Bisticci tra fratelli

fratelliniCerto, ho la presunzione di conoscere i miei nipoti. La presunzione, appunto. Ho detto non so quante volte che ognuno di loro ha determinati pregi, e hanno pure qualche difetto, ci mancherebbe altro.

Che sono diversi lo si vede a occhio nudo, ma bisogna osservarli con un po’ di distacco per capire meglio certi meccanismi. Mi è capitato in questi giorni, visto che Leo soprattutto – che s’è preso la bronchite e che è stato una settimana in casa – era libero dai vari impegni scolastici e non. Insomma, a casa, a inventarsi passatempi perché no, niente tv-tablet e giochini elettronici vari tutto il giorno, proprio no.

La noia in questi casi la fa da padrona. E anche i comportamenti sono al limite della noia. Ero lì, e li guardavo attentamente. Bambini, giochiamo? Scegliete un gioco. Un errore madornale, dovevo sceglierlo io, ovviamente. Uno vuole fare un gioco, l’altra ne tira fuori un altro. Normale. Discussione, con toni via via sempre più alti. Scegli sempre tu, no non è vero, come non è vero? e allora tu quella volta che… All’infinito.

Ok, prima giochiamo a uno, poi passiamo all’altro, va bene? Va bene.

Leo è annoiatissimo, ha perfino una leggera aria di superiorità. E vuole fare l’arbitro.

Io e Isabel prepariamo “Otto il maialotto che fa il botto”. Trattasi di far ingoiare hamburger fino a che il maialotto non scoppia. E chi lo fa scoppiare perde.

Leo sistema il gioco, anche se Isabel protesta debolmente. Inizio io, dice. Ma “l’arbitro” decide che comincia la nonna. Isabel abbassa gli occhi e ingoia, ma dice sì. E non mi piace, ma sto zitta.

Durante la partita Leo parteggia visibilmente per me. E ogni volta che Isabel perde, esulta. Lei ha gli occhioni lucidi, ma è caparbia, ingoia e sta zitta, abbassando lo sguardo. E non mi piace nemmeno questo, ma sto osservando e voglio vedere fino a che punto continuerà così. Lo so, lo vedo che sono piccoli dispetti dettati dalla noia.

Isabel perde anche la seconda partita, Leo strilla schernendola. Lei è umiliata, si alza e dice “non gioco più!” scappando via. A questo punto intervengo. Richiamo la piccola, che entra con il mento poggiato sul petto ma lo sguardo sul fratello. E non è uno sguardo di rabbia, ma di sottomissione, di amore. Ecco, questo è il punto. Sopporta, la piccola, per amore del fratello, perché stravede per lui.

Sgrido Leo che non deve trattare così la sorella. Lui la abbraccia e le chiede scusa. Che varrà fino alla prossima volta.

Poi passiamo ad altri giochi. E questa volta è Isabel ad essere un po’ petulante in certe risposte. Ma è perché cerca semplicemente di essere all’altezza del fratello, di essere una sua pari, conscia com’è di essere la sorella MINORE. Lui è il suo esempio, ma lei ha un carattere ribelle, una sua personale visione delle cose, che cerca di imporre. E meno male.

Ma se è vero che lei per amore sopporta molto, è anche vero che ci litiga spesso e volentieri (piccoli bisticci, per carità) con il fratello. Lui cerca sempre di spiegarle le cose, con pazienza, lei è attenta e pende dalle sue labbra, ma non può evitare di dire il suo punto di vista, che è in disaccordo con il fratello. Soprattutto quando lui dice “sei piccola, non capisci”.

Osservandoli bene e con distacco ho forse  capito meglio i caratteri di entrambi i miei nipoti.  A volte l’apparenza inganna. E se è vero che Isabel ha un parere su tutto e vuol sempre dir la sua, a volte le sue risposte al fulmicotone sparate al fratello sono frutto di bisticci precedenti tra i due, dove Leo ha tirato la corda. E lei ultimamente, come si diceva una volta “ha le lacrime in tasca”, cioè, sta crescendo, è femmina ed è suscettibile.

Se intervengono gli adulti, chiedono scusa l’uno all’altro, si abbracciano.

Leo da parte sua è buono, ma pur sempre un bambino di otto anni, che vede la sorella come una rompiballe. Il che, in parte, può anche essere vero. Ma se lui potesse avere la maturità di capire quanto lei lo cerchi, sempre e ovunque, quanto lo aiuti nelle piccole cose, con amore e dedizione, forse la tratterebbe meglio.  Se lei capisse che non deve esagerare, non deve “sempre” cercare di essere alla sua altezza,  che fare la sorella piccola in fondo qualche vantaggio ce l’ha, forse litigherebbero meno.

Ma, come ho detto, molto è frutto anche della noia, perché ci sono molti momenti in cui confabulano, giocano senza litigare, si abbracciano. Perché sono fratelli, e questo legame tra loro si sente. Non ci vuole molto a capire che si vogliono un gran bene.

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