Ricette antiche: il puré di piselli

20160620_130257Quando ero bambina mia mamma, se voleva farmi contenta, mi preparava il puré di piselli. E’ uno di quei sapori antichi che, dopo anni,  sentivo ancora in bocca ogni volta che ne parlavo. Qualche tempo fa m’è venuto in mente di riprovare a farlo, e ho scoperto che piace un sacco in famiglia, perfino a mio nipote Leonardo. Attenzione, non ha lo stesso gusto dei piselli freschi, è proprio diverso. Io lo mangiavo con qualsiasi cosa: carne, formaggi, affettati, uova. Devo dire che ne andavo matta.

Siccome è semplice, ha un gusto nuovo e piace – appunto – anche ai bambini, vi passo la ricetta. Ecco cosa vi serve per 6-8 persone. Tempo di cottura:1 ora

  • una cipolla
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 confezione di piselli spezzati
  • 3 cucchiai di olio e.v.o.
  • 1 dado
  • 1 pizzico di pepe

20160620_130318Tritate finemente cipolla e aglio e fateli soffriggere nell’olio, aggiungete i piselli spezzati senza metterli a bagno, mescolate per fare insaporire e aggiungete acqua tiepida fino a superare di almeno 3 dita i piselli. Fate cuocere per tre quarti d’ora aggiungendo altra acqua tiepida se serve, mescolando spesso. Aggiungete ora il dado (salare prima non va bene, i piselli non si cuocerebbero) e un pizzico di pepe e lasciare assorbire piano piano l’acqua in eccesso. Aggiustate di sale se serve.

E’ pronto quando ha la consistenza di un puré di patate. Se lo lasciate riposare si indurisce comunque.

Mia mamma ci metteva anche un paio di chiodi di garofano. Io evito perché ripescarli quando il puré è pronto è difficile e masticarli non è piacevole, se capitano sotto i denti.

Se ve ne avanza, allungato con brodo e con una pastina è ottimo come primo piatto.

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Settimane di novità

SETTIMANEQueste ultime sono state settimane di novità e cambiamenti.

Cominciamo dalla parte più importante, Leonardo e Isabel. La mamma è di nuovo a casa, visto che l’azienda sta per chiudere, e non è affatto un male, almeno per i piccoli. Già qualche settimana prima della fine del mese di maggio c’era “aria” di mobilitazione e Isabel, quando andavo a prenderla all’asilo, contava i giorni che mancavano: “sai nonna? Ancora sei giorni e mi viene a prendere la mamma!”, ed era la felicità fatta bambina. D’altra parte lo capisco assolutamente, ci sono i nonni che vengono a prendere i nipotini all’asilo, ma ci sono anche tante mamme. Lei non diceva niente, ma invidiava quei bambini che avevano la mamma all’uscita. Anche Leo, sebbene più grande, è felice che ora ci sia la mamma.

Noi nonni ora siamo in cassa integrazione, per così dire. Momentaneamente siamo liberi, in attesa (probabilmente a settembre) che mia figlia trovi un altro lavoro. Non è stato facile abituarsi, d’improvviso, ad essere liberi, mi manca la quotidianità dei piccoli, ma davvero sono felice per loro, che si godono la mamma. Per qualche giorno ho lasciato che si godessero la novità, poi – ovviamente – sono andata a trovarli e li ho visti sereni e felici. Ho chiesto a Isabel “Non ti manca un po’ la nonna?” e la risposta è stata “Come fa a mancarmi la nonna che la mamma è appena 2 giorni che viene a prendermi!” . Effettivamente non fa una grinza. E chi crede che man mano che crescono ai bambini manchi meno la mamma si sbaglia di grosso. La mamma rimane il perno centrale, sempre.

Così ora mi accontento un po’ dei ritagli. Isabel va ancora all’asilo e Leonardo ha iniziato il campo estivo, dove è felicissimo di andare. Un paio di volte la settimana vado a prenderli all’uscita  e me li godo per qualche minuto: han sempre tanto da fare, tra giochi e amici!

L’altra novità è che mi sono dedicata allo shopping, io che lo odio cordialmente. Mi sono girata un po’ di negozi e sono rimasta delusa. Se non vuoi spendere delle grosse cifre devi stare attento (molto attento) alla qualità perché è vero che ci sono magliette a 5 euro, ma accidenti… di pessima qualità. Poi finalmente ho trovato tutto in un negozio, buona qualità e prezzi bassi. Lo stesso dicasi delle scarpe, ne avevo un bisogno disperato e il punto è che quando hai bisogno di troppe cose o spendi una follia e sinceramente non me la sentivo, o giri fin quando non trovi quel che cerchi.

