzi, una proprio per niente, l’altra morì che ero piccolissima e di lei ho impresso nella mente che fumava il sigaro e che era decrepita. Ma ho ben presente le nonne degli anni sessanta. Quasi tutte vivevano in famiglia, e la loro opinione era fondamentale. Erano un pochino autoritarie, alcune perfino dispotiche (le smancerie   si riservavano solo ai bambini) e la loro esperienza era pari a quella del medico di famiglia. Se la nonna sbagliava, tutti zitti e si sorvolava, facendo finta di niente.

Quando a diventare nonna è stata mia madre, ricorrevo a lei per consigli e pareri, ma poi facevo un po’ quel che mi pareva. Detestavo gli abitini stile anni cinquanta che confezionava per mia figlia, ma mica volevo offenderla, quindi cambiavo la bambina una volta lontana dai suoi occhi. Insomma, la rispettavo e ne avevo un pochino timore.

Ecco, il timore oggi l’abbiamo perso. Non lo si trova più.  Nessun figlio ha più timore dei genitori, tant’è che i dialoghi sono ordini, e anche ben precisi. Per fare un esempio  è tutto un “Ieri ha mangiato il risotto e a cena minestrone, oggi a pranzo pesce, quindi stasera carne. E’ importante una alimentazione sana, equilibrata e varia”. Certo, che noi nonne mica lo sappiamo, noi a te solo polenta, dalla mattina alla sera.  “Il lattosio è meglio evitarlo”. Come no, una volta infatti le mamme allattavano fino alle soglie delle elementari e, me lo ricordo, si toglievano il lattosio dalle poppe. “Quindici gocce di nurofen alla bisogna, tre aerosol al giorno, l’antibiotico ogni otto ore, due spruzzi per il mal di gola, e mi raccomando, lontano dai pasti  i fermenti lattici”. “Mo’ me lo segno…”. “Perché, non te lo ricordi?”. Eh.

L’alternativa? Ce l’ho. La nonna glamour. Ne conosco, e più di una. E’ quella che, visto che è in pensione, vuole godersi la vita, ed è presissima dai tornei di bridge, le due crociere annuali, l’estetista, il the con le amiche e lo shopping. E ti dicono “Ah, io a mia figlia l’ho detto: fare la nonna non fa per me. Sai che mio nipote mi chiama per nome? Mica nonna…” e ti guarda come se l’alieno fossi tu. Son scelte, per carità.

Però mi vien da dire che ognuno ha i figli che si merita. E ogni tanto c’è una nonna che non si merita i nipoti.

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4 risposte a Passeggini e Whatsapp, la corsa delle nonne moderne

  1. ivavitali scrive:

    Glamour ogni tanto……ci starebbe bene! Buon anno nuovo !

  2. WonderNonna scrive:

    Un paio di volte l’anno, sì!

  3. Silvia Fanio scrive:

    A me piacerebbe che mia mamma fosse più presente nella vita dei miei bambini, ma purtroppo per vicissitudini famigliari non trova mai tempo per me è i miei bambini.
    E ne soffro…
    Avessi una mamma presente come te ne farei tesoro!

    • WonderNonna scrive:

      Oh, a volte succede che si ha e non si apprezza, sai? Si dà per scontato, e non è così! Mi spiace per i tuoi piccoli, perché una nonna è importante, nella prima infanzia. E mi spiace per tua mamma, che sicuramente sa quanto si perde. Un abbraccio

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