Appendere i quadri (e mettere a soqquadro casa) è un’arte

In realtà, la parola soqquadro c’entra poco con quel che sto per dire, ma siccome è una parola che mi piace un sacco e che non si usa mai, ce l’ho messa.

Da quando abbiamo rifatto casa, finita l’emergenza “rimetti tutto a posto”, rimangono quelle due o tre cose da fare che rimandi, rimandi, rimandi… Cioè, non sono urgenti ‘ste cose, quindi perché farle? Tra una pennichella del consorte e una seduta di fisioterapia mia, rimanda che ti rimanda, le cose ancora da fare stavano lì e dicevano “embè?”. Una di queste cose era riappendere i quadri.

Ora, se una casa senza tende è nuda, senza quadri sembra vuota, manca qualcosa. Peccato che, subito dopo Natale, avessi preso in considerazione la cosa, ma non ho fatto in tempo a dire “studio una nuova sistemazione” che mi son trovata immobilizzata,, con quel che segue. E la scusa per rimandare di nuovo non faceva una grinza. Ora son di nuovo in piedi, lenta ma ci sono e non era più rinviabile niente, soprattutto la sistemazione dei quadri.

Peccato che appendere i quadri non sia un’operazione semplice, se la si vuole fatta bene. E vuoi che io non voglia farla bene? Quantomeno ci provo. Cominciamo col dire che non ho nemmeno un Picasso, né un Renoir. C’ho delle stampe, ecco. Ma questo mica rende le cose più semplici. Poi c’ho pure delle cazzate che però mi piacciono, e delle non cazzate che detesto. Avendo tolto tutto, ho immaginato di poter buttare quel che non mi piace (dovrei dire “ci” piace) e tenermi le mie belle cazzatine con cornice.

Sentenzio con il marito “Bisogna riportarli su tutti… un paio mi fanno schifo e si scartano, e poi volevo sistemarli diversamente, quindi devo capire dove vanno”. Il marito insorge “Come sistemarli diversamente? Ma se stavano bene così!” Lui è tradizionalista, potendo non cambierebbe neanche le mutande.

Perché riportarli su (dalla cantina) tutti? Ma perché – e questo lo sa pure lui – i quadri non si mettono a caso, appenderli bene è un’arte. Innanzi tutto , mi ha insegnato una persona di cultura, devi suddividerli per genere. Per dire, non sempre sta bene una stampa africana con un ritratto del nonno (avercelo). Quindi un minimo di suddivisione va fatta. Poi bisogna anche guardare le cornici. Si dovrebbe preferire lo stesso genere, colori che non fanno a pugni.

Quando hai suddiviso come ti par meglio, devi immaginare in ogni parete un rettangolo ideale, e metterceli dentro in linea. Puoi metterli tutti alla stessa altezza alla base, oppure in alto. E se la parete e grande e i quadri pochi, appendili in modo che se compri una stampa nuova puoi aggiungerla senza turbare l’ordine. Facile, vero? La cosa più semplice è allinearli alla base, tipo ne metti tre di misure diverse e negli spazi vuoti ti rimane spazio per i futuri acquisti.

Inutile dire che il consorte, che aveva già sbuffato per via del fatto che aveva dovuto portarli su tutti, ora sbuffava sentendo la maestrina (me) dividere e suddividere. Ovviamente c’era un casino che nemmeno la metà sarebbe bastato (ecco che c’entra il soqquadro) e c’era pure il marito che insisteva “Rimettiamo tutto come prima”. Peccato che nella cernita avessi fatto sparire 3 cosucce che mi inorridivano e che ovviamente lui trovava di buon gusto. Ma non ho ceduto. I tre obbrobri tornavano in cantina!

E’ stata una lotta sfiancante perché non abbiamo mai le stesse idee. Fammi appendere in cucina la veduta di una casa di cortile di Milano e una riproduzione di tutte le porte arabe! Porte con porte, stanno bene! Ma uno l’hai preso in Egitto. E che c’entra? Stan bene anche come colori! Ha scosso la testa (“lo faccio ma sei una cretina che non capisce niente e non ha buon gusto”) ma alla fine li ha appesi.

Nei bagni ognuno ha fatto le sue scelte. Tanto abbiamo due bagni e ognuno usa il suo. Ma c’è stato da dire pure lì, perfino nel MIO di bagno. Voleva rifilarmi un quadro astratto che sicuramente avrebbe condizionato le mie frequenze, ma io ho lottato come una iena e alla fine c’ho un paio di rilassanti panorami.

C’è stato un contrattempo (uno?). Nonostante in cantina e in box ci siano circa 14 miliardi di chiodi di ogni genere, il marito ha dovuto andare al Brico per comprare quelli giusti. E ho detto tutto.

Non ci è voluto poco, diciamo tre giorni, ma possiamo archiviare la faccenda. E alla fine, lo voglio dire, è abbastanza soddisfatto pure il consorte. Dico abbastanza perché la soddisfazione di dire che stan bene così non me la darà mai, è il suo carattere, ma posso dichiararmi contenta.  Ora è giù in cantina a vedere dove sono finiti quei tre che tanto gli piacevano… tanto mica li trova. (foto pinterest)

 

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2 risposte a Appendere i quadri (e mettere a soqquadro casa) è un’arte

  1. Mamma Piky scrive:

    Ti è andata bene a farlo in così poco tempo! Mio marito è maniaco di quadri, tanto che casa nostra sembra una specie di museo però non sono stampe ma cimeli dei vari viaggi. Lui ha scelto dove metterli e devo dire che ha occhio e li ha sistemati proprio bene, peccato che ogni tanto gli prenda la mania di rispostarli e con i quadri, se ne sposti uno va a finire che li devi rispostate tutti. Il mio ruolo in questi casi è da osservatrice perché non mi fa metter bocca ma vuole comunque che io stia lì a osservarlo!

    • WonderNonna scrive:

      Accidenti, un esperto, quindi!! Ci andrei d’accordo, cavolo… Ringrazia il cielo: mariti che sanno di quadri e che hanno buon gusto ce ne sono pochi. Non ti voglio dire cosa avrebbe appeso il mio.

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