Chi ben “non” incomincia…

In realtà mi ero completamente dimenticata di questa “giornata no” estiva. Però, appena ho riletto quanto avevo scritto… l’ho rivissuta in pieno, ma mi son fatta due risate.

 

Ci sono giorni in cui il mio senso dell’umorismo va a farsi benedire. Perché è una buona cosa essere spiritosi, io credo, soprattutto se l’alternativa sono i musoni. Ed è una buona cosa soprattutto nei giorni in cui pare che non ci sia una cosa che vada per il verso giusto. Anzi, già che ci siamo, diciamo che va TUTTO per il verso sbagliato.

 Vi giuro che la giornata di oggi (che peraltro non è ancora finita…) si è svolta esattamente come ve la sto per raccontare. E se ve la racconto è per farvi fare due risate.

 Allora, in realtà tutto è cominciato ieri sera, nell’intervallo della mitica partita. Io non sono tifosa, ma rispolvero quel po’ di campanilismo in occasione di mondiali. In mancanza di mondiali, quest’anno mi sono ritrovata tifosa agli europei. Evvabbé. Son li che discuto con mio marito sugli schemi di gioco (di cui non capisco assolutamente nulla, ma che mi piace un botto criticare) quando squilla il telefono. E la notizia non è buona. Mio nipote Leonardo  si dev’essere preso  un virus intestinale, ragion per cui l’indomani avremo (io e il marito) entrambi i cuccioli in custodia cautelare. Si aggiunga che sabato ci sarà il battesimo della piccola, quindi siamo in preallarme. Che sono apprensiva già lo sapete, ma in queste occasioni non mi agito più di tanto. Certo, dose doppia di nipoti (di cui uno con la dissenteria) non è proprio il massimo, ma c’è il supporto del consorte.

In realtà non siamo al massimo della forma: entrambi ci trasciniamo un raffreddore che, vuoi con le botte di caldo, vuoi con quelle di freddo dell’aria condizionata, non migliora. Ma non possiamo mica dare forfait. Ci sarebbe da andare anche dal nonno bis (il mio papà novantadueenne) ma ci andremo domani sera.

Stamattina io mi precipito da mia figlia (5 minuti di macchina, sono circa 4 km) e trovo tutti svegli. Leonardo la notte passata  ha fatto la staffetta cameretta-bagno a intervalli regolari di un’ora, ma non ha mal di pancia, il che è già un sollievo. Mia figlia, con grandi falcate in giro per casa si prepara per andare al lavoro, dettando le regole: dieta stretta per Leo e prossime istruzioni dopo la telefonata alla pediatra. Mamma e papà stanno per abbandonare la dimora quando squilla sinistramente il mio cellulare. Io capisco quando il suono è sinistro, vuol dire brutte nuove. E infatti: mio marito ha la macchina in panne, che  non ne vuole sapere di muoversi. Quindi tocca andarlo a prendere. Parte mio genero in servizio di emergenza e scodella il marito in quindici minuti. Rimaniamo soli con ovviamente la casa che sembra Pompei dopo l’eruzione. Cerco di coordinare le idee con la piccola che parte a razzo gattonando fino alla camera del fratello e Leo che rovescia il cestone con la sua raccolta nutritissima di animali sul tappeto “Giochiamo, nonna?”. Effettivamente è un bel momento per giocare. Ma non faccio in tempo a rispondergli perché improvvisamente sento un “tac!” feroce. Io lo so che non mi crederete, ma l’elastico dei miei fuseaux mi abbandona imperterrito. Per fortuna ho una maglia lunga lunga che ha una cintura sui fianchi, ma non so quanto reggeranno. Subito dopo mia figlia mi comunica  telefonicamente che è necessario andare in farmacia a prendere i fermenti lattici e altro. Però i fermenti lattici non resistono al caldo, quindi “andare in farmacia muniti di thermos portatile e tornare a casa subito”. Sospiro, la prendo come viene, vesto i piccoli e andiamo tutti in farmacia con il mio bel thermos e i fuseaux che rimangono appiccicati alle gambe solo perché sono sudata come un cammello.

Ritorno a casa, metto in frigo i fermenti lattici, somministro la dose giusta a Leonardo che per fortuna non deve più correre in bagno e usciamo di nuovo, con meta parco giochi. Ne scegliamo uno vicino a casa, all’ombra. E lì mi tocca giocare a nascondino. Il che non è proprio malissimo, perché dietro l’albero riesco anche a tirarmi su i fuseaux, ma di correre, come vorrebbe Leonardo, non se ne parla perché se è vero che al parco ci sono solo altri nonni con nipoti, non è certo il caso di dar spettacolo vedendo una di loro in mutande!

Per il pranzo, il menù prevede riso e patate per entrambi i piccoli. Alla 11,30 la carovana si dirige verso casa. Ho serissimi problemi oramai: l’elastico ha dato il suo massimo e il bordo impietosamente scende. Arrivo al portone in emergenza assoluta, e in ascensore c’è la cessione completa.

Apro la porta di casa e arraffo un vestito  vecchio di mia figlia. Ok, sono in salvo. E senza pause, si va a preparare il pranzo, esausti. Per fortuna i bimbi son buoni e tranquilli. Ne approfitto per sistemare i giochi e le camere, mentre le patate cuociono.

Isabel non fa complimenti: alle dodici, che piova o tiri vento, lei VUOLE mangiare. Sono in ritardo di dieci minuti e lei me lo fa notare. Oh, si fa capire: guarda me che armeggio ai fornelli, guarda le pentole e gattonando arriva a tirarmi il vestito e a fare “Mhmmmm”, che in Isabellese vuol dire “ho fame!”. Infatti senza batter ciglio si strafoca una scodellona ipernutriente fatta sì di riso e patate, ma con aggiunta di brodo di verdura e pollo, olio e parmigiano come se piovesse.

Imbocco entrambi, a turno: Leonardo perché è abituato così con me, la piccola per necessità. Oddio, se gli si mettesse lì il piatto e un cucchiaio son sicura che con qualche disastro riuscirebbe pure a mangiar da sola. Leonardo decide che è simpatico versarsi mezza bottiglia di acqua addosso, io non sono dello stesso parere, e quindi bisogna correre a cambiarlo dalla testa ai piedi. Ma ce la facciamo, entrambi i piccoli alla fine mangiano (Isabel batte il fratello di almeno mezzo piatto) e dopo averli lavati e cambiati, è l’ora della nanna. Accendo l’aria condizionata per rinfrescare le stanze e… opss… anche la lavastoviglie. Per un po’ regge, poi salta l’interruttore. Ora, a casa mia so dov’è quello generale, a casa di mia figlia no. Ma alla fine lo troviamo, anche se ci costa l’ennesima sudata.

Mio genero esce prima dall’ufficio, perché “purtroppo” noi dobbiamo andare: mio marito ha una cosa seria da fare e gli serve la macchina, non ci sono storie.

Torno a casa con una gonna di mia figlia quand’era incinta, ma anche se ho rassettato alla bell’e meglio, so che per domani ci sono decine di cose da fare… ritirare le bomboniere, la torta, andare dal parroco etc etc.

Ovviamente pure casa mia assomiglia a un appartamento dopo un’esplosione: siamo fuori casa dalle sette del mattino! Ma la forza d’inerzia mi aiuta a rassettare, in attesa di potermi sedere dieci minuti, giusto il tempo di raccontarvi quel che avete letto. E poi dicono che siamo il sesso debole… tsk!

In realtà quel che temo è che succeda qualcos’altro, prima di sera. Che dite, stacco il telefono?

 

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