Nella giornata della memoria, la mia memoria

Io non ho vissuto l’orrore dei campi di concentramento, non ero nata, all’epoca. Mi correggo, non li ho vissuti direttamente, grazie a Dio, ma fin da piccola, i racconti del mio papà hanno riempito le mie notti di paura.

Fin da quando ho avuto l’età per pensare, ho visto mio padre fare un gesto, a tavola: raccoglieva con la mano le briciole, le radunava e poi le mangiava. L’ha fatto fino all’ultimo giorno della sua vita. Un giorno gli chiesi perché, e la risposta fu “Ho patito troppa fame, in Germania, e ho troppo rispetto per il cibo”. Di notte, mi raccontava mia madre, ogni tanto era scosso dai tremiti, ricordo dei bombardamenti.

Era poco più che ventenne quando, in Jugoslavia, fu catturato dai tedeschi assieme ai suoi compagni e portato in un campo di concentramento tedesco, vicino a Berlino. Ogni giorno lui e i compagni erano prelevati e portati nelle zone bombardate, a scavare tra le macerie. L’unico pasto, serale, era composto da una fetta di pane nero e 30 grammi di margarina, nient’altro. Mio padre barattò tutto quello che aveva, per un pezzo di pane in più, perché anche lì c’era mercato nero. Vendette l’orologio, la catenina, una penna stilografica. Ma non aveva altro, e la fame era sempre tanta. Resistette due anni, e poi vennero gli americani e liberarono tutti. Della sua compagnia, solo un pugno di uomini tornò a casa, gli altri morirono di freddo e di stenti.

Ci mise sei mesi a tornare a casa, con mezzi di fortuna, vivendo della carità di sconosciuti, camminando a piedi o facendo qualche tratto in treno, ammassato insieme ad altri sopravvissuti.

Magro, affamato, fiaccato da tanto digiuno ci mise tanto tempo a riprendersi, ma non poteva dimenticare. I suoi gesti, i suoi occhi, facevano rivivere anche a me, bambina, quel che aveva vissuto.

Grazie di averne fatto dei racconti per me, papà, perché io non possa mai dimenticare.

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6 risposte a Nella giornata della memoria, la mia memoria

  1. ivavitali scrive:

    Il mio papà doveva partire intorno a quel famoso 8 settembre, fu fermato da certi partigiani in Toscana e gli consigliarono di tornare indietro; molti di quelli che proseguirono non sono più tornati! Per un periodo dovette pure nascondersi nei boschi ! I fratelli più grandi di mio padre e anche di mia madre sono stati prigionieri e la loro salute deve averne risentito parecchio! Mio nonno raccontava della Prima guerra mondiale e di come lui evitava di raggiungere il fronte! SI chiedeva perchè dover sparare ad un uomo che non gli aveva fatto niente di male!

    • WonderNonna scrive:

      Che racconti orribili, vero? Io ho avuto l’infanzia costellata di questi racconti, ne avevo tanta paura. Ho imparato fin da piccola ad avere paura delle guerre. E i tedeschi non mi sono mai stati simpatici, da allora.

  2. ivavitali scrive:

    E mia nonna raccontava che non riconobbe mio zio quando tornò dall’Albania!

  3. Mamma Piky scrive:

    Mi vergogno di quel periodo della Storia e ogni volta che qualcuno me ne racconta un episodio mi viene da piangere. Credo che chi ha vissuto quegli anni, ne sia rimasto segnato per sempre.

    • WonderNonna scrive:

      Sì, lo è stato. E’ qualcosa che non si può dimenticare mai, credo. Figurati, non dimentico io i racconti di mio padre…

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