Il camion di Max

Max era un bel bambino di cinque anni, che non sapeva ancora leggerescrivere. Quel che sapeva era di avere il diabete:  il problema era che nessuno era riuscito a spiegargli che cosa fosse esattamente questo diabete.

 Max era intelligente, e avrebbe voluto capire perché non aveva tanta voglia di correre, come tutti gli altri bambini. E soprattutto perché dovesse sempre bere e poi correre a fare la pipì. Questa cosa era imbarazzante, santo cielo! Mentre giocava, spesso doveva abbandonare i compagni perché doveva correre in bagno, e così tutti lo prendevano in giro.

 Un giorno se ne stava un po’ imbronciato nella sua stanza, quando improvvisamente dalla finestra entrò una piccola fatina svolazzante che gli si posò sulla spalla e gli sussurrò “So perché sei triste, Max. Io mi chiamo Diabetella, e sono qui per spiegarti qual è il tuo problema”. Max spalancò gli occhi per la sorpresa, e stava per chiamare la mamma, ma Diabetella scosse la testa “Aspetta, Max, ascolta questa storiella, prima”. E iniziò a raccontare…

 

“Tu sai, Max, che nel nostro corpo ci sono tanti organi: il cuore, i polmoni, il fegato, il cervello…. E tanti altri. E c’è anche il sangue. – Diabetella sorrise –  Quando mangiamo e beviamo, il cibo viene trasformato in sostanze nutrienti che il sangue si preoccupa di portare ai vari organi. Fin qui tutto chiaro? – chiede Diabetella, e Max annuì – Ora, tra i vari organi dove portare le sostanze nutrienti, ce n’è uno che si chiama Pancreas, e abita vicino al fegato. Normalmente il pancreas fa il suo lavoro: produce una sostanza che si chiama Insulina, che a sua volta, di solito, assimila gli zuccheri presenti nel sangue e li trasforma in energia, quella che ci aiuta a muoverci, a correre, a camminare. Ma se l’insulina non funziona bene e non ce la fa a produrre l’energia, ecco che  il tuo corpo si sente stanco”. Diabetella guardò Max e lo vide perplesso.

 

“Ti faccio un esempio più semplice, d’accordo? Immagina che quando mangi tu riempia tante scatoline. Mangi la carne e riempi la scatolina delle proteine. Mangi una mela e riempi la scatolina delle vitamine. Mangi un dolce e riempi la scatolina degli zuccheri. Ecco, è questa la scatolina che ci interessa. Ora carichiamo su un camion tutte le scatoline e immaginiamo che questo camion, che in realtà è il sangue, si fermi nei vari organi a lasciare la scatolina giusta. La scatolina degli zuccheri dovrebbe fermarsi nei pressi del fegato, prendere una deviazione per il pancreas – Diabetella fece l’occhiolino a Max – e lasciare lì la scatolina degli zuccheri. Il pancreas fa un fischio all’insulina, che è una sostanza che sta lì, a casa sua, e gli dice “Zucchero per te!”. Ma l’insulina fa segno di no, che non ce la fa a smaltire tutto quello zucchero. Ed ecco il problema, Max – Diabetella diventò più seria, anche se il sorriso era sempre sulle sue labbra –  senza l’energia che produce lo zucchero   il nostro corpo si affatica e ci si sente stanchi. Per di più il nostro camion, pieno di zuccheri, deve essere rifornito di acqua, tanta acqua. E tu sai che l’acqua passa attraverso i reni e diventa pipì. Ma se bevi tanto, i reni lavorano anche loro troppo e tu devi correre a fare la pipì un sacco di volte”.

 

Diabetella pensò che quella non era affatto una spiegazione scientifica, che aveva usato molta fantasia con Max  e che un medico, ascoltandola, avrebbe arricciato il naso e scosso la testa. Ma poi pensò che Max aveva solo cinque anni  e che aveva il diritto ad una spiegazione che potesse capire.

Guardò il bambino, vide  che la storia del camion aveva funzionato e sorrise.
“Ho capito! Ma allora che cosa devo fare?” chiese Max, che voleva risolvere al più presto il problema della pipì.

 “La tua mamma ha parlato con un dottore, Max. Sa che deve darti i cibi giusti, in modo che la scatola degli zuccheri sia piccina piccina, e che quella pigrona dell’Insulina riesca a fare il suo lavoro” risposte Diabetella “Così ti sentirai meno stanco, e farai meno pipì” aggiunse Diabetella, ben sapendo quali erano le preoccupazioni di Max.

“Se mangerai le cose giuste, che la tua mamma ti preparerà, se farai molte passeggiate e qualche bel giro in bicicletta, che so che ti piace tanto, vedrai che starai meglio”.

“Ma non guarirò mai?” chiese Max. Diabetella si aspettava questa domanda, “Anche quando diventerai grande, anche quando sarai… nonno – Diabetella ridacchiò all’idea di quel frugoletto di cinque anni già diventato nonno – dovrai sempre mangiare i cibi giusti, che sono sani e nutrienti e fare delle belle passeggiate. Non mi pare difficile!”

“Niente merendine, allora, e niente caramelle” sospirò imbronciato Max. “Non è vero Max. La mamma sa che esistono caramelle con poco zucchero e ogni tanto potrà dartene una, se proprio lo vuoi. D’altra parte – aggiunse – anche il tuo amico Tom alle feste non può mangiare nulla,  vero?” Max annuì “Anche lui ha un problema, che si chiama intolleranza: vuol dire che non può mangiare certi cibi. E poi Leo, il tuo amico della scuola materna, non porta gli occhiali? Anche lui ha un problema, Max: ci vede poco. Come vedi, non sei l’unico, molti esseri umani hanno qualche… difetto” Diabetella alzò le spalle all’ennesima spiegazione non scientifica e fu ripagata dal gran sospirone di sollievo di Max e dal suo sorriso.

“Hai capito tutto Max?” chiese Diabetella, svolazzando vicino alla finestra.

“Ora sì, Diabetella” strillò Max “E so anche che ci sono altri bambini con dei problemi, non mi sento più tanto solo. Grazie!” ma Diabetella era già volata via.

“Mammaaaa!” gridò Max correndo verso la cucina “Devo raccontarti una storia di camion e di scatoline!”

 

 

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