Fate di vostro figlio un bambino diverso

EMOZIONICare mamme e cari papà,

mi rivolgo a voi, che siete gli artefici del futuro.

Inutile che vi parli del mondo che ci circonda, lo vedete benissimo da soli. E la vostra lotta è cercare di preservare vostro figlio dalle brutture del mondo. No, non parlo di attentati, a quelli purtroppo ci dobbiamo abituare e cercare comunque di vivere la nostra vita e quella dei nostri figli con la maggiore serenità possibile, e già non è facile.

Parlo a voi educatori, a voi che non volete che vostro figlio sia come gli altri. Già, gli altri: quelli che hanno il permesso di usare videogiochi anche violenti quando e come vogliono, il cellulare perché ce l’hanno tutti, la tv per ore, l’ultimo gioco di moda, perché… come si fa? Ce l’hanno tutti, poi mio figlio si sente diverso.

Ecco, mamme e papà, fatene un “diverso” di vostro figlio. Quello a cui, per amore, negate tutto quello che “tutti” hanno. Non crescerà complessato, sarà un bambino sano, finalmente. Insegnategli a rispondere ai compagni “io non ho il cellulare, ma ho visto il castello Sforzesco, sono andato alla mostra della Lego, ho fatto un pic nic con la mia famiglia, ho letto un libro, ho visto che è primavera e sono nati i papaveri”. E potrei continuare all’infinito.

Non dico di negare tutto, ma di lasciargli la gioia di assaporare il nuovo, cosa che non hanno più. Tutto e subito, per poi accantonare in fretta.

Se avete scelto voi per primi tra il bene e il male, è quello che dovete insegnare ai piccoli. Perché si può scegliere ma bisogna comportarsi di conseguenza.  Insegnate cos’è il rispetto, l’onore,  la solidarietà, la bontà, l’altruismo, non ve ne pentirete.

Insegnate ai bambini  a rispondere alle provocazioni e alle cattiverie con un sorriso, perché è quanto di più spiazzante esista, per il provocatore. Fatene un bambino sicuro di sé, delle sue potenzialità, delle sue capacità, della sua intelligenza. Coltivateli come dei fiori, perché è così che il vostro amore, la vostra energia,  darà dei frutti.

E’ difficile? Sì sì, lo è. Ma stiamo parlando di migliorare il futuro, mica bazzecole. E poi, scusate, ma voi non siete cresciuti anche senza il cellulare? Avete sempre avuto tutto quello che vi passava per la testa?

Togliete dalle mani del vostro bambino la play station e insegnategli a giocare a carte, a Monopoli, alla tombola, a “prendersi”, al “mondo”, disegnato con il gesso per terra. Vi prego, fatelo. Abbiamo i bulli alle elementari, oramai.  Sono i figli dell’indifferenza, della violenza, di questo mondo.  Tocca ai genitori, non demandiamo alla scuola: chiediamo aiuto, sia che nostro figlio sia vittima o carnefice, ma non demandiamo agli altri quello che è nostro compito.

Non dite “ormai il mondo è così” perché basta rimboccarsi le maniche per cambiarlo. Quantomeno per fare in modo che il futuro sia migliore. E’ faticoso, e anche anticonformista, ma è l’unico modo. D’altra parte, non vi piace essere anticonformisti? O vi riempite la bocca solo di paroloni e quando c’è da agire lasciate correre? Gli altri, quelli a cui vi riferite quando dite “tutti fanno così” siamo noi. Non è un mondo a parte, è soprattutto da noi genitori che deve partire (perché deve, altrimenti è la rovina) il cambiamento.

Fate uno sforzo, distogliete pure voi gli occhi perennemente puntati sul vostro cellulare, e occupatevi della vita vera, non di quella virtuale. Non cercate di essere migliori on-line, perché, detto tra noi, chi se ne frega? E guardate vostro figlio, che ha bisogno di voi.

Siate diversi, cominciate da oggi perché ieri l’avete già perduto.

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I led, il cervello e la crescita

LEDLo ammetto, i miei neuroni non sono più quelli di una volta. Non è una battuta, è vero. Man mano che l’età avanza, è come sentire che un piccolo led si spegne. Certo, nel nostro cervello ce ne sono talmente tanti, di led, che vuoi che sia se se ne spegne uno? Il fatto è che non è possibile sostituirlo, se muore, ciao amen.

E io sono onesta, non fingo di essere quella che non sono: perdo colpi, ogni tanto. Ho più difficoltà a concentrarmi, a tenere il filo di un discorso, sono meno brillante. Credo sia  abbastanza normale. Ma siccome ritengo di non essere ancora sufficientemente rimbambita, sono alquanto obiettiva: così ho diradato i miei post, perché scarto molti spunti, ritengo non siano sufficientemente interessanti per chi legge. E siccome non interessa nessuno sapere quante i miei nipoti si soffiano il naso o quanto è stata bella la prima passeggiata al sole, preferisco stare ad osservare che scrivere.  O forse è solo una scusa, forse è solo più difficile trovare argomenti interessanti.

Però oggi una cosa volevo dirla.

Quando ho iniziato a scrivere su questo blog , ho pensato che avrei avuto tante cose da dire, sui miei nipoti, a cui il blog è praticamente dedicato. Anche quando cominceranno a crescere  – pensavo – ci saranno tante cose da dire. E in realtà è vero, ma è anche vero che sebbene io non abbia uno stadio di lettori, devo stare attenta a quello che dico perché ci sono argomenti  difficili da affrontare e io non ho la competenza giusta per farlo. Sfioro l’argomento della crescita, proprio dopo aver osservato i tanti bimbi che conosco.

Ogni età ha piccole (e grandi) difficoltà, ma man mano che i bambini crescono coinvolgono sempre più il mondo esterno, si confrontano  e a volte si scontrano con gli altri. E, per il loro bene, meglio lasciare che ogni bambino affronti la realtà per quello che è, con i genitori ovviamente sempre in prima linea. Affrontare i piccoli problemi da soli li aiuterà a crescere, ad essere più forti. Se c’è autostima, e ci deve essere, e una famiglia unita, si supereranno tutte le tappe, anche quelle più complicate.

Poi mi sono accorta che spesso il problema sono proprio gli adulti, con i loro atteggiamenti, con le loro ignoranze, la loro smania di vedere i difetti solo fuori casa, perché è troppo difficile ammettere di avere sbagliato. E così questi genitori , fintamente protettivi, credono di proteggere i loro bambini, nascondendo a loro stessi una verità scomoda.

Sono polemica? Sì, lo sono. Mi guardo intorno e vedo il mondo com’è, con tante persone positive, tanta gentilezza, tanto senso della giustizia. Ma vedo anche il rovescio della medaglia.

Ho due nipoti che stanno affrontando il mondo in modo totalmente diverso, anche per via delle diverse età. Vedo che noi tutti siamo lì, a guardarli crescere, ad affrontare i problemi, a incoraggiarli, a sorreggerli se cadono, ma soprattutto a mostrare il lato positivo anche nelle cose negative. Non a negarle, ma ad affrontarle in modo positivo. Quindi capire i loro malumori, le cose non dette, magari. Lasciare che abbiano la libertà di dire in famiglia qualsiasi cosa, sicuri di avere comprensione e incoraggiamento. Questo li aiuta nella crescita, nel confronto.

E non è un compito facile, per i genitori. Mia mamma diceva “bambini piccoli, problemi piccoli. Bambini grandi, problemi grandi”. Ed è assolutamente vero.  Crescere è la cosa più difficile, questo è certo.

Bene, dopo queste strampalate conclusioni, spero non sia morto nessun led.

 

 

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Semplicemente amiche

GABRISe fossi Maria De Filippi potrei iniziare dicendo “Questa è la storia di un’amicizia”. Ma siccome è chiaro che non lo sono, lo dico lo stesso, tanto non mi si confonde.

Vent’anni fa (sì, dico venti) ebbi il mio primo approccio con Internet. Non ne sapevo nulla, come molti a quei tempi e non chiedetemi come sono entrata in una chat, perché davvero non me lo ricordo, e se ci penso mi pare pure impossibile, vista la mia ignoranza in materia.

Eppure ci entrai e conobbi quella che sarebbe diventata la mia migliore amica. Non fu facile fidarsi l’una dell’altra, visto che ci incontravamo solo davanti a uno schermo. Ci mettemmo mesi , durante i quali ci studiammo a vicenda, a conoscerci.

Io ero sposata, avevo una figlia già grande e questa “amica” suonava strana, in famiglia. Ci telefonavamo in media 20 volte al giorno, a volte per qualche minuto, a volte per mezz’ora. Scambiarci il numero fu il primo atto di fiducia, ma non il solo. Perché presi un treno e feci 600 chilometri per incontrarla e scoprire che era totalmente diversa da come me l’ero immaginata. Conobbi allora la sua meravigliosa famiglia, fui loro ospite e tornai a casa consapevole del tesoro che avevo acquisito. Da lì a portarci poi, un anno dopo, anche il marito, fu quasi scontato. Ma non mi dilungo nei particolari.

Non ci vediamo spesso, tutt’altro. L’ho rivista in questi giorni, ed erano solo 2 anni che non ci si incontrava. Ma è come se l’avessi sempre vicina. Lei sa tutto di me, conosce particolari della mia vita che nessun altro conosce, ha sempre la parola (o il silenzio) giusti. Mi lascia parlare, e se fa domande le fa dirette, senza fronzoli. Al telefono raramente ci perdiamo in convenevoli, siamo entrambe brusche e quasi scostanti, ma ci capiamo, sempre.

Vederla ha un effetto terapeutico come nessun’altra cosa al mondo, per me. Se arrivo da lei, come questa volta, piena di dolori, un po’ depressa, stanca, rinasco, nel vero senso della parola. Ci siamo ricavate un pomeriggio per noi sole, senza marito e lontane dalla sua famiglia, e ci siamo parlate, tanto. Nessuna delle due scarica sull’altra le ansie o i problemi, ma diventa partecipe. E questo è assolutamente impagabile.

Io so che posso fidarmi di lei come della mia famiglia, e lei altrettanto. Eppure abbiamo poche cose in comune, vite diverse, età diverse. Ma nessuna delle due vede mai l’età, le differenze. E quel pomeriggio insieme, noi due sole, vale l’attesa di anni, vale il viaggio. Anche se “santo telefono” sostituisce in parte gli incontri. Vent’anni di un’amicizia nata per caso, e non ce ne siamo accorte.

Sono tornata carica di energia positiva, mi sento bene come non mi sentivo da tempo. A volte cerchiamo rimedi farmacologici, consulti medici. E magari per stare meglio basta una mano sulla spalla, uno sguardo sincero, un sorriso.

Ci siamo dette che è un gran peccato abitare così lontane, vedersi così poco. Ma questo rapporto speciale è così, nessuna delle due può cambiare niente.  E nessun altro ha questo effetto su di me.

Mi manca già, la mia amica, la mia migliore amica. Quel lungo abbraccio ai saluti, unico gesto fisico tra noi che non amiamo le smancerie, lo porto nel cuore. E’ stato il mio grazie, uno in più perché le parole in questo caso erano troppo poco.

Alla prossima, Gabri.  Sei la sorella che non ho.

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