Facciamo finta che…

 

Io credo che ogni bambino abbia un sacco pieno di fantasia nella sua testolina.Ogni tanto c’è la necessità di aprire quel sacco, tirarne fuori un po’, di fantasia. E sono convinta che a loro piaccia molto.

Dai in mano a un bambino un… niente, e la fantasia si scatena. Due cuscini sul divano diventano una capanna. La scatola vuota dei biscotti l’ospedale degli animali. Un pezzo di carta ritagliato e ci si inventa un re.

Il fatto è che i bimbi moderni non hanno mica tempo di aprire quel sacco. C’è ovunque qualcuno pronto a sostituirsi. I giochi già predisposti, che superano a volte la fantasia dei bambini. C’è la tv.

Quand’ero bambina io il gioco ricevuto da Gesù Bambino diventava, volere o volare, il protagonista attorno al quale scatenare la fantasia.

E se era una bambola il gioco era facile: dagli con i vestiti, cullarla, inventarsi un lettino (con – appunto – molta fantasia) una collana fatta con l’elastico e un bottone. La parola d’ordine con le amiche era “facciamo finta che…”.

“Facciamo finta che tu sei la mamma che va a fare la spesa” e giù a litigare perché tutti volevano fare il salumiere che aveva – santa patata – dei sassolini che erano i soldi,  dei pezzetti di carta per incartare la spesa, dei fagioli secchi (che in casa mia non mancavano mai) delle foglie, rametti etc etc. Un’apoteosi di cose a sua disposizione, insomma.

I maschi di solito l’avevano vinta: facevano i bottegai. Ma noi femmine ci vendicavamo andando dalla sarta (tiè) e quindi perdendo tempo a tagliuzzare ritagli di stoffa che diventavano abiti che più originali non si può.

L’anno in cui Gesù Bambino ha avuto la bontà di regalarmi un piccolo pianoforte sono entrata in crisi. Va bene la fantasia, ma dopo aver strimpellato e cantato, facendo finta di essere una cantante, un paio di volte, i miei amichetti si son stufati di brutto. E quindi sono tornata alla bambola dell’anno prima, che nel frattempo aveva avuto un incidente da usura: era senza una gamba, porella.

E giocavamo per ore e ore, mica ci si stufava. Anche perché non c’era alternativa. Anzi no. L’alternativa c’era: i giornalini. Oddio quanto ho amato Paperino, Topolino e compagnia bella. Ancora oggi mio marito a volte mi chiama e dice “Guarda, in tv c’è Paperino!” e io corro a vedere.

Ho imparato a leggere prima di andare a scuola, da un cugino “grande” che ha abitato per un po’ di tempo da noi. E lì mi si è aperto un mondo. Leggevo ovunque e in qualsiasi momento.  A volte mi immaginavo di essere Paperina, che trovavo irresistibile. Ed ero così immersa nella mia fantasia che mia mamma aveva un bel chiamarmi: manco la sentivo.

Poi c’era il commercio dei giornalini. Tu mi dai un Topolino vecchio e io ti presto un Corriere dei Piccoli della settimana scorsa. I giornalini erano una preziosa merce di scambio. Io ne compravo ben pochi, ma non so com’è, in casa mia ce n’erano sempre un po’ di copie, non mi ricordo assolutamente da dove venissero.

“Facciamo finta che…” ha funzionato anche con mia figlia. Anche se lei aveva tanti di giocattoli, il sacco della fantasia lo si apriva lo stesso. C’era sempre qualcosa da inventarsi. E confesso che mi divertivo come una matta, tornando bambina e giocando con lei. Ma anche guardandola giocare con le sue amichette. Un “facciamo finta che…” saltava sempre fuori.

Quando una cosa ti entra in testa, passassero mille anni, ti ritorna. Tant’è che pure con Leonardo è scattato il “facciamo finta che…” e gli piace un mucchio. Anzi, a volte mi anticipa. “Nonna, facciamo finta che tu sei un leopardo” e mannaggia, lì ce ne vuole di fantasia, ma va bene! “Anzi, no, tu sei un dinosauro piccolo, io uno grande ”. Perché la fantasia fa bene, ma con un occhio all’opportunità. Lui si tiene sempre l’animale più forte, non c’è verso.

E allora divento un dinosauro piccolo ma furbissimo. Così lui, che ha quello grande, sì, ma un po’ babbeo, chiede di fare cambio, ma non perché vuole vincere. Semplicemente gli piace che quel piccolo dinosauro si sia inventato tante cose. E quando ottiene il cambio, aggiunge qualche furbata frutto della sua, di fantasia.

 Alla fantasia bastano  tre parole magiche “facciamo finta che…”.

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