La differenza tra sogni e desideri

In giornate uggiose e quasi fredde come queste  sentivo il profumo di legna bruciata, di inverno. C’era la voglia di stare in casa, con un bel libro – visto che la tv non l’avevamo – magari accanto alla stufa economica, che nella pancia bollente aveva la mia focaccia preferita, quella fatta con acqua, farina, sale e strutto.

Il libro narrava di sogni che erano anche i miei, perché ero sempre io la improbabile eroina di quel che leggevo. A volte ero Jo di “Piccole donne” che ho letto e riletto talmente tanto da farne uno dei libri preferiti della mia infanzia. Altre ero l’adolescente Polly di “Una ragazza fuori moda”, sempre della Alcott, la mia autrice prediletta. Costava così poco sognare, perdersi in un mondo creato dalla tua mente, tanto da non sentire la voce della mamma che inutilmente chiamava per qualche faccenda domestica da sbrigare.

Eppure, anche se nessuno, se non l’esperienza, me lo aveva insegnato, sapevo ben distinguere realtà da sogni. E non mi veniva nemmeno in mente di volere a tutti i costi che si realizzassero. Era bello così, sognare e basta. Mi avrebbe imbarazzato ritrovarmi nei panni di Jo, non ero lei, non avrei voluto una realtà che mi vedeva così. E’ difficile spiegarlo, ma quello su cui fantasticavo era il mondo dei sogni, non quello reale.

Certo, avevo anch’io i desideri, ma erano diversi dai sogni.  E anche con i desideri ci andavo cauta, perché sapevo quel che era realizzabile. Non ero una bambina saggia, che sia ben chiaro, ero piuttosto conscia della condizione della mia famiglia, del mondo che ci circondava, di quello che era possibile avere e quello che no, non sarebbe stato mai possibile. Per me, quelli che riuscivano a realizzare desideri irrealizzabili erano dei casi rari, dei fenomeni. Non ho mai sognato una villa con piscina, per intenderci, ma desiderato una casa più grande dei due locali senza servizi in cui abitavo, quello sì. Mi piaceva immaginarmi principessa, ma non avrei mai voluto esserlo.

Ovvio che mi prodigavo per avere il meglio, ma sempre con i piedi per terra. Non avevo ambizioni? Sì, ne avevo, ma ero io stessa che cercavo di raggiungere l’obiettivo, non pretendevo dagli altri, anche se gli altri erano i miei genitori. Tentavo di farcela da sola.

Per questo a volte non capisco la pretesa di avere a 13 anni lo smartphone (tanto per fare un esempio) degli adolescenti di oggi. Lo voglio? Bene, cerco di risparmiare sulla mancia settimanale, di fare qualche piccolo lavoretto, insomma di “guadagnarmelo”, non lo pretendo e basta. E mi sentirei male se vedessi che i miei genitori, magari in difficoltà economiche, fanno i salti mortali e debiti per comprarmelo. Tra l’altro non è certo uno smartphone il passaporto della felicità.

Credo che dovremmo tutti imparare e insegnare ai nostri figli la differenza tra sogni e desideri.

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