La magìa del mio Natale

Natale non lo ricordo come una grande festa. Da quando ho memoria, c’era l’albero, piccolo, che è rimasto lo stesso per cinquant’anni, con le palline un po’ ammaccate, con qualche aggiunta fatta a mano da mio papà. Ma era il nostro albero, non l’avrei cambiato con uno più grande.

Poi pranzo di Natale era, quello sì, una festa, ma solo perché quasi sempre c’erano gli zii, non importa quali. C’era il regalo portato da Gesù Bambino (niente Babbo Natale) a cui non scrivevo la letterina, ma che pregavo tanto perché mi portasse quel che desideravo. Nessun bambino stilava liste, a quei tempi. Volevi un bambolotto con il guardaroba? Ti arrivava il pianoforte da trenta centimetri che peraltro non potevi suonare a lungo perché facevi chiasso. L’anno dopo ti sarebbe piaciuto tantissimo avere il View Master. Cos’è? Ora non esiste più, ma era una specie di macchina fotografica dove, infilando una rotella di diapositive e schiacciando un pulsante, ti sembrava di vedere un cartone animato. Ma i miei non sapevano l’inglese, figurarsi se osavo chiedere una cosa che io stessa leggevo a fatica, anche se avevo sei anni compiuti. Niente, beccavo quel che veniva, per forza di cose. Peraltro in casa mia di soldini ce n’erano ben pochi, quindi sapevo da sola che era inutile chiedere cose stravaganti. E poi nessuno mi chiedeva cosa volevo.

Ripensandoci, noi in casa non ci si faceva gli auguri. Quelli erano riservati a chi arrivava a trovarci o veniva a pranzo. E pensandoci bene, sono in credito di qualche miliardo di baci e di abbracci che il carattere brusco dei miei genitori impediva di dare anche a me, unica figlia. C’era una cosa che amavo, del Natale. La magìa dell’attesa. Il giorno della Vigilia c’era aria di festa, più che nel giorno di Natale. C’era il pranzo da predisporre e io avevo le mie piccole mansioni  che svolgevo con tanto impegno. Si faceva la zuppa inglese, per noi dolce delle grandi feste, e si preparavano le lasagne, anche questo  un piatto solo per le occasioni speciali. Avevo il permesso di leccare tutti i cucchiai e le ciotole, sì sì. E poi, la sera tardi, l’eccitazione più grande. Nella notte magica Gesù Bambino veniva con il suo asinello a portare il dono per me, se ero stata buona. E per ringraziarlo, visto che era stanco,  si metteva fuori dalla finestra del pane secco per l’asinello e un bicchiere di latte per Gesù.

La mattina dopo prima ancora di sbirciare sotto l’albero, alla ricerca del mio regalo, andavo di corsa alla finestra. Se trovavo il bicchiere vuoto era segno che Gesù   era passato. C’era la speranza che avesse lasciato il suo dono. E anche se poi non era mai quel che volevo, l’idea che Gesù in persona si fosse ricordato anche di me, tra i milioni di bimbi nel mondo, mi proibiva di lamentarmi del dono.

Ecco, quella sensazione, quell’aria di attesa, l’atmosfera, li ricordo ancora con nostalgia. E quando, qualche anno dopo, nel bel mezzo della notte vidi mio papà tirare giù dall’armadio quel regalo che il giorno dopo trovai sotto l’albero non fui delusa, mi si stringeva il cuore all’idea che tutta quella magìa sarebbe sparita. E presi la mia decisione all’istante: feci finta di dormire, non dissi nulla, ancora per qualche anno.

Un Natale povero, forse. Ma un bambino accetta quel che può avere, quello che gli si offre, prende e assapora fino in fondo quel che ha, e io avevo la magìa.  E   quella   non l’’avrei cambiata con niente al mondo.

 

Questa voce è stata pubblicata in Com'era difficile essere figli e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

8 risposte a La magìa del mio Natale

  1. Maira scrive:

    Commuovente, davvero…
    Dovremmo tornare tutti a quei tempi… C’erano meno soldi, ma si era più uniti… anche se mi dispiace che ti mancassero i baci dei tuoi genitori…

    Maira

  2. Mamma Piky scrive:

    La magia del Natale per i bambini sta nell’attesa, secondo me. Leo quest’anno ha scritto si la letterina ma è tutto il contorno e quel che sta vivendo in questi giorni che l’entusiasma di più. Vorrei che vivesse la bellezza del Natale per quel che è, la nascita di un bambino e sinceramente è quello che pare anche se poi la letterina l’ha scritta lo stesso ed ogni giorno mi dice che si è dimenticato qualcosa.

    • WonderNonna scrive:

      Ovvio, Maria Elena. Oggi la letterina la scrivono tutti. Anzi, noi adulti la spiamo ansiosi, così sappiamo cosa comprare. Ma non mi stancherò mai di ripetere che l’attesa è il momento più bello. Anche qui eccitazione e letterine a più non posso. Leo si è offerto di scrivere anche quella di sua sorella!

  3. Silvia Fanio scrive:

    Una volta mia nonna è venuta prendermi a scuola, ero in quarta elementare e chiacchierando le è sfuggito che Santa Lucia è la mamma.
    Puff… Fine della magia….
    Ma io ho taciuto, come te, per regalarmi il sogno ancora per un pochino!
    Il bluff è durato un paio di anni, poi sono andata alle medie e sono cresciuta.
    Ma finché non sono andata a vivere con quello che sarebbe diventato mio marito, i miei hanno continuato a preparare i regali sotto l’albero, mentre io e mia sorella dormivamo!
    Che magia la mattina!

    • WonderNonna scrive:

      Ecco, Silvia, confermi quel che volevo dire… I bambini non sono delusi, quando scoprono la verità, vorrebbero solo che la magìa continuasse. E questo è possibile! Bravi i tuoi genitori.

  4. mammamedico scrive:

    mio figlio ha 9 anni ed ogni tanto inizia ad avere dubbi sulla figura di Babbo Natale. Poichè fa domande sempre in presenza della sorellina io dico in modo diplomatico che “Babbo natale esiste nella magia del Natale”. che poi è un pò quello che credo io da adulta. e che la piccola ha riportato ad una sua amichetta ebrea che le ha detto che Babbo Natale non esiste. ecco, al di là dei regali che poi da bambini fortunati quali sono ricevono in continuazione, vorrei che credessero e vivessero proprio la magia di odori, colori, sapori che poi ti porti dietro tutta la vita

    • WonderNonna scrive:

      Sai, credo che i bambini più di noi adulti vogliano proprio crederci, nella magìa del Natale. Non è un caso che una volta si chiedessero i doni a Gesù Bambino, oggi diventato per tutti Babbo Natale. Che sia l’uno o l’altro, credono che ci sia qualcosa di magico in quella notte. Certo, i doni la fanno diventare ancora più speciale, ma ho visto e sentito tantissimi adulti che hanno fatto finta di crederci ancora per un po’, proprio per tenersi il più possibile il ricordo di una notte speciale.
      La bellissima risposta che hai dato ai tuoi figli (Babbo Natale esiste nella magia del Natale) vale anche per la bambina ebrea. Io spiegherei alla piccola che ognuno ha le sua tradizioni, le sue magie, e che non averne nessuna è triste.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *