OSSERVATORIO – I nuovi genitori

cellulareAvevamo pensato, il marito ed io, che una settimana di vacanze a settembre non ci avrebbe fatto male, anzi. Dopo un’estate piena di contrattempi, di cattive notizie e di lutti andarcene via prima dell’inverno, complice un’offerta davvero buona, siamo partiti. Il tempo era un rischio calcolato, ma l’estate non è ancora finita, abbiamo pensato. E così è stato: l’albergo è il solito, c’è anche gente che conosciamo. Certo, l’episodio con la “tizia” che ha divertito tutta la spiaggia e (in qualche caso) invocato i vecchi manicomi o i più moderni TSO ci ha rovinato la vacanza, ma tant’è.

Quello invece che mi ha colpito è il nuovo modello di genitore. Premetto che quasi tutti i clienti di albergo e spiaggia erano over sessanta, con qualche eccezione. Tre coppie di genitori con bambini sotto l’anno. Una straniera che ha preteso e ottenuto un ombrellone in prima fila, nonostante ci fosse un supplemento che si sono rifiutati di pagare. Un’altra con una bimba simpaticissima che sorrideva sempre e l’ultima, che occupava l’ombrellone dietro di noi. Anzi due ombrelloni, uno per i nonni (giovani) e l’altro con il piccino, intorno ai sei mesi, e i genitori.

Dai discorsi ho capito che era la prima volta al mare, per il piccolo, che era piuttosto tranquillo. Ma i genitori e i nonni non altrettanto. Dal momento in cui arrivavano in spiaggia al rientro stavano con i cellulari in mano, tutti meno la nonna. Da quanto ho capito (urlavano piuttosto forte)  tentavano  di comprare un’auto online, facendo offerte e rilanciando, una volta il nonno, una volta il papà e un’altra la mamma. “No no, molla… quella è senza navigatore, è troppo”. Poco dopo “Rilancia, rilancia, questa è un’occasione!”. Nel frattempo il piccolino sgambettava nella sua piscinetta. E fa niente se il babbo, distratto, non si accorgeva che il piccolo scivolava e poi strillava. Con una sola mano lo tirava su, senza scomporsi, l’importante era non smettere di spippiolare con il cellulare. “Hei gente – avrei voluto gridare – alzate gli occhi, c’è un mondo lì, accanto a voi”.

In tarda mattinata la mamma decide di far fare il bagnetto in mare al piccino, è la sua prima volta. Invita il papà ad assistere al primo impatto con l’acqua del frugoletto e si sente rispondere “Arrivo” dal marito, che non stacca gli occhi dal telefono. Morale, dopo mezz’ora la mamma e la nonna tornano da riva “Ma ti abbiamo aspettato! Dovevi vedere il piccolo come sgambettava e rideva!”. Ecco, nemmeno il primo bagno ha sottratto l’attenzione del papà e del nonno. Sono questi i nuovi genitori e i nuovi nonni? Certo, non tutti sono così, per carità, però…

All’ora del pisolino pomeridiano il nonno e il papà passeggiavano avanti e indietro sul lungomare, non senza l’immancabile telefono. Non ho mai visto il nonno prendere in braccio il piccolo, mai.

Posso dire che mi ha fatto tristezza?  Posso dire che nei giorni successivi è sempre stato così, prima il cellulare e poi il bambino? E’ vero che io non sono una fanatica di What’sapp, di Facebook e del cellulare in generale, ma se già lo uso poco, figurarsi se c’è un bambino di cui esplorare le meraviglie  delle prime volte. Lo so che è il progresso, lo so benissimo che è comodo, veloce e consente di risparmiare un sacco di tempo. Ma in questa occasione ho rimpianto la fila alla cabina telefonica che si faceva ai miei tempi, per chiamare casa una volta ogni due giorni.

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Cinema, pop corn e altre amenità

POPPYQualche giorno fa, vedendo che era uscito nei cinema l’ultimo episodio di “L’era glaciale, in rotta di collisione”, ho deciso di portare i nipoti al cinema.

