Non tutte le educatrici sono tali

Questo è uno dei primi articoli pubblicati nel mio blog. Lo ripropongo ora, a fine anno scolastico, prima di partire per una breve vacanza. A presto!

Diciamocela tutta: i nostri figli e i nostri nipoti sono creature meravigliose con qualche piccolo difetto, assolutamente trascurabile. La frase preferita di tutti coloro che hanno bimbi vivaci è “So’ bambini! Che vuoi farci…”.Il fatto è che contiamo sulla comprensione di chi ci sta intorno. E qualche volta non siamo del tutto onesti nei nostri giudizi.

Però voglio raccontarvi un episodio successo tanto tempo fa. Non l’ho mai dimenticato e la rabbia è la stessa di allora. Per intenderci è l’occasione in cui una mamma si trasforma in una tigre. E io ero una tigre rabbiosa.

Mia figlia era sicuramente una bambina vivace, lo ammetto. Non stava ferma un attimo, rispondeva per le rime, chiedeva spiegazioni, era curiosissima, dormiva pure poco ed era superattiva. Quando ha iniziato la scuola elementare sapeva già leggere e scrivere. Aveva imparato a suon di domande, non l’abbiamo mai forzata. Fatto sta che sapeva già leggere e scrivere.

La sua maestra  era una signora di mezz’età, arrivata all’ultimo ciclo, poi sarebbe andata in pensione. Una donna deliziosa, che ho sempre apprezzato per la sua intelligenza e per il suo metodo di insegnamento. Io avevo appena ricominciato a lavorare, dopo una pausa di tre anni, quindi avevo iscritto mia figlia al doposcuola (il tempo pieno è nato un paio d’anni dopo).

La maestra del pomeriggio non mi era simpatica. Un episodio soprattutto mi aveva scosso: un bambino si era arrampicato su una sedia e stava pericolosamente appollaiato alla finestra. Se n’è accorta una bidella che è entrata in classe e ha lanciato l’allarme. La stava leggendo il giornale. Era la tipica insegnante che avrebbe voluto, nel doposcuola, bambini immobili ai loro banchi, cosa che non era ovviamente possibile. Non aveva una classe particolarmente vivace, solo una classe normale. Ma, nella normalità, la vivacità di mia figlia e di pochi altri, le sarà parsa eccessiva. Fatto sta che un giorno vado a prendere la bambina e questa “educatrice” mi apostrofa, davanti a mamme e bambini (compresa mia figlia) “Signora, sua figlia non è mica normale, la porti al C.I.M. (Centro Igiene Mentale) e di corsa”. Rimango allibita, umiliata, con mia figlia di sei anni che mi tira la giacca e chiede “Cos’è il Cim?”. Gli altri genitori, che conosco, fanno capannello intorno a me: conoscono la bambina, spesso ospite a casa loro per giocare con i loro figli, e chiaramente sanno che non è pazza. Pietrificata, non le rispondo ma vado dal preside e chiedo di essere ricevuta immediatamente. Lascio mia figlia in custodia ai genitori di una compagna.

Vi lascio immaginare l’incontro con il preside che dopo l’esposizione dei fatti abbassa la testa e mi dice “La prego di soprassedere, signora. Abbiamo avuto così tante lamentele su quell’insegnante che ne abbiamo chiesto il trasferimento al Provveditorato”. Esco e trovo tutti i genitori dei compagni di mia figlia ad aspettarmi, per sapere. Scopro che la nostra “educatrice” aveva strattonato un bambino perché non stava fermo, facendolo cadere (raccontato dal protagonista). E che una bambina si era fatta pipì addosso perché le era stato proibito di andare al bagno.

Fu trasferita la settimana successiva, sostituita da una insegnante giovane e gentile. Ma la tigre era ancora latente. Un paio di giorni dopo vado a prendere mia figlia, affronto il mostro e davanti ai soliti genitori ruggisco (piano) “Vuole gentilmente spiegare a mia figlia cos’è il C.I.M.?”. Non ho mai tolto gli occhi dai suoi, mentre parlavo. E’ stata questa la mia vendetta, averla affrontata davanti a tutti. Il mostro abbassa la testa, il viso in fiamme e replica “Niente”. “Eh no, cara signora – replico – una spiegazione è necessaria”. Non volevo umiliarla (come aveva fatto lei) davanti a tutti, bambini compresi. Ma ero intenzionata ad avere una risposta. “Il CIM è… è… un parco giochi!” balbetta e scappa via.

