I compromessi dell’educazione

Questo post non è stato facile da scrivere. Ci ho pensato e ripensato. L’ho scritto, l’ho buttato perché mi pareva troppo amaro, l’ho riscritto a fatica. Ma è una riflessione a cui vi invito.

Ora che sono in immobilità forzata mi rendo conto di tante cose. Cerco di essere più autonoma che posso, ma non in tutto riesco. Per esempio, lavarmi è un problema.  E sono consapevole del  fatto che mia figlia sottovaluta quel che mi è successo, scuote la testa quando parlo di fisioterapia per riprendermi più velocemente. Pensa che me la cavi benissimo da sola, che se mi lamento un po’ siano tutte storie, che sono pigra e contenta di starmene a far niente. Telefona, ma viene solo se è indispensabile, anche se non lavora in questo periodo, tanto c’è mio marito. Certo, abbiamo avuto l’influenza e io per prima le ho detto di star lontana per un po’. Insiste nel dire che devo usare le stampelle, anche se ribadisco che più di qualche passo non riesco a fare.    E questo gliel’ho concesso io, tanto, tanto tempo fa. Non c’entra niente? Sì, invece. Le ho concesso di prendermi un po’ in giro, di trattarmi come compagna, e non dovevo. Sono più che mai convinta che la colpa sia mia, che sarebbe stato meglio meno confidenza e più rigidità. E’ un errore in cui è facile cadere.  Se rispettasse di più quel che sono, come sono, sarebbe più attenta anche alle mie, di esigenze.

E non credo di essere l’unica a pensarla così, perché qualche giorno fa una mia amica mi ha detto “Io so che se dovesse avere bisogno, dovrei cercarmi una badante, perché mia figlia verrebbe una, due volte, poi si scoccerebbe troppo”.

So che molti di voi scuoteranno la testa, ma l’eccessiva confidenza non porta – a lungo termine – niente di buono. Se metti in discussione le mie idee, metti in discussione me. E ti permetti di mancarmi di rispetto, quando dico la mia, di trattarmi con sufficienza. Molto fa il carattere, per carità, ma molto dipende anche da come sei abituato ad agire.

Io per prima, quando mia figlia era ragazzina, ascoltavo e discutevo le sue ragioni. Ma mi sono accorta che a volte era un errore. Siamo noi i genitori, quindi ci devono essere dei limiti, ci deve essere un momento in cui si dice “Ho detto no, ti ho spiegato il perché, ne abbiamo parlato e ribadisco il mio no”. Non ci devono essere compromessi nell’educazione. Sono rigida? No, ho accumulato esperienza. Sono più che convinta che un po’ di regole, una certa rigidità siano  importantissimi, se vogliamo che i nostri figli capiscano che non ci sono deroghe.

Il pericolo è che si mettano al nostro livello, che discutano sulla loro educazione, che vogliano fare di testa loro e che noi, presi alla sprovvista o momentaneamente convinti, o semplicemente stanchi di discutere, si acconsenta alle loro richieste.

E il passo successivo sarà che non avranno rispetto per noi. Sono esagerata? No, non credo. Io sono stata amica di mia figlia, in un certo senso, ma proprio per questo so di aver lasciato che lei mettesse in discussione cose che per me non erano discutibili, e me ne pento.

Certo, la mia generazione non è stata fortunata. C’era un rigore morale che oggi non c’è più. C’era poca confidenza con mamma e papà. C’era l’ubbidienza cieca e il divieto di ribadire, tutte cose che oggi per fortuna non ci sono praticamente più. Per fortuna, ho detto. In realtà abbiamo l’abitudine, anzi, ci vantiamo, di lasciare che i nostri figli dicano la loro, cosa che una volta non era concessa. Io sapevo che c’erano dei limiti, e stavo ben attenta a non superarli. Non era paura, era consapevolezza che più in là di tanto, non potevo andare.

Cerco di arrangiarmi, nel frattempo. Conto su mio marito, che non si lamenta. Ma ingoio un po’ amaro.

 

 

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12 risposte a I compromessi dell’educazione

  1. Mamma avvocato scrive:

    Francamente, considerato quanto tu e tuo marito avete fatto e fate per i vostri nipoti, il comportamento di tua figlia pare poco giustificabile.
    Non so se sia imputabile alla eccessiva confidenza o a carattere un po’ egoistico.
    Sono d’accordo, però, sul fatto che a volte si rischi di dare troppo confidenza e perdere autorevolezza e rispetto, che poi è difficile recuperare.
    Me ne sono accorta sul lavoro, con colleghi e clienti, e con i parenti.
    Mi fai riflettere anche sul rapporto con mio figlio. Grazie!

  2. Mamma Piky scrive:

    Sai Anna penso che wuest’atteggiamento sia più che altro dettato da due aspetti diversi: il primo e’ la voglia di rivederti presto in forma, di spronarti e cercare di darti quella forza che tu hai sempre dato a lei magari non rendendosi conto che sotto l’aspetto pratico, una mano sarebbe molto utile. Il secondo è dettato da una sorta di rifiuto che un figlio ha nel vedere il genitore malato, vulnerabile e nel prendere consapevolezza che invece si tratta di una persona normale che può aver bisogno di aiuto. Quando si è ammalato papà, e’ stato tremendo, devastante. Il ceppo di casa, che ci aveva sempre sorretto e guidato, improvvisamente non riusciva più a far nulla da solo, aveva bisogno di noi, sia fisicamente che moralmente e nonostante noi ci siamo prodigati in tutto e per tutto, e’ stato difficile da accettare e comprendere. C’erano giorni in cui facevamo finta che tutto fosse normale, cercando di vivere la vita di sempre e di sicuro in quei momenti eravamo meno presenti. Oggi con il segno di poi, ti dico che era una difesa, che serviva più a noi che a lui ma che ci aiutava a rendere più sopportabile il momento. Ora so che per un genitore, chiedere aiuto a un figlio, e’ inconcepibile ma se tu lo facessi, vedresti che lei non si tirerebbe mai indietro e che questa assenza che ora ti sembra egoismo, in realtà è solo un disperato bisogno della tua presenza. Forse ho fatto un discorso un po contorto ma il sacco e’ che tua figlia ti ama e se ne parlate, tutto troverà una soluzione e saprà spiegarti e aiutarti come meriti. Un abbraccio…Questo post è pieno di dolcezza!