Infine, mi sto dedicando ancora all’albero genealogico. Sono a quota 300 e non ho ancora finito. Ma è una questione di principio, ce la voglio fare: ci vogliono solo pazienza e tempo. La cosa più bella è che ho risentito persone che non vedevo da trent’anni, con un po’ di emozione.

Ecco, queste sono le novità di queste ultime settimane, che mi hanno un po’ allontanato dal blog e dal mondo di Internet. Vi dirò, non mi è mancato per niente. Ogni tanto “staccare” fa bene.

 

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I segreti dei bambini

bambini maltrattatiQualche giorno fa ho assistito al saggio di musica, alla scuola di Leonardo. E tra pochi giorni anche Isabel farà il suo piccolo saggio di musica, alla scuola materna. Entrambi hanno fatto prove, hanno imparato canzoni, piccole danze. Stessa cosa nel periodo natalizio: c’è la festa dove recitano, cantano e ballano e il massimo che si riesce a sapere è che “è un segreto”.

Eppure vado ogni giorno a prenderli all’uscita della scuola, ma  non hanno mai accennato, né l’uno, né l’altra, a nulla. Oddio, ogni tanto Isabel canticchia una canzoncina sconosciuta, ma non chiedo niente, so che è per il saggio.

Ora, quando leggo le cronache di questi ultimi giorni, un po’ di timore mi viene, a proposito dei segreti dei bambini. Dal caso orribile di Caivano a quello di maestre che picchiano e maltrattano i bambini, imponendo loro il silenzio.

Eppure un confine ci deve essere, sul come e quando tenere per sé un segreto, per un bambino. Cosa insegnargli? Dire “alla mamma devi sempre dire tutto?”, sì, in linea di massima va anche bene, sperando che la mamma non sia un mostro, come tra i protagonisti della vicenda di Caivano, dove appunto, una mamma-mostro pare permettesse al compagno di abusare delle figlie. Stesso discorso vale per i papà, per i nonni e gli zii, per gli amici di famiglia. Il mostro spesso è in casa, o a scuola, come nel caso delle cattive maestre o di sacerdoti.

E di chi si deve fidare un bambino? Aiutarlo a parlare, se è stato minacciato o spaventato, diventa un problema, ma bisogna pensare al bene del minore, quindi spiegargli che nella famiglia (pur disastrata che sia) può trovare aiuto: magari un nonno, uno zio, qualcuno che gli vuole bene, che vuole il suo bene, che non gli ha mai fatto del male, che non lo ha mai maltrattato. O semplicemente che non gli ha mai fatto fare cose che lui, il piccolo, non gradisce.

Tra l’altro è un argomento delicatissimo, e diventa difficile parlarne..

E’ ovvio che se si notano dei disagi, se improvvisamente il piccolo non va più volentieri a scuola, se è nervoso, se – e ogni mamma conosce il proprio bambino – insomma, non è il solito bimbo di sempre, bisogna indagare, con estrema delicatezza.

Magari insegnargli la differenza tra “segreto” e “sorpresa”. Un segreto può essere bello o brutto, può dare gioia o dispiacere. Una sorpresa solitamente è bella, regala gioia. Quindi già scegliere tra segreto e sorpresa aiuta un po’. Certo, non è facile, ma bisogna pur trovare il modo di parlarne, prima di allarmarsi sul serio e di chiedere aiuti esterni. Spesso le piccole vittime non hanno il coraggio di parlare, temendo di non essere creduti o di essere puniti, non bastano le rassicurazioni. Certo, aver cresciuto un figlio insegnandogli a dire sempre la verità, aiuta. Ma può bastare, in certe occasioni?

Una delle cose che mi ha fatto più male, tornando alla vicenda di Caivano, è stato sentire la madre  dire che non si era mai accorta di nulla. E’ questo che mi fa paura, che ci siano bambini violentati o maltrattati che sono muti come tombe.  Bisogna assolutamente trovare il modo di far parlare i piccoli, quando ci accorgiamo che qualcosa non va, anche se negano, anche se hanno paura di non essere creduti.  Occhi aperti, anche con le persone di cui noi adulti ci fidiamo. E poi sperare che non accada mai niente.

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