I fagioli e la tombola

POLENTA E FAGIOLI. Uno di questi giorni mi devo mettere d’impegno e rifarla, quella polenta con il purè di fagioli che faceva la mia mamma. Ci vuole tempo, bisogna mettere a bagno i fagioli la sera prima, lessarli, passarli al passaverdure, fare un bel soffritto d’aglio e poi unire il purè. Ah, dimenticavo, è indispensabile fare la polenta.

I fagioli secchi non mancavano mai nella dispensa di mia mamma. Erano la base dei piatti della cucina veneta, ma non solo. Sì, servivano per la pasta e fagioli, per il minestrone. Ma anche per la tombola.

FAGIOLI SECCHI PER LA TOMBOLA  Ah, giocare a tombola è sempre stato il mio passatempo preferito da quando ho imparato a contare. Nelle nebbiose serate d’inverno, il sabato sera, non eravamo mai soli. Venivano i cugini, oppure avevamo ospiti, parenti non so bene… ricordo solo la casa piena di gente che parlava concitatamente. Eravamo sempre tanti, si dovevano rimediare delle sedie, usare lo sgabello, la poltroncina della camera. E avevo sempre caldo, ricordo: vuoi perché c’era tanta gente, vuoi perché la stufa economica la sera dava il meglio di sé.

Dopo cena il momento tanto atteso: si sparecchiava ed ecco comparire la vecchia scatola che stava sopra l’armadio, con il sacchetto per i numeri, cucito a mano da mia madre. E  il chilo di fagioli secchi vuotato in mezzo alla tavola, perché tutti potessero prenderne un pugno e tenerlo in mano, pronti a segnare i numeri sulle cartelle di cartone, un po’ curve. Mia mamma ne prendeva sempre tantissime, e riusciva a non perdere nemmeno un numero. Era spessissimo la sua voce che gridava “quaterna!” o “tombola!” perché era molto fortunata nel gioco.

 

Ma quello che mi piaceva di più era il motto aggiunto ai numeri: “77, le gambe delle donne!” e tutti ad ammiccare. “47, morto che parla!”, “90, la paura!”. Il tutto rigorosamente in dialetto veneto, ovviamente. E sulla tavola non potevano mancare il fiasco di vino e le arachidi, da gustare mentre si giocava.

 

Ce l’ho anch’io, la tombola. Ma è quella orribile, con le finestrelle di plastica che si tirano giù. Niente fagioli… e niente atmosfera di quel tempo.

 

Questa voce è stata pubblicata in Com'era difficile essere figli e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *