I bambini, le regole e le punizioni

Accidenti, a volte me le tiro da sola… Non ho fatto in tempo a pubblicare l’ultimo post, con l’esempio di Leonardo che a volte a scuola si fa riprendere, che ecco che succede di nuovo. E le conseguenze sono state pesanti, stavolta. Il che l’ha portato ad essere punito, e ha portato me a scrivere questo post.

Allora, prima delle vacanze di Natale è successo che uscisse da scuola dicendo “La maestra mi ha mandato fuori dalla classe”. Lui, l’ho già detto, non sa tenersi un cecio in bocca, quindi deve “liberarsi” e lo fa raccontando sempre la verità. Tornando al fatto che è stato mandato fuori, non è successo una o due volte, ma almeno quattro, a quanto ricordano mamma e papà. Il motivo è sempre lo stesso: chiacchiera.

Lui, che ha imparato a parlare prestissimo e in modo più che corretto (abbiamo sua sorella Isabel che ancora oggi dice “eriamo” al posto di “eravamo” e ci fa morir dal ridere quando coniuga i verbi) non ha mai smesso. Chiacchiera dalla mattina alla sera, ovunque. E’ un gran affabulatore, è curioso, legge tantissimo e quindi soprattutto con i bambini della sua età, ha un gran successo. Questo non sarebbe un problema, almeno non lo è se non  per il fatto che lo fa anche a scuola. Mamma e papà con pazienza gli hanno detto  e ridetto “Sai che si rispettano le regole, che non si può chiacchierare. Quindi perché lo fai?”. Risposta “non lo so”.  Parlare viene d’istinto, difficile dire il perché si parla.

Ora, ha sette anni, fa la seconda elementare e bisogna pur fargli capire che non può continuare così. Quindi i suoi genitori lo puniscono: senza tv una settimana /due/tre a seconda della gravità della punizione.  Sembra esagerato, ma spesso ha degli “sconti” se, per esempio,  prende 10 e lode. Il fatto è che capita che ne prenda 4 o 5 la settimana, quindi le punizioni si accorciano. Ma non ha funzionato comunque.

Venerdì pomeriggio ha raccontato l’ennesimo “La maestra mi ha mandato fuori”. Interrogatorio del papà: “Spiegami perché l’hai fatto di nuovo, Leonardo. Prima di Natale avevi promesso”. L’ennesimo “non lo so”. Stavolta però il papà voleva andare a fondo: ha chiesto se parlava per un’emergenza (aveva per caso perso la gomma che gli serviva? Stava poco bene?) e qui Leo ha risposto di no, non c’era stata nessuna emergenza. Papà non ha lasciato correre “E quindi, perché chiacchieri?”. Niente, non lo sapeva. Tanti “non mi ricordo” e tanti “forse, ma, però” che non hanno portato a niente.

Un po’ incredulo, di fronte a tanti “non so, non mi ricordo”, papà ha chiesto la mia opinione. E ho detto anche io la mia, ma probabilmente non dovevo. Credo di aver capito che Leonardo si è sentito sotto interrogatorio, si è confuso, non sapeva più cosa rispondere. E proprio quando cercavo di spiegare che non era un interrogatorio, ma la voglia di capire perché trasgredisse le regole, è scoppiato a piangere. E’ così che mi sono accorta che era meglio se non parlavo. Invece di aiutarlo, ho probabilmente peggiorato la situazione e non avrei voluto mai.

Se conosci le regole, le rispetti, sennò le punizioni si fanno   pesanti, e Leo lo sa. Ma c’è un sottile confine, che va rispettato.  Questa volta non è stato semplicemente sgridato, anzi. Si è cercato di ragionare con lui, e la cosa è durata un po’. Lui era a disagio, non sapeva più cosa fare e mi hanno intenerito le lacrime, la sua umiliazione e le sue scuse con abbraccio a papà (e più tardi a mamma). Ha promesso (di nuovo) che non lo farà più anche perché la prossima volta la punizione sarà decisamente più pesante, hanno sentenziato i genitori.

