Leggere e fantasticare

Credo che ci siano poche cose utili a un bimbo piccolo come l’insegnargli ad amare i libri. I racconti, le favole, le novelle sono un mondo che scatena la fantasia, l’aiuta a svilupparsi, crea a sua volta mondi straordinari che nessuno ti può rubate e che non sono simili a nessun altro.

Imparare a leggere è il primo passo verso l’autonomia, e anche i più piccoli possono imparare ad amare i libri. Si incomincia con quei libri di poche pagine, di robusto cartone o di plastica con immagini semplici che i piccini possano riconoscere. Volumetti che possano anche maneggiare, palpare e… assaggiare. Più avanti si narrano  racconti, storie semplici, corte, con tante figure che loro possono associare alle parole. E di lì il percorso è breve: la favola della buona notte è già il preludio di un mondo immaginario, proprio, bellissimo: puoi essere una principessa, un cavaliere, un piccolo coniglio e via dicendo.

Da quando ho imparato a leggere ho letto qualsiasi cosa mi capitasse a tiro. Il libro di lettura delle elementari me lo leggevo in un giorno. Ma non resistevo nemmeno al “sussidiario”, pieno di date, nozioni e frasi difficili. E il mio premio, se stavo buona dal dentista, era proprio un libro, che avrei potuto scegliere in libreria. Un mondo magico, per me, la libreria. Ci sarei stata per ore e ore, a guardare le copertine, a sfogliare, a scegliere.

Ho letto – credo – un centinaio di volte “Piccole donne”. Mi era piaciuto così tanto che la necessità ha aguzzato il mio ingegno: quella scrittrice di cui non sapevo quasi leggere il nome doveva pur aver scritto altri libri. E così, al prossimo appuntamento con il dentista, potei acquistare “Piccole donne crescono” e poi “I ragazzi di Jo” e ancora “Piccoli uomini” e “Una ragazza fuori moda”. Mi sono immedesimata in Jo, la ribelle protagonista di “Piccole donne”, ma anche in Polly straordinaria ragazzina di “Una ragazza fuori moda”. Immaginavo la casa, gli abiti, perfino i colori. Mi pareva di sentire chiacchierare le sorelle Marsh. Ho consumato le pagine di questi piccoli capolavori e ho anche visto il film, bellissimo.

Più avanti con gli anni – ero ragazzina – letteralmente “rubavo” libri ovunque: a casa di parenti, amici, nelle soffitte di qualche vicino che mi diceva “prendi pure!”. E così molti libri li ho letti nell’età sbagliata, e li ho riscoperti poi più avanti, rileggendoli.

I miei libri hanno resistito a più traslochi, non ne ho mai buttato via uno. Stanno lì, in libreria, accanto a quelli nuovi, e ogni tanto mi piace riscoprirli e rileggerli.

Un amore che ho ereditato dal mio nonno materno, quello della lettura, e che mia figlia ha saputo trasmettere a Leonardo, che ama sfogliare e guardare i suoi numerosissimi volumetti.

Se si vuole farlo star tranquillo, lo si porta in libreria o in biblioteca. Se ne sta buono buono lì, a guardare le figure, a ricordare, a volte fa qualche domanda. Ma è bellissimo vederlo così serio, mentre sfoglia un volume, attento: non risponde nemmeno se lo si chiama. In quel momento, sono sicura, la fantasia vola…

 

 

Questa voce è stata pubblicata in Leonardo e Isabel: un grande amore e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *