Così va il mondo

mappamondoCosì va il mondo. E’ una frase che ho sentito milioni di volte. Mi sa di rinuncia, di rassegnazione. Invece no, ultimamente sono diventata meno tollerante, non mi piace come va il mondo.

Non mi piace che ci siano tante ingiustizie alle quali si potrebbe porre rimedio ma che rimangono tali, perché noi per primi diciamo “così va il mondo” e non ce ne importa un bel niente di far qualcosa, nel nostro piccolo. Perché, sia detto per inciso, non è che stiamo parlando di grandi ingiustizie, ma di piccole cose che succedono tutti i giorni. E, a mio parere, è dalle piccole cose che nascono le grandi, di ingiustizie.

Dal cretino che occupa tre posti con la sua auto messa di traverso “tanto vado via subito” a quello che sporca (fa sporcare) il suo cane nel pianerottolo “tanto c’è chi pulisce”. Siamo incivili, diciamocelo.

Poi c’è il ragazzino che prende in giro il compagno e piuttosto che sentirsi ripreso dalla mamma che dovrebbe parlargli di bullismo, ci ritroviamo con la genitrice che minimizza con un “stava scherzando”.

Abbiamo le maestre che non sono libere di fare la loro parte di educatrici, perché anche qui abbiamo mamme che ne sanno più di loro, che hanno i figli migliori del mondo e che “la maestra deve solo osare di sgridare il mio bambino. A lui ci penso io”. E fosse vero.

Noi ci mettiamo tutto l’impegno, con i nostri figli. Ci sgoliamo, stiamo delle ore a spiegar loro che cos’è il rispetto, che non deve picchiare i compagni che lo provocano, che deve fare il suo dovere. E ci ritroviamo circondati da bambini maleducati ai quali l’educazione non viene insegnata. Che sono piccoli bulli, magari, ma a cui non si può dir niente, perché i genitori sono peggio di loro. Ed è questo il vero problema.

E’ sempre più faticoso e difficile per un genitore tirar su al meglio il proprio figlio, lo capisco. Ma per nulla al mondo bisogna mollare, perché non è vero che “così va il mondo”. Se ognuno di noi, nei propri limiti, nelle proprie possibilità, facesse un piccolo passo per cambiarlo, le cose andrebbero meglio. Perché, diavolo, mica è sempre colpa degli altri!

Non so, forse è perché è lunedì, forse è perché sono stufa, ma stamattina quando ho sentito per l’ennesima volta “così va il mondo”, mi sono ribellata. Oh.

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Bisticci tra fratelli

fratelliniCerto, ho la presunzione di conoscere i miei nipoti. La presunzione, appunto. Ho detto non so quante volte che ognuno di loro ha determinati pregi, e hanno pure qualche difetto, ci mancherebbe altro.

Che sono diversi lo si vede a occhio nudo, ma bisogna osservarli con un po’ di distacco per capire meglio certi meccanismi. Mi è capitato in questi giorni, visto che Leo soprattutto – che s’è preso la bronchite e che è stato una settimana in casa – era libero dai vari impegni scolastici e non. Insomma, a casa, a inventarsi passatempi perché no, niente tv-tablet e giochini elettronici vari tutto il giorno, proprio no.

La noia in questi casi la fa da padrona. E anche i comportamenti sono al limite della noia. Ero lì, e li guardavo attentamente. Bambini, giochiamo? Scegliete un gioco. Un errore madornale, dovevo sceglierlo io, ovviamente. Uno vuole fare un gioco, l’altra ne tira fuori un altro. Normale. Discussione, con toni via via sempre più alti. Scegli sempre tu, no non è vero, come non è vero? e allora tu quella volta che… All’infinito.

Ok, prima giochiamo a uno, poi passiamo all’altro, va bene? Va bene.

Leo è annoiatissimo, ha perfino una leggera aria di superiorità. E vuole fare l’arbitro.

Io e Isabel prepariamo “Otto il maialotto che fa il botto”. Trattasi di far ingoiare hamburger fino a che il maialotto non scoppia. E chi lo fa scoppiare perde.

Leo sistema il gioco, anche se Isabel protesta debolmente. Inizio io, dice. Ma “l’arbitro” decide che comincia la nonna. Isabel abbassa gli occhi e ingoia, ma dice sì. E non mi piace, ma sto zitta.

Durante la partita Leo parteggia visibilmente per me. E ogni volta che Isabel perde, esulta. Lei ha gli occhioni lucidi, ma è caparbia, ingoia e sta zitta, abbassando lo sguardo. E non mi piace nemmeno questo, ma sto osservando e voglio vedere fino a che punto continuerà così. Lo so, lo vedo che sono piccoli dispetti dettati dalla noia.

Isabel perde anche la seconda partita, Leo strilla schernendola. Lei è umiliata, si alza e dice “non gioco più!” scappando via. A questo punto intervengo. Richiamo la piccola, che entra con il mento poggiato sul petto ma lo sguardo sul fratello. E non è uno sguardo di rabbia, ma di sottomissione, di amore. Ecco, questo è il punto. Sopporta, la piccola, per amore del fratello, perché stravede per lui.

Sgrido Leo che non deve trattare così la sorella. Lui la abbraccia e le chiede scusa. Che varrà fino alla prossima volta.

Poi passiamo ad altri giochi. E questa volta è Isabel ad essere un po’ petulante in certe risposte. Ma è perché cerca semplicemente di essere all’altezza del fratello, di essere una sua pari, conscia com’è di essere la sorella MINORE. Lui è il suo esempio, ma lei ha un carattere ribelle, una sua personale visione delle cose, che cerca di imporre. E meno male.

Ma se è vero che lei per amore sopporta molto, è anche vero che ci litiga spesso e volentieri (piccoli bisticci, per carità) con il fratello. Lui cerca sempre di spiegarle le cose, con pazienza, lei è attenta e pende dalle sue labbra, ma non può evitare di dire il suo punto di vista, che è in disaccordo con il fratello. Soprattutto quando lui dice “sei piccola, non capisci”.

Osservandoli bene e con distacco ho forse  capito meglio i caratteri di entrambi i miei nipoti.  A volte l’apparenza inganna. E se è vero che Isabel ha un parere su tutto e vuol sempre dir la sua, a volte le sue risposte al fulmicotone sparate al fratello sono frutto di bisticci precedenti tra i due, dove Leo ha tirato la corda. E lei ultimamente, come si diceva una volta “ha le lacrime in tasca”, cioè, sta crescendo, è femmina ed è suscettibile.

Se intervengono gli adulti, chiedono scusa l’uno all’altro, si abbracciano.

Leo da parte sua è buono, ma pur sempre un bambino di otto anni, che vede la sorella come una rompiballe. Il che, in parte, può anche essere vero. Ma se lui potesse avere la maturità di capire quanto lei lo cerchi, sempre e ovunque, quanto lo aiuti nelle piccole cose, con amore e dedizione, forse la tratterebbe meglio.  Se lei capisse che non deve esagerare, non deve “sempre” cercare di essere alla sua altezza,  che fare la sorella piccola in fondo qualche vantaggio ce l’ha, forse litigherebbero meno.

Ma, come ho detto, molto è frutto anche della noia, perché ci sono molti momenti in cui confabulano, giocano senza litigare, si abbracciano. Perché sono fratelli, e questo legame tra loro si sente. Non ci vuole molto a capire che si vogliono un gran bene.

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Kiro e Blu e il mio rapporto con gli animali domestici

gattiniIo ho uno strano rapporto con gli animali domestici, fatto soprattutto di rispetto e di… distanze. E’ chiaro che mi piacciono i cuccioli (a chi non piacciono?) ma ho paura perfino di loro. Non so perché. Ovviamente non ho mai avuto un animale domestico, e i pochi con cui sono entrata in contatto da bambina o abbaiavano  e, appunto, mi facevano paura, o mi hanno graffiato, nel caso dei gatti. Insomma, io e gli animali non siamo amici, per colpa mia. Certo, ci sono eccezioni. Sono affezionata al cane di una vicina, un bastardello husky che mi capisce perfettamente. E mi sto affezionando ai due gatti dei miei nipoti.

Certo, perché nonostante io abbia questo strano rapporto con le bestiole, ho cresciuto una figlia che gli animali li adora e li protegge. Quand’era piccola ha avuto, come credo tutti i bambini, i suoi bei pesci rossi (unici ammessi). Poi è cresciuta, e da adolescente ha comprato un criceto. L’ha tenuto in un cassetto per un paio di giorni, prima che lo scoprissi, e ormai era troppo tardi per rimandarlo indietro, quindi è entrato in famiglia. Oh, era carino e un po’ stupido, e mi ci sono affezionata. Poi mia figlia ha manifestato un’allergia al suo pelo e ha dovuto affidarlo a un’amica. Sembrava un capitolo chiuso, ma qualche anno dopo, quando aveva una casa sua, comprò un coniglio. Visse per qualche anno in casa, mansueto e simpatico, fin quando altro episodio di allergia e ricovero del suddetto coniglio in un ambiente contadino, dove è vissuto fin quando è morto di vecchiaia.

Ma ho una figlia che non demorde. Sono passati altri anni e lei ha sempre voluto un animale in giro per casa. I bambini sono passati dalla fase pesci (uno per ciascuno, ma moriva sempre il pesce di Leo), a quello delle ranocchie da acquario (idem) e al conseguente dispiacere di Leonardo, che ad ogni dipartita piangeva disperato.

Così, quando mio genero ha ceduto alle richieste della famiglia, i due gattini che sono arrivati sono stati proclamati “i gatti di mamma”. Io un po’ mi sono allarmata: gatti? E l’allergia? Ma non c’è stato verso.  Insomma, ora è passato un anno e Kiro e Blu sono due fratelli gattoni che hanno trovato affetto e coccole strapazzose. Leonardo ha accolto i due micetti con entusiasmo e amore. Isabel con amore e paura. Cioè, all’inizio li osservava, guardava dove andavano e se per caso erano dietro di lei, scappava. Insomma, era guardinga. Poi è scoppiata la passione. E ora Blu è il suo coccolo. C’è voluto del tempo, ma ha imparato a fidarsi, pian piano. Lui una volta, esasperato dalle sue eccessive effusioni l’ha perfino graffiata, ma non l’ha fatto apposta, era che voleva scappare. E lei l’ha capito (ma continua a torturarlo).

Sono diversi Kiro (che vuol dire giallo, mi pare in giapponese) e Blu. Il primo è un gatto intelligente e schivo, evita accuratamente di farsi prendere, non ama le smancerie. Suo fratello è l’esatto contrario. Posso prenderlo perfino io (sì, ho instaurato un rapporto con un animale!) si fa accarezzare, si bea delle coccole e sopporta le torture amorose di Isabel che gliene fa di ogni, povero gatto…

Ma, come ogni animale, riconoscono la padrona. Kiro se invitato, massaggia la schiena di mia figlia con le sue zampette, per esempio. Quando l’ho visto non ci volevo credere. Forse, ho pensato, se avessi avuto un gattino così…

Ma nonostante – appunto – siano i gatti della mamma, amano i bambini e si adattano alle loro carezze e alle loro manifestazioni d’affetto, a volte eccessive. Sono carini entrambi, e ho visto quanto un animale possa far bene a un bambino. Con loro i miei nipoti si rilassano, si consolano un po’, si scaldano, giocano. Ecco, mi son persa un bel po’ di cose da piccola.

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