Il libretto dei crediti

COMPRARE A CREDITO. Una ventina di anni fa, quando sono venuta ad abitare in questo piccolo centro alle porte di Milano, ho riscoperto qualcosa che credevo non si usasse più. Comprare a #credito. Le motivazioni erano ben diverse da quelle che ricordavo io. Faceva (e forse fa ancora) credito un negozio di abbigliamento qui sotto casa. Le signore entravano, compravano abiti, giacche, cappotti… e pagavano un po’ alla volta, quando riuscivano a risparmiare sulla spesa.  L’ho scoperto perché un giorno è entrata in questo negozio una donna con diecimila lire e ha detto “Ti do un acconto”.  Acconto di cosa, ho pensato? E così ho scoperto che  c’era una lunga lista di clienti parzialmente morosi. Poi, qualche anno dopo, le confidenze della negoziante: più volte era stata truffata perché molti non avevano saldato il debito, pur continuando a girare indisturbati per il paese. Senza la minima vergogna.

 

IL LIBRETTO NERO. Quando zia Armida mi diceva di andare a fare la spesa, io bambina non dovevo dimenticare il libretto nero. Anche quello era una forma di “pagherò”. A fine mese, puntualmente, si saldavano i conti. E non erano abiti quelli che si acquistavano a credito, ma alimentari. Tutti, in quel piccolo paesino veneto, ma anche in tanti altri, avevano il loro libretto dove il bottegaio segnava l’importo della spesa. Me lo ricordo benissimo: sul lato sinistro la data,  poi l’acquisto e infine l’importo. Se la #spesa era nutrita, la lista si allungava e il conto pure. Ma si viaggiava sulla fiducia.

A nessuno sarebbe mai venuto in mente di non pagare, a fine mese. E il libretto nero ce l’avevano tutti, benestanti e poveri.  Il bottegaio faceva somme su somme, al cliente toccava il controllo, ma si saldava il conto. Solo qualche  famiglia davvero povera ritardava, con molta vergogna, il pagamento di qualche giorno. Ma non c’erano imbrogli, né sotterfugi. Certo, non esisteva lo scontrino fiscale, ma la fiducia nel prossimo sì.

Mio padre non ha mai comprato un oggetto a rate, mai. Diceva sempre “Si compra quando si ha da pagare”, credo fosse una forma di orgoglio, probabilmente in ricordo di quando anche lui aveva il famoso “libretto”.

 

Forse è un segno dei tempi, nonostante tanta pubblicità inviti a pagare a rate. Ma è chiaro che non è sulla fiducia, chi ti vende un oggetto a rate lo fa solo se firmi cambiali, se chiedi un mutuo o un prestito. Carte da firmare, pericolose pene se non saldi. Insomma, chi ti concede un prestito non rischia nulla.

Ma concedere crediti senza garanzia era un altro discorso. Ti fidavi della persona, era un rapporto personale tra il cliente e il negoziante. Una forma di fiducia che non esiste più. Ecco perché a volte rimpiango certe cose di quand’ero bambina. Tanta povertà, ma anche tanti sentimenti che non esistono più: pudore, vergogna, lealtà.

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4 risposte a Il libretto dei crediti

  1. antonellavi scrive:

    Mia madre mi racconta sempre di quando andava dal droghiere a comprare alimentari in questo modo. Al sud era frequente specie se le famiglie numerose. Si hai ragione era questione di reciproca fiducia, sulla parola. Ora ci sono carte bollate spese di apertura pratiche e gli usurai legalizzati pronti a mangiarti vivo. A me non piace comprare così, un tempo l’ho fatto e se qlc ancora lo compro devo essere certa di pagare senza problemi

    • WonderNonna scrive:

      Nemmeno io l’ho mai fatto, Antonellavi. E ti dirò che, probabilmente influenzata dalla mia famiglia, i debiti mi fanno molta paura. Quando abbiamo comprato casa non ho dormito per notti intere…

  2. Mamma Piky scrive:

    Il pagare a rate e’ oggi diventato un abuso, lo si fa anche per il superfluo e per molti questo ha significato indebitarsi. Però ultimamente mi è’ capitato di vedere il libro nero nei supermercati, e la cosa un po’ mi ha sconvolto, perché e’ il segno di una crisi che non è per passare nell’immediato. In più mi capita di assistere anche ad acquisiti (se. Benzina) dove la gente lascia in pegno degli oggetti. Tutto ciò mi preoccupa.

    • WonderNonna scrive:

      Già… e in ogni famiglia c’è un posto di lavoro in pericolo. Ora non si tratta più di rinunciare al superfluo, ma di risparmiare sulla spesa. E’ cresciuto il consumo di uova, di carne bianca, che costa meno… La crisi è grave, siamo tutti preoccupati. E ora mi dici di aver rivisto quel libretto nero… Sono davvero preoccupata, non tanto per me e mio marito (siamo ormai nonni) anche se io non sono ancora in età di pensione e sono stata licenziata, qualche anno fa. La mia preoccupazione è per le giovani famiglie, quelle che hanno il mutuo, i bambini piccoli (il nido costa una follia…).
      Non ci resta che sperare che “qualcuno” smetta di litigare per una poltrona e si preoccupi di chi non sa più a che santo votarsi…

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