L’uomo “tanto vado al Bricoman”

jIM BRICKMAN2Niente male eh? (sospiro). Vabbè, lo confesso, era per attirare le donne, il ragazzo della foto (tale Jim Brickman, non c’entra niente con il post. Però già che siete qui, magari vi viene la voglia di sapere anche il resto.

Se non l’avete ancora letto, non ve lo perdete. Parlo del post di Mammapiky, sull’uomo  Alfa e la donna Ikea. Siccome ho il vizio di leggere ogni suo post, e tipo drogata DEVO rispondere, stavolta l’ho fatta grossa. Ho citato l’uomo Bricoman. E  cari miei, non se ne esce se non scrivo un post sull’uomo Bricoman.

No no, io non sono sofisticata come Mammapiky, che cita la donna Ikea solo perché si smonta e si rimonta, io, cari miei, sono molto più terra terra. L’uomo Bricoman è colui il quale frequenta il super mega mercatone come una bisca clandestina. Una volta c’era l’uomo Brico, ma poi c’è stata l’evoluzione della specie, ed è nato l’uomo Bricoman. In che cosa si differenziano? Nell’odore, soprattutto, più… ruspante, più un misto di sforzo, sudore, energia, movimento.

A me sembrava ovvio esistesse, l’uomo Bricoman, quantomeno perché ne ho uno in casa, che corrisponde all’identikit di mio marito. Si sa, avendo io un tot di anni e rotti, non essendo né Brigitte Bardot né quella meravigliosa  creatura che risponde al nome di Sharon Stone, ho un marito pari età, che – ma chissà come mai? – non somiglia pe gnente a Richard Gere, che sarebbe, volendo, il mio ideale. Me ne sono fatta una ragione.

Peraltro già me lo immagino un marito Richard Gere, che ogni mattina vede la sottoscritta appena sveglia e deve prendere le gocce per il cuore, porello. Lasciamo stare.

Tornando a bomba, ognuna c’ha il compagno che si merita. E io devo averla fatta grossa, a suo tempo, se mi son beccata l’uomo Bricoman.

Si parte dell’abbigliamento. Ognuno di noi sa pregi e difetti del proprio uomo, compreso l’abbigliamento. Conosco mariti di amiche e conoscenti che, non avendo un tubo da fare (sono in pensione), si cambiano dalle 3 alle 4 volte al giorno solo per andare al bar, ostentano eleganza, si profumano e occupano così il tempo, cambiandosi, appunto. L’uomo Bricoman è colui il quale non gliene importa un’emerita pippa di cambiarsi, che tanto “vado al Bricoman”. E si sa, l’eleganza al Bricoman conta come pettinarsi quando si è calvi.

Il Bricoman, che lo possino, ce l’abbiamo a 500 metri da casa. Non so se lo conoscete, ma è il regno del bricolage distribuito su un miliardo di metri quadri. Se sei un uomo in pensione e snobbi i lavoretti di casa, basta andar lì e la voglia ti viene di sicuro. Anzi, un consiglio spassionato per le mogli dei pensionati: se non ne potete più di averlo per casa e di stirare 23 camicie a settimana, portare il consorte lì, mollatelo per mezz’ora da solo e tutti i vostri problemi sono finiti.

L’uomo “tanto vado al Bricoman” tendenzialmente viene spogliato dalla moglie che esige di lavare i jeans almeno una volta a settimana, quindi glieli strappa di dosso. La parte superiore varia a seconda del tempo ma anche di quello che compra. Cioè, se l’uomo Bricoman trova, metti caso, due assi e 4 viti nel negozio, è normale che poi faccia un salto in box o in cantina a meditare quel che ci potrebbe fare. E mica occorre cambiarsi, quindi va benissimo la camicia pulita e appena stirata che però, accidenti che sfortuna, si concia  che è una bellezza. “Cavolo, mi ero accorto che l’asse era troppo lunga, quindi l’ho segata un po’ e l’ho piallata e poi anche verniciata, pare nuova (E’ nuova, cribbiolina)” è la giustificazione. Una roba di due minuti e ti torna su in casa tutto trionfante “Rimetto a posto il box”, con l’aria di aver scoperto l’America. Non si capisce cosa c’entrino le due assi e le 4 viti, ma soprattutto LUI non capisce che per te il box è come la guepière… non ci entri da anni.

L’uomo Bricoman  di solito trova compagni di merende che danno idee o gliele rubano,insieme fanno comunella, si danno sempre ragione e spesso vanno in coppia proprio nell’orrendo Bricoman. Oramai è come un’amante segreta, manco lo dicono più in casa. I commessi quando li vedono battono il cinque, per dire. Ho conosciuto mogli che vanno in giro borbottando “Sei giorni fa mi aveva detto faccio un salto al Bricoman, com’è che non torna?”. Avrà trovato un paio di assi, signora!

