C’era una volta una casa di ringhiera

 

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“… il telefono non ce l’aveva praticamente nessuno nel condominio (due scale di 4 e 5 piani, 7 famiglie a piano). Il nostro  era un duplex., vale a dire che per risparmiare avevi una  linea in comune con un altro utente. Se chiamavano loro, noi non potevamo telefonare e viceversa. Il duplex era perfidissimo, se per caso ti serviva era sempre occupato.

Ma non è finita qui. Il nostro numero ce l’aveva mezzo condominio, per cui, la sera verso le otto (per essere sicuri di trovare qualcuno in casa) squillava il nostro telefono, i miei si allarmavano pensando alla disgrazia incombente ma in realtà era la  società Stipel, che funzionava per le interurbane tramite centralino e con prenotazione,  la quale avvisava che c’era una chiamata per la signora Rossi, per esempio.

Mia mamma, se la signora Rossi che cercavano era una vicina di casa, mandava me a chiamarla. E io, volente o nolente, correvo come un fulmine (eh, le interurbane mettevano il sale sulla coda!) ad avvisare la signora in questione…”

Ma se la signora Rossi, metti caso abitasse nella scala di fronte, mia madre non aveva remore. Urlava sul ballatoio “Signora Rossiiiiiiiiiii” finché questa non usciva e allora la mamma gridava “Telefono. INTERURBANA” a significare la gravità della cosa. Era una corsa frenetica. La signora Rossi si scapicollava giù per le scale e poi arrancava su fino al terzo piano da noi per poi urlare “Prontooo??” e scoprire che era il cugino del fratello della madre che voleva sapere come stava…”

 

Ecco un brano tratto da “C’era una volta una casa di ringhiera”, uscito ieri.

Questo libro è nato in un periodo buio, di stress, di tensione e anche di paura. Quando sento che c’è qualcosa che non va scrivo. E’ sempre stato così. La prima volta che mi è capitato il “periodo buio” stavo veramente male e non ci ero abituata. E dovevo uscirne. Così, un giorno, per esorcizzare le mie paure, mi sono messa davanti al pc e ho cominciato a battere sui tasti. No, non sono in grado di scrivere poesie, né di scrivere grandi romanzi. Ho cominciato a guardarmi intorno, a forzare quella parte di me che voleva sorridere. E ne sono nati dei racconti comici. Sì sì, comici. Era la vita di tutti i giorni, quella buona, ironica trasformata in qualcosa di surreale. La mia famiglia e gli amici apprezzarono molto. E finì lì.

Oggi invece è nato questo libro. All’inizio mi venne spontaneo buttar giù una serie di ricordi, e anche questa volta pensavo che sarebbe tutto finito in niente. Poi, man mano che procedevo, aggiungevo, aggiustavo il tiro ho capito che probabilmente stavolta era diverso.

Nella prefazione troverete una frase “questo libro l’ho scritto per me, perché ne avevo bisogno”. In realtà, spulciando tra i ricordi mi è apparsa la differenza tra ieri e oggi. Tra i bambini di ieri e quelli di oggi. Lo so, si chiama progresso. Ma il progresso ci ha fatto dimenticare anche il buono che c’era, quella parte di educazione che spesso non siamo più capaci di ritrovare. E in queste pagine non ci sono solo io, c’è un mondo così diverso che sembrano passati secoli.

Ci sono capitoli divertenti, altri che invitano a riflettere. C’è la storia di una bambina che ha avuto un’educazione come si usava a quei tempi: inflessibile. C’è un mondo un po’ nostalgico, ma solo un po’.

Quindi questo libro, che farà sorridere qualche nonna che ben ricorda la propria infanzia, potrebbe dare (ho detto “potrebbe”) dare qualche spunto alle mamme e ai ragazzi di oggi. Come si viveva senza cellulari e senza videogiochi, per esempio. O come affrontare “i grandi”, sempre giudici inflessibili. O, ancora, la conquista delle prime calze di nylon e il relativo reggicalze.

Non credo di aver scritto un capolavoro, ma solo un libro leggibile, scorrevole, pieno di aneddoti.

 

PS – Lo trovate sul sito di Youcanprint e su Amazon in versione cartacea, in versione ebook e per kindle tra qualche giorno. E a giorni lo troverete su tutti i maggiori siti online. Buona lettura.

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4 risposte a C’era una volta una casa di ringhiera

  1. Maria Elena scrive:

    Questo estratto mi dice già che il libro è perfetto per me, che ho vissuto l’esperienza del telefono in comune, solo che nel mio caso erano gli zii che stavano al piano di sopra ad averlo e che dal ballatoio delle scale urlavano a squarciagola se c’era qualche chiamata per noi. Mi ricordo la veste che facemmo quando ne installammo uno tutto nostro di un bruttissimo verde scuro ma per me più bello dell’ultimo modello di cellulare che trovi oggi.

    La scrittura è il mio psicanalista personale, anche se io non potrò mai fare qualcosa di grande come hai fatto tu, ma il blog è la mia terapia per tutto quello che gira storto e dopo sto meglio e pure tanto…

    Infine che posso dire per questo bellissimo pacchetto sotto l’albero se non che vado subito a scaricarmelo!?!?!

    Anna sei wonder e lo sai….niente di scalfiggera! Un grande abbraccio

  2. WonderNonna scrive:

    Tu mi tiri su di morale, Maria Elena. Sai che ho avuto grandi dubbi dopo aver dato il “visto si stampi”? Ho pensato di aver fatto una cavolata, qualcosa che non interessasse nessuno, all’infuori della mia famiglia. Le tue parole mi confortano molto, credimi.
    Pure io, l’ho scritto, uno la scrittura come psicologo, non è la prima volta, appunto.
    Stavolta ho pensato (forse mi sono illusa) che confrontare la vita di oggi con quella di allora magari ci faccia apprezzare di più quel che abbiamo.
    Grazie per tutti i complimenti. E dimmi il suo parere, ci tengo davvero tantissimo! Un abbraccio a te, amica mia

  3. Speranza scrive:

    Brava Anna. Ciò che hai scritto ha valore per te, per i motivi che ci hai. detto, ma un libro così è anche un documento storico sulla vita quotidiana di alcuni decenni fa. Lo leggerò sul kindle

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