Ora… per quanto sia giusto, assolutamente giusto riprenderlo, mi chiedo: e se la prossima volta semplicemente non raccontasse la verità? Cioè, il famoso confine: son stato di nuovo allontanato ma stavolta  non lo dico perché a casa mi puniranno e   di nuovo mi sgrideranno. Ecco, io non vorrei che Leo, bambino sincero a tutti i costi, cominciasse a “farsi furbo”. Vorrei che continuasse ad affrontare, come fa, le conseguenze dei suoi errori. Per questo parlo di confine. E’ giusto indagare, cercare di capire, ma bisogna stare attenti, c’è un limite. Non è forse vero che si dicono bugie per difendersi?

Il problema è che ogni bambino ha il suo, di limite. Io credo che l’episodio di venerdì   sia servito a Leonardo, ma so anche quanto sia difficile per lui non parlare. Staremo a vedere. (foto Pinterest)

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8 risposte a I bambini, le regole e le punizioni

  1. ivavitali scrive:

    Mi sa che questo bimbo a scuola si annoia, L e insegnanti cosa ne pensano ? Comunque anche loro dovrebbero aiutarlo a trovare il modo di stare zitto, magari leggendo qualcosa o disegnando, quando lui finisce prima un lavoro. Mi pare di capire che è molto bravo.

    • WonderNonna scrive:

      In effetti lo è, Iva. E anche io ho il sospetto che si annoi. Le insegnanti sono molto soddisfatte di lui, visto che è uno dei primi della classe, e minimizzano assolutamente il fatto che chiacchieri, Non ha mai preso una nota, cosa che Leo teme in assoluto più di tutte.

  2. ivavitali scrive:

    Non c’è da preoccuparsi , fra un annetto neanche si ricorderà più ……oppure si farà ascoltare

  3. Mammapiky scrive:

    Ho il sospetto anche io che si annoi, e’ un problema piuttosto comune tra quei bambini che sono un passo avanti rispetto alla classe che frequentano. Di questo dubbio forse ne parlerei con le maestre, non per scusarlo ma per cercare di capire senza ripetere l’interrogatorio che come dici tu potrebbe portarlo a farsi furbo pur di evitare punizioni. In fondo se lui dice che non lo sa perché chiacchiera, e’ perché forse non lo sa davvero, gli viene d’istinto magari proprio per i scarsi stimoli. Facci sapere come si evolve, di sicuro è un’esperienza che accomuna molte di noi.

    • WonderNonna scrive:

      Infatti c’è stata una chiacchierata con le maestre… Da un lato è vero, si annoia, soprattutto quando c’è la lettura ad alta voce, un pezzetto per ciascuno. Mentre aspetta che tutti finiscono, ci scappa la chiacchiera. Le maestre lo vedono molto impegnato nelle attività nuove, per esempio, e sono contente di lui. Detto questo, quando deve fare una scheda si distrae facilmente, quindi ha bisogno di capire che deve finire nei tempi.
      Bisogna essere attenti, perché il rischio è davvero quello che impari a dire bugie…

  4. drusilla scrive:

    Credo che il problema sia la noia, probabilmente è molto bravo e deve per forza seguire il livello dei suoi compagni.
    Per questo adoro quelle scuole che stimolano i bambini considerando il loro livello e non pretendono ti ottenere lo stesso livello di apprendimento per tutti i bambini in classe. Non è giusto!

    • WonderNonna scrive:

      Ma infatti! Ogni bambino ha i suoi tempi. Tieni presente che ci sono due bambini stranieri, arrivati quest’anno, che non sapevano nemmeno una parola di italiano. Per carità, giusto aiutarli, ma bisogna dare uno stimolo agli altri, altrimenti subentra la noia.
      Adesso Leo è molto bravo, è vero… speriamo continui così.

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