Come ti stropiccio i verbi

A me, generalmente,  i comici non fanno ridere. Cioè, sono ben pochi quelli che ci riescono, sono una tipa, per intenderci, che quando uno cade e si fa male, mica mi viene da ridere. Non rido a “Paperissima” se non quando ci sono bambini, mi fa orrore “Scherzi a parte” perché la mania di prendere in giro il prossimo e riderci anche su mi mette la pelle d’oca. Sarà anche perché mi immedesimo (tanto per cambiare).

Insomma, in linea di massima se mi piace un comico sorrido, e mi pare già abbastanza. Ridere è un altro discorso. Ammetto che rido più facilmente delle battute del nonno, che ha un umorismo sottile e pungente. Ognuno ride come gli pare, no?

Eppure… eppure quando Isabel, tre anni e mezzo, declina i verbi, non resisto, mi sbellico. E il bello è che non posso, almeno non davanti a lei, che si impegna tanto per trovare la giusta forma verbale e la corretta declinazione, mancandola clamorosamente il più delle volte. La vedi che si sforza proprio, tenera cucciola, ma non ce la fa.

Il fatto è che suo  fratello, alla stessa età, aveva una proprietà di linguaggio che quasi mi intimidiva. Lei invece, è diversa. Oh, sia chiaro, è una bambina molto, molto intelligente. Fa dei ragionamenti acuti e sicuramente più maturi della sua età, ma mi casca sui verbi.

“Mamma posso   un cioccolatino? Io… lo vuollo!”. Ecco, è quell’attimo che intercorre tra l’io e “vuollo” che la vedi quanto si sforzi di cercare di capire come esprimere quel “volere”, il dannato verbo che è così difficile esprimere  in modo esatto, e alla fine lo fa secondo una logica tutta sua. Il bello è che è tutta soddisfatta.

Puoddo avere il pane?” . “Isabel, si dice posso avere il pane” risposta “Evvabbè, hai capito, no?”.

“Nonna, ti ricordi quanto andavimino al mare?”. Ora, dico, sarebbe più semplice dire “andavamo”, ma  a lei piacciono le parole complicate, mi sa, e alla fine il succo è lo stesso “Si vabbè (le piace tanto vabbè), volevo dire che ci stavimo bene”. Eppure in casa si parla italiano, e anche correttamente.  Un po’ ci sentiamo in colpa, ma anche se la correggiamo  l’importante è capirsi, secondo lei. Il resto sono quisquilie da adulto. Il fatto è che quando annaspa alla ricerca del tempo verbale giusto, e poi spara le sue stropicciature, noi adulti giriamo la faccia per non ridere apertamente davanti a lei, che non è educativo e non l’aiuta.

Oggi a pranzo Leonardo ha azzardato un “se io avrei”, ci siamo girati a guardarlo e lui ha aggrottato la fronte “no.. non se io avrei…” lo abbiamo aiutato, alla fine ha sei anni ed è concesso ancora sbagliare,  ma sua sorella ha ribadito con un bel  discorso in cui ha piazzato un “avimo andando” che quando lo sento cerco di non soffocare dal ridere.

Non sappiamo esattamente qual è il meccanismo mentale che la porta agli strafalcioni, di sicuro non li sente in giro, ma così è (se vi pare, aggiungerebbe lei).

Insomma, pazienza se dice “golume” al posto di volume, “allipad” al posto di “Ipad”. Ma con i verbi mi sa che dobbiamo lavorare parecchio.

Questa voce è stata pubblicata in Leonardo e Isabel: un grande amore e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Come ti stropiccio i verbi

  1. Mamma Piky scrive:

    Sarà il nome, perché anche il mio Leo parla da sorprendere mentre la sorella in ostrogoto!!! Comunque tre anni sono ancora poco ci sta che la pronuncia non sia corretta, l’importante e’ correggerla senza forzarla. Di sicuro Anna, tanti strafalcioni li può sentire anche fuori in giro, e non e’ detta solo dai piccoli, perché capita di sentire adulti pronunciare cose indicibili!

    • WonderNonna scrive:

      Non me lo dire, che lo so! Ci sono adulti che potrebbero andare a scuola da Leo (il mio come il tuo :D), con verbi coniugati a caso. E a dirla tutta, anche tanti nostri onorevoli dovrebbero dare una ripassatina alla grammatica.
      Tre anni (quelli di Isabel) sono pochissimi e imparerà, pian piano. Per adesso ci fa ridere!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *