Il bullismo che fa crescere

E’ passato del tempo dagli episodi di bullismo in cui Leonardo è stato protagonista. Per fortuna, aggiungo. Non credo abbia dimenticato, anche se l’ultima frase pronunciata su quel bambino di cui è stato vittima è stata “Ma è anche mio amico”. Abbiamo temuto, a quei tempi, soprattutto dopo il primo episodio di bullismo, che l’equilibrio di Leo potesse risentirne, che, nonostante le rassicurazioni di tutti noi, potesse diventare un debole, un sottomesso. O che, al contrario, potesse lui stesso diventare un bullo, come spesso succede alle vittime.

In ogni caso, penso che il bullismo sia anche un modo per richiamare l’attenzione, per imporsi nei confronti dei più deboli, per reagire ad altra violenza, magari domestica.

L’argomento bullismo mi sta molto a cuore, chi mi conosce lo sa bene, se poi la vittima è mio nipote, figurarsi. Insomma, questo era per dire che nonostante il carattere pacifico di Leo, nonostante sia stato difficile insegnargli che non è usando le mani che ci si impone sugli altri, che la violenza chiama solo altra violenza, ho temuto che quegli episodi (in due diversi anni dell’asilo, come ho scritto qui e qui) potessero modificare il suo carattere mite.
Ieri, al parco, ho avuto la riprova che da quei brutti ricordi ne è uscito, e bene. Siamo andati al parco, e l’ho osservato mentre giocava con compagni e con bambini mai visti. Una mamma aveva portato dei gessetti e con quelli si accingevano a disegnare. Ognuno dei piccoli aveva la sua idea di cosa fare, di come fare, in perfetto conflitto con gli altri. Leonardo, in mezzo a quel trambusto non si è nemmeno alzato, ha solo detto “Ascoltate, ho un’idea, vi va di sentirla?”. Non ha cambiato tono, non si è agitato, niente. Ha pronunciato in tono normale quella frase ed è riuscito a catturare l’attenzione. Ha esposto il suo pensiero, tranquillamente, ha ribadito alle osservazioni degli altri, li ha convinti a fare quel che lui aveva proposto. In realtà non so quale fosse l’idea, ero tutta presa dalla situazione per ascoltare.

In realtà era già capitato. Magari con meno bambini, magari con amichetti e non con estranei, ma era già successo.

Ho capito che – anche se è ancora piccolo – la stoffa del leader ce l’ha, che sa come attirare l’attenzione degli altri e come convincerli, insomma, sarebbe un perfetto politico (ma speriamo di no). Certo, dalla sua ha il fatto che parla molto bene, usa termini che i coetanei spesso nemmeno conoscono, non è incline, per carattere, alla violenza. Ma gli altri non lo sanno.

Ha capito, senza saperlo, che il leader non è colui che impone (con la forza, fisica o morale)  la sua volontà, ma chi riesce a convincere che la sua tesi è la più giusta.

Ora, che abbia la stoffa del leader proprio non mi importa, non è indispensabile, nella vita. Se ce l’ha, meglio per lui. Quel che invece mi rende orgogliosa è il fatto che abbia capito che non ci si impone con la violenza, mai e con nessuno.

Il bullismo è il passato, che si è lasciato alle spalle, ma che ha fatto scuola.

 

 

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6 risposte a Il bullismo che fa crescere

  1. ivavitali scrive:

    Si ,qualcosa è successo anche a noi,in prima elementere, Il fatto è che le piccole bullette non sono state fermate dall’insegnante, nonostante sia stato chiesto il suo intervento da mia nipote! Dovevano risolvere il problema tra loro! Praticamente, quasi tutta la classe si è sentita autorizzata a comportarsi allo stesso modo ! A quel punto mia figlia è intervenuta! Ora le insegnanti conoscono meglio i bambini ,ma quel primo vizietto non è scomparso del tutto Almeno ora apprezzano la correttezza di quelli che si comportano bene! Però ancora qualcuno le sostituisce la penna nuova con quella finita,anche se ormai ha individuato quelli che lo fanno!Ora scriviamo con la penna indelebile nella ricarica il nome e la data ,e anche la mia firma!

    • WonderNonna scrive:

      Uh, non è stato certo merito delle insegnanti nemmeno nel nostro caso… Abbiamo chiesto di tenere d’occhio il bulletto, ma non l’hanno fatto, tanto che Leo è stato sgambettato dal compagno e si è tagliato la lingua, come avrai letto nei post precedenti. No, c’è stato un grande lavoro in casa, c’è stata la pediatra, psicologa infantile, che ha aiutato i genitori ad aiutarlo. Il pericolo, come dici tu, è che comincia uno e altri magari lo seguono! Non è difficile da capire, non mi capacito che un’insegnante non ci pensi…
      Per fortuna, almeno per ora, alle elementari è tutto un altro ambiente.

  2. ivavitali scrive:

    Tutto va corretto prima possibile,quando diventano adolescenti non si ottiene niente! Nella classe di mia nipote la maggioranza delle famiglie segue bene i figli e ci conosciamo ormai quasi tutti,ma in classe non ci siamo! La maggior parte dei bambini non frequenta il doposcuola , i compiti sono

  3. Mammapiky scrive:

    Caspita Anna ci hanno clonato i Leonardo…mi vedo il mio che interviene nelle risse dove tutti urlano e usano le mani e lui con una calma che non so dove trovi, inizia a spiegare e a argomentare. Tutti si fermano lo guardano prima perplessi poi iniziano a replicare a parole, spiegando le loro ragioni ma abbandonando la rissa. È’ successo così tante volte che le maestre mi hanno confessato di usarlo anche a questo scopo quando ce n’è bisogno.

    • WonderNonna scrive:

      Ma veramente…!! Oramai non mi stupisco nemmeno più della clonazione dei due Leo! Che sia il nome?:D Come hai detto tu, interviene nelle risse pure Leo e fa da paciere, incredibile!
      Insomma, morale dobbiamo proprio vederci, noi!

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