Ma quando tornano, con gli occhietti pieni di gioia e sette oggetti praticamente inutili (“possono sempre servire”) tu, muta, indichi la doccia (è lì che gli strappi di dosso i jeans) perché se è vero che l’omo ha da puzzà, quello “faccio un salto al Bricoman” prende quel sentore di sudore-legno-polvere che non sa  affatto di sandalo, non quello profumato, almeno, e non chiedetemi perché.

Dei calzini non parlo, perché l’uomo in questione li infila il mattino, ci schiaffa sopra un bel paio di scarpe da ginnastica e va veloce come il vento, sotto il sole, in negozio, in box. A volte ci torna pure due volte, perché ha dimenticato una vite. Capirai che ora di sera i poveri calzini son scesi in sciopero.  Tu lesta la sera li metti nella lavatrice perché c’è il pericolo che il giorno dopo li cerchi ancora.  Perché? Vi chiederete  “Perché tanto faccio un salto al Bricoman” (risposta esatta).

E se da un lato le mogli dei pensionati sanno che in caso di bisogno lui è lì, al suo Santuario, dall’altro verrebbe voglia di dar fuoco al suddetto supermercatone, perché  è come una droga, oramai. E non costa neanche tanto di meno, a fine mese.

Insomma, io ce l’ho l’uomo “faccio un salto al Bricoman”. Invidiose eh?

Pubblicato in I fatti quotidiani | Contrassegnato , , | 6 commenti

OSSERVATORIO – La mamma perfetta

lemammeperfette“Osservatorio” è una rubrica in cui mi sono posta come obiettivo il racconto di un fatto, di una situazione, di un avvenimento senza alcun commento, aspettando per primi i vostri.

Non c’è blog di mamme che non parli di una fantomatica “mamma perfetta”. Giovani donne che, appena diventano mamme, perseguono questo obiettivo, si pongono mille domande, si confrontano, sostengono le proprie tesi alla ricerca della “VERA MAMMA PERFETTA”.

Purtroppo devo sempre cominciare da Adamo ed Eva, e in questo caso è necessario per cercare di arrivare a una discussione il più ampia e aperta possibile.

Allora. Mia mamma era una mamma. Punto. A volte era buona, a volte meno, mi sgridava spesso e volentieri (a torto o a ragione), non era affettuosa per carattere, ma diceva bugie a mio papà, per me. Mi difendeva se era il caso. E io fino alla maggiore età e anche oltre non ho mai pensato “ma è una buona mamma? Non lo è?”. L’accettavo e l’amavo così, con pregi e difetti. Non credo che mia mamma si sia mai posta il problema di che tipo di madre sia stata, faceva semplicemente quel che le sembrava giusto. Nei confronti con le mie zie che avevano figlie della mia età non ne uscivo bene, ma nessuna di loro dava consigli, si confrontavano, annuivano, capivano ma tutto lì.

Io non so che mamma sono stata, bisognerebbe chiederlo a mia figlia. So che mentre la crescevo mi sono arrabbiata, mi sono sentita orgogliosa di lei, l’ho coccolata, le sono stata amica e nemica (soprattutto nell’adolescenza), l’ho sempre difesa da tutto e da tutti ma l’ho anche lasciata fare. Mentre lei diventava grande nemmeno io mi sono mai posta il problema della perfezione. Correggevo il tiro, a volte, ci pensavo su e dicevo “certo, dovrei essere più…” e seguiva un aggettivo, a seconda del caso. Non mi ritenevo ovviamente perfetta, sapevo che si può essere meglio, sapevo che si poteva anche essere peggio, però. Con le amiche eravamo tutte allo stesso livello: ci si confrontava, si prendeva nota del parere delle altre mamme ma nessuna era nel panico da mamma perfetta.

E’ chiaro che sia a mia madre che a me interessava crescere al meglio le nostre figlie, non c’è bisogno di dirlo.

Oggi si è scatenata la caccia alla perfezione e mi chiedo perché. Mamme che hanno sempre mille dubbi, che hanno paura di sbagliare, che non ci dormono la notte. Mamme in panico perché trascurano i figli in quanto lavoratrici, ma sono le stesse mamme che hanno il diritto di andare via per un week end con le amiche perché “hanno bisogno di respirare un po’” senza sentirsi in colpa. Mamme che sgridano i bambini e poi si pentono. Mamme che non sgridano i bambini e poi si pentono. Insomma, tutto e il contrario di tutto. E ci si mette anche il web, a dare consigli “10 modi sicuri per contrastare i capricci”, “33 metodi diversi per farlo dormire da solo”, come se non bastasse il buon senso della mamma o i tempi della natura. Oddio, a volte un consiglio ci sta anche, ma non è detto che sia applicabile a nostro figlio.

