Disabilità e spettacolo

 

LA TELEVISIONE E I DISABILI

Anche se non sono una fan della televisione, qualche spettacolo lo guardo, se non ho di meglio da fare. Beh, ho i miei appuntamenti fissi con qualche serie di telefilm, ma gli show cerco di evitarli, anche se qualcuno potrebbe essere niente male.

Il fatto è che mi irrita notevolmente che spessissimo i disabili siano presi di mira, magari allo scopo di farci fare (sic!) due  risate. Non sopporto che si prenda un essere umano dal pubblico, visibilmente impedito fisicamente o mentalmente e lo si metta alla berlina, per ridere di lui.

 

Non sopporto nemmeno che si prendano in giro i grassi, figurarsi le persone diversamente abili. Far fare 20 piegamenti, per ridere, a un ragazzo di 130 chili, che non ce la fa nemmeno a toccarsi le ginocchia non mi fa ridere, mi fa rabbia, perché era inutile chiederlo, visto che era evidente che non ce l’avrebbe mai fatta.

E detesto cordialmente   anche chi si beffa delle persone anziane solo perché anziane e non più “attraenti”. Che le si inviti a ballare con un cavaliere notevolmente (anche se per finta) seccato, che invece agognerebbe ad una fanciulla ben tornita. Non solo non mi fa ridere, ma mi irrita e mi provoca una tristezza infinita. Ma come ti permetti, presentatore, di essere così poco umano?

I difetti altrui – probabilmente perché ne sono piena anch’io – non mi hanno mai fatto ridere. Persino la presa in giro di una categoria, di un popolo (penso ai film sullo stereotipo dell’italiano medio) mi dà  fastidio, così come chi   calca troppo la mano sui difetti fisici.

E’ una questione di dignità.

 

PROTAGONISTI MA MAI VINCITORI

E della dignità parlerei anche per un altro argomento, che ha sempre per protagoniste le persone più indifese: persone con la sindrome di Down protagoniste di varietà. Come si può portare un giovane affetto da questa anomalia cromosomica sul palco e farlo esibire, in uno spettacolo che cerca talenti? Si può apprezzarne l’impegno nel ballo (o nel canto), che può imitare sì, un ballerino, ma che non arriverà mai a dimostrarsi un talento in assoluto, per forza di cose. E illuderlo, promuovendolo alla fase successiva è inevitabile per i giudici, commossi dalla costanza e dalla perseveranza, anche se sanno che non vincerà mai, è una cattiveria. Se avessi un figlio con questa anomalia sarei al settimo cielo vedendo che si sforza di ballare, ma non mi verrebbe mai in mente di farlo esibirle, MAI.

 

Scusate, ma era troppo tempo che volevo dirlo.

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2 risposte a Disabilità e spettacolo

  1. antonellavi scrive:

    Sai bisogna guardare il bicchiero mezzo pieno o mezzo vuoto. Come ti pare
    Non guardare il fatto che potrebbero fare odiens . In quelle cose loro ci credono e che male c’è fargli fare una esperienza così. Per me non è strumentalizzazione per me si chiama opportunità. Ho un bimbo di 19 mesi con sindrome di down, non è affetto da una malattia, ma ha solo il terzo cromosoma in piu che gli implica un rallentamento e di essere seguito di più. E’ intelligente, è un furbone…..semmai un giorno mi chiedesse di portarlo li piuttosto che là, lo farei gli darei questa possibilità……:) Non so se mi sono spiegata

    • WonderNonna scrive:

      Non vorrei essere fraintesa, antonella… Se i bimbi sono felici, va tutto benissimo. Se hanno coscienza di affrontare un’esperienza che poi finirà, se pensano sia un gioco che comunque poi finisce, va tutto benissimo, ci mancherebbe altro!
      La mia paura è la strumentalizzazione altrui, tutto qui. Coloro i quali “sanno” che un ragazzo grasso non può fare certi esercizi e pensano che farglieli fare faccia ridere. Non so se ho reso l’idea.
      Io sono per la salvaguardia della dignità personale, ad ogni costo.

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