OSSERVATORIO – Parco giochi o merenda?

parchettoNella rubrica “Osservatorio” mi propongo di esporre quel che vedo intorno a me, senza commentare perché a volte è facile, a volte bisognerebbe sapere perché e percome, e – limitandomi ad osservare – questi parametri non li ho.

Storia di qualche giorno fa. Il pomeriggio vado a prendere Isabel alla scuola materna. E’ ormai al secondo anno e conosco tante mamme e nonne della sua classe. Ognuno di noi prende il proprio nipotino/a e porta una merendina. Alla scuola materna danno un frutto, ma Isabel – per esempio – vuole anche qualcos’altro. A volte è un microscopico panino, a volte cracker, una focaccina, un altro frutto, magari più goloso di quello appena mangiato. Io, per esempio, conoscendo i miei nipoti, non manco mai di portare una merendina e un succo, vuoi perché so che Isabel è una buona forchetta, vuoi perché Leonardo ha fame, quando esce, visto che passa il tempo in mensa a chiacchierare e “non fa in tempo” a mangiare tutto. E la sera, cenando magari alle 20, mangiano comunque. Ognuno, del resto, conosce i propri figli e nipoti e agisce di conseguenza.

Spesso ci si ritrova poi davanti alla scuola elementare, per ritirare l’altro nipote o figlio. E così è stato quel giorno. Ci si ritrova in un minuscolo parchetto dove i bimbi, nell’attesa dei fratelli, giocano sulle altalene e sullo scivolo. Hanno una cosa in comune: tutti hanno cibo in mano.

Arriva una mamma che conosco con il piccolo (tre anni)) e il bimbo getta un rapido sguardo ai compagni, si volta verso la mamma e dice “Voglio la merenda!”. La mamma risponde “Ti ho chiesto prima se volevi la merenda o venire al parco. Hai scelto di venire al parco. Ora aspettiamo che esca tuo fratello, andiamo a casa e facciamo merenda”. Ma il piccolo non ne vuole sapere di aspettare e ripete, in tono più deciso “Ma io ho fame!”. La mamma ripete che ha avuto l’opportunità di scegliere, e che la merenda lei non ce l’ha. Del resto, scuola e parco sono fuori dal centro e  bar o negozi non sono vicini.

Seguono strilli e pianti che sono durati per tutta la mezz’ora di attesa. Non sono serviti né spiegazioni né minacce, mamma e bambino sono rimasti fermi ognuno nella propria posizione.

In realtà avevo un pacchetto di cracker nella borsa e avrei potuto chiedere alla mamma il permesso di offrirli al piccolo, ma non l’ho fatto, perché sembrava più una vicenda  legata alla scelta fatta dal bambino, una questione di principio, alla fine.

Ora, io sono d’accordissimo sulle questioni di principio, bisogna tenere duro e non cedere. Ovviamente dipende un po’ da qual è il principio, da dove si vuole arrivare.

Chiedere a un bambino di tre anni se vuole una mela o una pera, vedere che sceglie la pera e poi, dopo un boccone, vuole invece la mela  fa riflettere. Sono capricci? Meglio spiegare al piccolo che ha scelto la pera, e ora mangerà quella, che il cibo non si spreca e che la prossima volta ci penserà meglio.

Mi pare educativo e non traumatico. Aiuterà il piccolo a riflettere.

Ma la scelta tra il parco e la merenda? Mi ricorda tanto quel “vuoi più bene a mamma o papà?” che imponeva una scelta difficilissima.

Mi sono ripromessa di non commentare, almeno non nel post. Ma vorrei sapere il vostro parere.

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8 risposte a OSSERVATORIO – Parco giochi o merenda?

  1. ivavitali scrive:

    Credo che il bambino di tre anni non avrebbe dovuto essere chiamato a scegliere, la madre doveva decidere e basta……e se non vai a casa e non sai quanto tuo figlio ha mangiato a scuola una merenda la porti ! Ma questo è il senno delle nonne! Fra nonne si potevano offrire dei crackers, ma con le mamme di oggi meglio non intromettersi! Ciao e complimenti per le osservazioni sempre acute

    • WonderNonna scrive:

      Grazie per i complimenti, Iva, sei sempre carina…
      Il punto dove volevo arrivare è proprio questo: ma ti par mai il caso di far scegliere a un piccino se mangiare o giocare? Che cosa costa portare – appunto – una porzione di cracker in borsa? Hai detto bene, forse le mamme di oggi sono diverse da noi…

  2. Silvia Fanio scrive:

    Io sono dell’idea che sia giusto educare alla scelta. Come dicevano ad una formazione per educatrici di nidi, se educhiamo alla scelta un bambino di due anni, è più probabile che adolescente faccia la scelta giusta, ad esempio quella di non assumere droghe o simili.
    C’è però un limite alle scelte che possiamo proporre ai bambini piccoli, di tre anni, in questo caso: non possiamo pretendere che scelgano tra la soddisfazione di un bisogno primario o di un piacere, come il gioco, perché non ne sono in grado. Sceglieranno sempre seguendo le pulsioni emotive, non la razionalità.
    Nel caso che descrivi sarebbe stato meglio portare la merenda al parchetto e fargliela fare li, o semplicemente dire al bimbo che avrebbe potuto giocare la parco se prima faceva merenda a casa.

    • WonderNonna scrive:

      La penso come te, Silvia, in tutto e per tutto. Scegliere per un bambino vuol dire crescere! Ma era proprio il punto successivo quello su cui avevo dubbi: bisogno primario o piacere?
      C’è poi da considerare che i successivi capricci del bambino sono un’altra questione…

  3. drusilla scrive:

    Educare alla scelta è importante però esistono dei limiti, non puoi chiedere ad un bambino di tre anni di scegliere tra merenda e parchetto.
    Io sono una mamma piuttosto spartana e semplice, una di quelle mamme con poche smancerie e molto pratica, ma la merenda dopo scuola non l’ho mai fatta mancare ai miei figli come il giro al parco.

  4. drusilla scrive:

    Dimenticavo, mi piace tanto questa rubrica “osservatorio”, spesso mi fermo ad osservare ciò che accade attorno a me, però a volte è difficile non commentare o giudicare.

    • WonderNonna scrive:

      Oh, grazie!!! A volte mi vengono delle idee, poi una volta nero su bianco mi sembrano stupidaggini e le cancello via. Queste dell’osservatorio è nata proprio per aspettare i commenti di chi legge. Nel senso: io scrivo i fatti, a voi il giudizio e solo nelle risposte metto pure il mio pensiero…
      Uh, non è facile eh? “Sanguigna” come sono…

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