Genitori e figli, come cambiano i rapporti

genitori e figliQuando sei bambino, il ruolo dei tuoi genitori è primario. Ma quando si diventa adulti la vita corre, si aprono nuove strade, nuovi rapporti affettivi e mamma e papà scendono un gradino nella scala delle priorità. Non cambia l’affetto, cambia il tipo di rapporto, e da giovani non ce ne rendiamo conto.

Io ricordo bene com’ero angosciata all’idea di perdere mia mamma, quand’ero piccola. E’ una paura comune nei bambini, e io non ne ero immune. Uno dei miei incubi più spaventosi era ambientato in un futuro improbabile, dove ogni notte bisognava sacrificare alla luna un essere umano (!). Un giorno fu scelta mia madre e io urlai talmente tanto che mi svegliai piangendo e singhiozzando. Mia madre è stata un punto di riferimento nella mia crescita, anche se il suo carattere non le concedeva gesti di tenerezza o abbracci. Io la accettavo così e non l’avrei cambiata per nessuna ragione. Ascoltavo il suo parere sempre, anche se non avevamo confidenza, e non mettevo mai in dubbio la sua parola. Certo, crescendo gli screzi ci sono stati, quelli tipici dell’adolescenza, ma io ho continuato a considerarla la persona più importante della mia vita.

Poi mi sono sposata, e qui c’è stato il primo cambiamento. La chiamavo sempre, ma la mia vita era diversa. Anche se potevo aver bisogno di avere il suo parere più volte al giorno, nelle piccole cose mi arrangiavo, facevo come meglio credevo, ed era giusto così. Un lieve distacco, imposto dalla vita. Avevo la responsabilità di una famiglia, non potevo (e forse non volevo) chiedere a lei come gestire la casa, il mio tempo libero, lo stipendio. E’ iniziato un rapporto diverso. Forse lei sentiva che ero diventata più autonoma, che le chiedevo consiglio su come fare il sugo ma non – per esempio – su come ordinare l’armadio. E se non chiamavo io, chiamava lei. Abitavamo piuttosto lontane, ai tempi, e ci si vedeva una-due volte la settimana. Credo che a lei bastasse guardarmi per capire se andava tutto bene, anche senza chiedermi niente.

Quando sono diventata mamma c’è stato un piccolo passo indietro, ma proprio piccolo. Una volta uscita dall’ospedale credevo sarei stata più “sicura” andando a stare per un po’ da lei,  pensavo che avrei avuto bisogno di un sostegno morale e pratico, con una neonata. Ha cercato di consolarmi quando piangevo perché non avevo latte, mi ha aiutato ma io ho resistito tre giorni, poi sono tornata a casa mia. Ho imparato a gestire da sola mia figlia, anche se lei veniva due o tre volte la settimana a vedere la nipotina, ma era un’ospite, in quelle occasioni.

Ho avuto bisogno di lei, quando sono tornata a lavorare e ho lasciato la piccola alle sue cure. Ero tranquillissima, mi fidavo ciecamente di mia madre, che adorava la bambina. Avrei voluto rimanere a casa, ma non potevo, quindi – visto che abitavamo lontane – sono stata costretta a lasciare la bambina anche di notte, e visto che la piccola non voleva saperne di dormire, per mia madre è stata dura. Quando è cresciuta e cominciava a capire che con mamma e papà poteva stare solo durante i week end e poche ore in pausa pranzo, non ha voluto più saperne di stare dai nonni e quindi mi sono licenziata.

Ricordo bene i tre mesi di preavviso, dove io e la piccola contavamo i giorni. E alla fine mi sono ritrovata a fare la mamma a tempo pieno, con grande felicità di entrambe e tanti sacrifici economici. Mia madre ne fu sollevata, era stanca e non aveva più voglia di fare la nonna a tempo pieno, anche se era ancora giovane. Non mi ero mai resa conto di come fosse gravoso, per lei, in certi giorni, non avere un attimo di sosta perché doveva occuparsi di mia figlia. Si lamentava per i malanni dell’età e io ero abbastanza scettica. Quando sei giovane ti pare impossibile non riuscire più a piegarti bene, a fare di corsa le scale, ad essere sempre piena di vigore. Lo capisci molto più in là. Quando mia mamma si lamentava io pensavo che la mettesse giù dura, che un po’ ci marciasse, insomma. Sbagliavo, probabilmente.

Mia figlia cresceva, la nonna era lontana e la si vedeva solo una volta la settimana. In quel periodo spesso mi chiamava dicendo “Non ti fai mai sentire”. Io sbuffavo, avevo mille cose da fare, pensavo di avere altre priorità. Noi figli a volte siamo un po’ ingrati. In realtà hai la tua famiglia, marito, figlia, il lavoro (ero tornata a lavorare) e non puoi umanamente condividere con mamma tutto quel che accade. La lasci un po’ da parte, è la vita.

Gli anni sono passati velocemente. Mia madre è invecchiata e io per fortuna avevo cambiato casa, eravamo vicini, ora. Ma il cambiamento più grande è stato rendermi conto che mamma e papà invecchiavano. Confesso umilmente che c’era un abisso ora, tra noi. Troppe le cose non dette per mancanza di tempo, vite che hanno proceduto su binari diversi. Vedersi era un’abitudine, ma a parte le novità più grosse, condividevamo poco. Ci sono cose che non dici a mamma perché sai che non approverebbe, non capirebbe, e non hai voglia, quando la vedi, di discutere, quindi non dici nulla. E questo allontana un po’, separa. Lo dico col senno di poi.

Purtroppo invecchiamo tutti. E c’è chi, come mia madre, da pigra com’è sempre stata, è diventata sedentaria e indifferente al mondo che la circondava. Non è stato facile, visto che c’era anche da fare i conti con un carattere duro e un po’ autoritario. Ma era lei che aveva bisogno di me, e io, che avrei dovuto ricordare quanto aveva fatto per me, non ho fatto abbastanza per lei. Avrei dovuto sopportare i suoi lamenti con maggiore affetto, avrei dovuto ascoltarla di più e consolarla perché in quel momento ero io la madre e lei la figlia. Ma non è andata così, e non me ne pentirò mai abbastanza.

Quel che volevo dire è che quando si invecchia si capiscono molte cose che prima non potevano, proprio per via dell’età e della vita che scorre, capire. Questo è un invito alla riflessione, a fermarsi un attimo, rivolto alle giovani donne, mamme e non. Io, se avessi la bacchetta magica e tornassi indietro, so che darei la giusta importanza alla quotidianità e ai sentimenti, alle piccole cose, agli sguardi, ai silenzi che gridano.

Credo che sia importante trovare il tempo di condividere, sempre. Una telefonata, uno sfogo, un’arrabbiatura, un’emozione. Bisogna trovare il tempo di condividere, per tenere vivo un rapporto.

Sono mamma, nonna, e capisco solo ora cosa vuol dire essere figlia.

 

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8 risposte a Genitori e figli, come cambiano i rapporti

  1. Fabiola scrive:

    Bellissimo. Bellissimo post.❤

  2. drusilla scrive:

    Bellissimo!
    Ti confesso che la distanza, la lontananza da mia madre mi ha fatto capire tante cose. Vivendo all’estero, non potendo vedere quotidianamente mia madre e soprattutto non potendo godere della susa compagnia fisica mi sono resa conto di quanto lei per me sia importante. Per questo ogni giorno mi prendo poco più di mezzora per chiamarla via skype, per questo ci inviamo un’infinità di messaggi via whattsapp, per questo cerco di starle il più vicina possibile anche se siamo molto lontane.
    Sono stata una figlia egoista e talvolta troppo attenta ai miei problemi personali, da quando vivo all’estero ho capito quanto sia importante per mia madre parlare ed essere ascoltata da me, quanto le piccole cose ed i piccoli gesti la rendano felice.

    • WonderNonna scrive:

      Come sempre, cara Drusilla, diamo per scontato quello che abbiamo, e ne sentiamo la mancanza quando non l’abbiamo più. Sono felice per te, che hai capito molto prima di me qual è la strada giusta!

  3. Silvia Fanio scrive:

    A casa mia, per una serie di vicissitudini, ho finito per essere un po la cenerentola di casa, quella che corre sempre quando gli altri hanno bisogno, ma quella per cui nessuno corre, perché ci sono cose più grandi delle mie piccolezze ed io me la so cavare.
    È stato difficile accettarlo, ma l’ho fatto.
    Ciononostante io e mia mamma non ci vediamo praticamente mai, ma ci sentiamo quotidianamente via messaggio o al telefono.
    Da tanto tempo, credo, i ruoli si sono invertiti.
    Sono io che ascolto i suoi sfoghi e che la rassicuro, le indico la via, le do coraggio.
    Se da un lato so che faccio del bene, dall’altro un po’ sono arrabbiata col destino.
    Mi manca la mia mamma.
    Ma la vita è così.
    Perciò ho scelto di vivere mia mamma in modo da non avere rimpianti, un giorno, per le cose belle che non le ho dato.
    Non mi faccio aspettative e quando capita che i ruoli ritornino quelli giusti, ne sono felice.

    Hai ragione. Bisogna essere mamme,per capire la propria mamma.
    Credo che sia perché sono mamma che abbiamo comunque un legame forte, nonostante tutto.

    Grazie Annamaria per questa profonda riflessione sulla maternità!

  4. WonderNonna scrive:

    Grazie a te, per avermi letto, cara Silvia. Il succo di quel che volevo dire l’hai detto tu, i ruoli a volte si invertono, ma manca la mamma, quella figura insostituibile che dovrebbe essere d’appoggio. E invece si scopre che è lei ad appoggiarsi a te.
    Sei brava, hai già capito e stai facendo la cosa migliore, cosa che io non ho fatto. Il legame forte che avevo con mia mamma quand’ero piccola per una serie di cose si è affievolito. E non aggiungo altro. Ma avrei dovuto capire, avrei dovuto fare quel che hai fatto tu: caricarmi sulle spalle le mie responsabilità e accettare. Non rimpiangerò mai abbastanza di non averlo fatto.

  5. mammamedico scrive:

    che bel post! lo leggo e dentro di me so che hai perfettamente ragione. ma il difficile è metterlo in pratica. mia mamma era casalinga. c’era sempre, sapeva sempre tutto ed io le ero attaccatissima. ma solo nel tempo ho realizzato che era un rapporto morboso. tant’è che quando nel tempo la vita, come scrivi giustamente tu, mi ha portato a scelte e vissuti diversi, lei in parte me li ha rinfacciati. quelle volte che cercavo di ritornare figlia “accudita” mi sentivo comunque giudicata. e anche adesso, con i miei bambini, che adora e per cui è preziosa, mi sento sempre sotto la lente d’ingrandimento per i loro comportamenti o per le nostre scelte. non è facile dunque rapportarsi perchè non sempre c’è in me la giusta serenità per farlo…

  6. WonderNonna scrive:

    Ecco, hai detto una cosa che nel post avevo dimenticato… Hai ragione, ci si sente sempre sotto la lente di ingrandimento e questo. per quel che mi riguarda, mi metteva in ansia e in soggezione. Anche mia madre adorava mia figlia, credo l’abbia amata mille volte più di quanto ha amato me. E le ha perdonato cose che a me non avrebbe mai perdonato. E questo mi ha destabilizzato ancora di più.

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