C’è chi dice: i  figli crescono, e se ogni mamma si propone di dare il meglio di sé, com’è ovvio, non diventerà mai una mamma perfetta, semplicemente perché non esiste. Esiste una buona mamma per “quel” figlio, e non è  assolutamente detto che lo stesso metodo educativo funzioni per un altro bimbo, fosse anche il fratello.  Ma c’è anche chi sostiene che senza i confronti, senza l’evoluzione della mamma, il figlio non sarà felice. Ovviamente il carico di questa responsabilità è sulla mamma, che “deve” cercare di diventare perfetta.

Fare e dare il meglio, quello sempre. Ma farne un problema? Esiste la mamma perfetta?

Pubblicato in I fatti quotidiani | Contrassegnato , , | 6 commenti

OSSERVATORIO – Parco giochi o merenda?

parchettoNella rubrica “Osservatorio” mi propongo di esporre quel che vedo intorno a me, senza commentare perché a volte è facile, a volte bisognerebbe sapere perché e percome, e – limitandomi ad osservare – questi parametri non li ho.

Storia di qualche giorno fa. Il pomeriggio vado a prendere Isabel alla scuola materna. E’ ormai al secondo anno e conosco tante mamme e nonne della sua classe. Ognuno di noi prende il proprio nipotino/a e porta una merendina. Alla scuola materna danno un frutto, ma Isabel – per esempio – vuole anche qualcos’altro. A volte è un microscopico panino, a volte cracker, una focaccina, un altro frutto, magari più goloso di quello appena mangiato. Io, per esempio, conoscendo i miei nipoti, non manco mai di portare una merendina e un succo, vuoi perché so che Isabel è una buona forchetta, vuoi perché Leonardo ha fame, quando esce, visto che passa il tempo in mensa a chiacchierare e “non fa in tempo” a mangiare tutto. E la sera, cenando magari alle 20, mangiano comunque. Ognuno, del resto, conosce i propri figli e nipoti e agisce di conseguenza.

Spesso ci si ritrova poi davanti alla scuola elementare, per ritirare l’altro nipote o figlio. E così è stato quel giorno. Ci si ritrova in un minuscolo parchetto dove i bimbi, nell’attesa dei fratelli, giocano sulle altalene e sullo scivolo. Hanno una cosa in comune: tutti hanno cibo in mano.

Arriva una mamma che conosco con il piccolo (tre anni)) e il bimbo getta un rapido sguardo ai compagni, si volta verso la mamma e dice “Voglio la merenda!”. La mamma risponde “Ti ho chiesto prima se volevi la merenda o venire al parco. Hai scelto di venire al parco. Ora aspettiamo che esca tuo fratello, andiamo a casa e facciamo merenda”. Ma il piccolo non ne vuole sapere di aspettare e ripete, in tono più deciso “Ma io ho fame!”. La mamma ripete che ha avuto l’opportunità di scegliere, e che la merenda lei non ce l’ha. Del resto, scuola e parco sono fuori dal centro e  bar o negozi non sono vicini.

Seguono strilli e pianti che sono durati per tutta la mezz’ora di attesa. Non sono serviti né spiegazioni né minacce, mamma e bambino sono rimasti fermi ognuno nella propria posizione.

In realtà avevo un pacchetto di cracker nella borsa e avrei potuto chiedere alla mamma il permesso di offrirli al piccolo, ma non l’ho fatto, perché sembrava più una vicenda  legata alla scelta fatta dal bambino, una questione di principio, alla fine.

Ora, io sono d’accordissimo sulle questioni di principio, bisogna tenere duro e non cedere. Ovviamente dipende un po’ da qual è il principio, da dove si vuole arrivare.

Chiedere a un bambino di tre anni se vuole una mela o una pera, vedere che sceglie la pera e poi, dopo un boccone, vuole invece la mela  fa riflettere. Sono capricci? Meglio spiegare al piccolo che ha scelto la pera, e ora mangerà quella, che il cibo non si spreca e che la prossima volta ci penserà meglio.

Mi pare educativo e non traumatico. Aiuterà il piccolo a riflettere.

Ma la scelta tra il parco e la merenda? Mi ricorda tanto quel “vuoi più bene a mamma o papà?” che imponeva una scelta difficilissima.

Mi sono ripromessa di non commentare, almeno non nel post. Ma vorrei sapere il vostro parere.

Pubblicato in I fatti quotidiani | Contrassegnato , , , , , , , , , | 8 commenti