Il mio divano bianco

Oh, TOH… ci siamo, ronfa.

Ore 13,58, casa mia. E’ l’ora più tranquilla della giornata, il silenzio è quasi assoluto, solo un ronzio che proviene da dietro la schiena. E’ il marito che ronfa. Che piova, tiri vento, ci sia il sole o nevichi, questa, per lui è l’ora del riposino pomeridiano.

Il povero divano non ce la fa più oramai, è vecchierello pure lui. E il suo incubo peggiore è proprio colui il quale in questo momento ci si è stravaccato sopra. Non ha più nemmeno le sembianze divanesche. E’ permeato dell’ “uomo del pisolino” in ogni dove.  Non ha più difese immunitarie, è modellato alla panza del suo occupante.

La storia del divano non è semplice da raccontare. Quando decidemmo di comprare il tre posti che campeggia in casa mia, fu subito amore a prima vista. Era “cuscinoso” (parole del marito) e morbido, ma ahimè, bianco. A quei tempi non c’erano i nipoti, e non erano nemmeno in progetto, per cui – dissi – vabbè, siamo adulti, ce la possiamo fare a non renderlo un letamaio. Avevo sottovalutato il fattore pisolino anche se – lo confesso – non mi era piaciuto per niente che il mio consorte si fosse ribellato all’acquisto di un nuovo divano. Quello vecchio, sformato all’inverosimile e con qualche molla che qua e là faceva capolino, era “ancora buono” e “tanto comodo!”. Gatta ci cova… però dieci anni fa i pisolini erano rari, mica come adesso, che sono all’ordine del giorno!

Detto fatto, il divano bianco era a casa nostra. “Egli” (il marito) suprema giuria in fatto di comodità, lo provò e approvò. E per di più era giusto giusto per la sua altezza (dovrei dire bassezza ma non posso, che magari legge questo post, per caso, e si offende da maledetti). Il primo pisolino fu memorabile: due ore e quaranta di russamenti mai interrotti, nemmeno dal passaggio degli aerei o da schiamazzi in strada. Quando si svegliò il commento fu “non male”. Sì, gli piacciono gli eufemismi.

Da allora è proibitissimo sedersi sul suo divano (io ho una poltrona scomodissima, se proprio voglio). Non è che dice “no, non ti sedere”, ma sta largo, nel mezzo, con le gambe divaricate, il pc sulle ginocchia, il mouse sulla seduta del divano, quindi non ti puoi sedere accanto perché “il mouse non funziona, non vedi?” e “ma siediti sulla poltrona!”. Grazie eh.

Se arrivano ospiti stessa cosa. Fa un cenno al puff e alla poltrona (la mia), ma non accenna a spostarsi.

In più, vogliamo dire due parole su come gli uomini trattano i divani? Preferibilmente bianchi? Ci si siedono con i pantaloni con cui han pulito il box, si levano le scarpe solo perché son strettine ma i calzini… donne, ditemi, quante di voi hanno il marito che si lava i piedi due volte al giorno? Nessuna, dite? Ecco… allora non è solo il mio divano che puzza. Dico solo che se avessimo un cane, si rifiuterebbe di starci.

Eppure ogni tanto lo sfodero e lo lavo, ma dovrei farlo un paio di volte a settimana e sinceramente non c’ho voglia.

Ma la cosa che mi deprime di più è che quando arrivano i nipoti dice loro “non salite con le scarpe, bimbi, che si sporca il divano”.

Spudorato.

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2 risposte a Il mio divano bianco

  1. Mamma Piky scrive:

    Non c’è dubbio: spuorato!!! Ne ho uno,in giro per casa anch’io sai!?!?!

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