    • WonderNonna scrive:

      L’ho appena scritto qui sopra, Maria Elena. Avete ragione da vendere, tu e Aline. Guarda, sotto l’aspetto pratico, come dici tu, importa meno. Quel che mi manca è la sua comprensione, ma, effettivamente, so che è arrabbiata perché sono così. Ho scritto il post in un momento di crisi, che dura da qualche giorno, ma non per cattiveria, anzi. Da un lato mi piacerebbe che lo leggesse, dall’altro so che si arrabbierebbe e che si difenderebbe, che discuteremmo. Non vorrei chiederle aiuto, vorrei che lei si offrisse di più, semplicemente, perché siamo una famiglia, e perché quando lei ha bisogno, noi corriamo. Mi basterebbe, insomma, un po’ di supporto morale.

  3. I miei genitori non mi hanno dato degli esempi di “ottimi figli” quando i loro genitori hanno avuto bisogno eppure si aspettano da me che io lo sia chiamandomi da quando ho 4 anni “bastone della loro vecchiaia”.
    Io se mia mamma ha la birindite, con due bimbi piccoli, sola dall’alba al tramonto tutti i giorni e a 13 km da lei, corro da lei, lei per me corre solo se sto malissimo e onestamente meglio non corra almeno è segno che sto benone.
    Ma non reputo questo differente modo d’agire all’amore e al rispetto ma all’onestà.
    Mia madre non sa accettare e quindi ammettere che io stia male, più male di un leggero mal di pancia o di una febbriciattola, mia madre si è chiusa gli occhi di fronte alla mia depressione post-parto, alla mia fobia sociale, ai miei 3 anni da incubo, lei non ha mai voluto accettare.
    Forse per tua figlia c’è anche questo: non accettare la gravità della situazione, miimizzarla ma non per non rispetto.
    Resta sia sbagliato e che ci si resta male a sentirsi all’ultimo dei loro pensieri, ma le persone vanno prese per come sono, non me lo hai insegnato tu nei nostri scambi?
    Coraggio Wonder, la condizione attuale non aiuta ad essere su d’animo, ma non abbatterti, passerà e tornerai a sorridere dei tuoi guai. Un abbraccio.

    • WonderNonna scrive:

      Grazie mille Aline. E, brava come sei, hai centrato il problema. E’ verissimo quel che dici: spesso non si accetta che la persona a cui vuoi bene stia male. L’ho provato anni fa, di fronte ai primi acciacchi di mia mamma: mi ci arrabbiavo. Infatti sono convintissima che sia proprio questo quel che ha in testa mia figlia, che non sia menefreghismo, semplicemente non vorrebbe che io stessi poco bene e lo dice nel modo sbagliato. Mi spiace non averlo chiarito nel post, ma ti ringrazio per lo spunto di riflessione, perché mi ci hai portato.

  4. ivavitali scrive:

    Quando mia mamma si fratturò un braccio per la prima volta ero molto giovane e non credo di averla aiutata abbastanza! Quando mi sono operata alla mano nessuno mi ha aiutato, non mi pettinavo, indossavo una tuta XXL,che potevo infilare con la sinistra e un cardigan di mio marito! E anche ora non credono che ho dei problemi con la mano.La verità è che le mamme non possono essere deboli,le abbiamo cresciute con questa idea! il papà deve riguardarsi,anzi, se non lo fa è colpa mia! Credo che specialmente con la prima figlia non ci siamo ancora chiarite, anche se mi lascia crescere sua figlia con la massima fiducia…forse è molto comodo! Quando in casa ci sono stati problemi più gravi ha collaborato molto,ma non riguardavano me, io non posso averne! Come avrai capito le situazioni non sono molto diverse da nord a sud

    • WonderNonna scrive:

      Infatti, vedo, vedo. E sono sempre più convinta che noi mamme dobbiamo essere sane e forti, sempre. Anche se non è così.

  5. Icelady scrive:

    Ciao Anna,
    si si.. sono proprio io.
    Tua figlia ti legge, come ti leggo io, anche se non te lo diciamo che lo facciamo. A me pare scontato, anche se mi rendo conto che troppe volte diamo per scontato tante cose.
    Abbi fiducia in tua figlia come hai sempre fatto.

    • WonderNonna scrive:

      Icelady!! da quanto tempo non sentivo questo “nome”! E che piacere averti qui. Tu lo sai quanto tengo a te (e alla tua famiglia) e al tuo parere su ogni cosa, sei una di famiglia oramai. E proprio perché siamo così amiche mi fido di te, che sai tutto di me. Ho fiducia, e lo sai, in mia figlia, come potrei non averne? So che è un po’ arrabbiata perché son messa così, vorrei solo che capisse che non mi sto crogiolando, ma che io per prima non vedo l’ora di uscirne!

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