Al che mia figlia mi guarda e dice “E perché te la sei presa tanto, mamma? Voleva mandarmi solo al parco!”. La verità l’ha saputa anni dopo.

Eravamo ancora in un’epoca in cui denunciare un insegnante non si usava. Ma io spero ardentemente che quella “signora” abbia cambiato mestiere.

 

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8 risposte a Non tutte le educatrici sono tali

  1. Silvia Fanio scrive:

    In prima media avevo una prof di educazione artistica che faceva paura.
    Si faceva il pediluvio in classe, mangiava tea coi biscotti durante la lezione, doveva regnare il silenzio più assoluto. Ti controllava i disegni e si puliva le unghie con la punta della tua matita, era isterica, urlava come una pazza.
    A me, creatura di 11 anni, faceva un misto di paura e pena, quando camminava tra i banchi trascinando i piedi.
    Un giorno, in dicembre, ha rotto due squadre sulla testa di un ragazzino di terza. È stata sospesa. Poi ho saputo che è stata ricoverata in un ospedale psichiatrico per un forte esaurimento. Era anziana, prossima alla pensione, dopo un paio di anni è morta sola.
    Sinceramente mi fa ancora tanta pena.

    Per essere bravi educatori, non basta aver studiato. Bisogna essere equilibrati e saper essere. Molto, ma molto difficile…

    • WonderNonna scrive:

      Infatti, Silvia, è difficilissimo anche solo essere una discreta insegnante. La tua delle medie mi ricorda la mia delle elementari, perché pure la mia si faceva il the in classe! In compenso tutto il resto no… per fortuna!

  2. ivavitali scrive:

    Oggi mia figlia è andata a ritirare la sch eda di mia nipote. Poverina ancora si mette in agitazione quando entra in una una scuola .Fortunatamente con sua figlia è andato tutto molto bene! La sua insegnante della prima elementare ci accolse al primo incontro dicendo che quasi nessuno di quei 25 alunni avrebbe imparato a scrivere! Vole va mandarli tutti al CIM, tranne i quattro che avevano sostenuto un esame di ammissione alla seconda e la preside non aveva voluto ammetterli .Ma sapevano scrivere e secondo lei gli altri erano ritardati. Alla fine della prima settimana mia figlia ce aveva capito la situazione si mise a piangere non voleva entrare.Quella signora ci chiuse la porta in faccia.Rimasi sul corridoio con mia figlia che urlava fino a quando non uscì l’insegnante della terza e la prese per accompagnarla lei nella classe Non potvo portarmela a casa e la direzione era in un ‘altra sede. La pertosse fu una fortuna perchè le insegnai a scrivere e durante le vacanze di Natale imparò a leggere .Ma mi dissero che non c’era niente d fare, nessuno poteva rimuovere l’insegnante.Ottenne un trasferimento l’anno successivo e fu destinata ad attività pomridiane. ma mia figlia non rimosse mai del tutto quello ch aveva visto e sntito,anch se la nuova insegnante fece miracoli con quei bambini.

  3. ivavitali scrive:

    Così oggi mia figlia al telefono ha letto alla sua tutti i voti del primo quadrimestre , con grande delusione della cratura che non aveva sentito neanche un dieci ! Poi stasera la bimba è andata a controllare e i dieci ci sono , non troppi, ma gli altri sono tutti nove. Le educatrici non sono tutte uguali,appunto ;queste si preoccupano anche di non dare troppi dieci altrimenti alle medie i ragazzini possono rimanere male. Poi ammettiamolo il 10 è da perfezione assoluta. Se la valutazione è un ottimo , un 9 o un 10 sono la stessa cosa

    • WonderNonna scrive:

      Sì, infatti, nove o dieci cambia davvero poco, e poi meglio non si abituino a voti molto alti. Però in prima è importante, perché almeno sono spronati, a parer mio!

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