Con Leonardo vado sul sicuro, oramai è grande. Isabel invece non è sempre attratta dai film, soprattutto non sa ancora stare ferma, si annoia un po’. In ogni modo, scegliamo lo spettacolo delle 17 e partiamo. Arriviamo in anticipo, facciamo i biglietti e siamo praticamente i primi. Mamma ci ha fornito di due sacchetti di pop corn fatti in casa e di una bottiglia d’acqua e io, svampita come sono, non mi accorgo di un cartello fin quando Leo non me lo fa notare. C’è scritto “vietato portare cibo in sala”. Bene, che si fa? Oramai siamo dentro, usciamo e buttiamo tutto? Leo scuote la testa con gli occhi supplichevoli. Ok, prometto che  – ora che lo so – non lo faccio più. La fame si scatena non appena si spengono le luci e iniziano i trailer. Entrambi, a voce unica, chiedono “Nonna, mi dai i pop corn?”. Ragazzi, un attimo, manco è iniziato il film!  Insomma, per farla breve, in dieci minuti si erano spazzolati tutto. E il film doveva ancora cominciare.

Intanto avevo preso per Isabel il rialzo, a disposizione all’ingresso della sala, per i bambini più piccoli. Si è seduta e aveva sentenziato che era comodissimo. Ma (c’è sempre un ma) forse  era meglio senza, quindi ha provato il sedile a fianco, senza rialzo. Ci ha ripensato ed è tornata al suo posto, ma per poco.

Inizia il film e siamo senza pop corn, vorrei sottolinearlo. Alla fine dei titoli di testa Leo, guardando lo schermo annuncia “Ho un po’ di fame”. “Ragazzi, non c’è più niente, godetevi il film”. Tre minuti e Isabel pare colta dal morso di una tarantola: scivola giù dal rialzo, ci risale, si dondola, toglie i sandali e mette i piedi sul sedile davanti ma la sgrido sottovoce. Allora prova a sdraiarsi con la schiena sul sedile e i piedi sullo schienale, poi con un contorsionismo fulmineo torna seduta. Per fortuna in sala c’è pochissima gente. Leo non si perde una battuta e ride come un matto. Lei è seccata di non capire le sfumature che divertono il fratello e si concentra sul film.

Intanto siamo quasi all’intervallo e Leo sussurra “Ora ho proprio fame”. Non faccio in tempo a rispondere e si accendono le luci. Ragazzi, magari un gelato…. “Nonna, no, non viene quello dei gelati, vado io a prendere qualcosa, faccio una corsa”. Gli metto in mano dieci euro e lo vedo correre. Tre minuti dopo torna con due sacchettoni stracolmi di pop corn  “Leo , ancora pop corn???” lui sorride e dice “4,60 l’uno, nonna. Il resto ce l’ho in tasca”. Consegna un sacchetto alla sorella e in men che non si dica il film ricomincia. Sono spiazzata, penso che non ceneranno e che la loro mamma mi farà una lavata di capo ma pesco una manciata di “poppy”, come li chiama Isa e guardo il film.

Ora, il mio rapporto con i pop corn è particolare. Non ne vado matta, ma soprattutto ne mangio uno per volta e mastico bene. Roba che con un sacchetto pieno sono a posto per sei film. Dopo poco Isabel mi dice “non ne voglio più”, ma più che altro è per liberare le mani e poter fare le contorsioni sulla poltrona. Sequestro mezzo sacchetto a Leo. Finisce il film, che è piaciuto ai bambini, anche se è sicuramente meno carino dei precedenti.

Usciamo, ci infiliamo in macchina e torniamo verso casa. Davanti a noi una utilitaria che procede a passo di bradipo zoppo. I bambini dietro, accaldati, strillano “Muovitiii!!” e Leo  “Nonna, guarda un po’ se ha il cappello…”. Ridacchio alla battuta secondo la quale gli uomini col cappello non sanno guidare e dico “La sai anche tu?” mi risponde “Nonna, lo sanno anche i miei gatti, perfino la Isa!”. Sorpasso, finalmente, l’utilitaria e Leo guarda dentro “Eh… l’ha dimenticato a casa, il cappello. Ma ce l’ha, sono sicuro”. Rido divertita perché non è la prima volta che noto in Leo un gran senso dell’umorismo.

Scarico i bambini a casa, con gli avanzi dei pop corn e me la filo, è quasi ora di cena. Telefono un paio d’ore dopo, con i sensi di colpa, chiedendo se i bambini han cenato “Certo mamma, senza problemi. Però i pop corn non glieli dovevi comprare”. Ecco, così imparo.

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I nipoti son tornati

FINESTATEE anche i nipoti sono tornati dalle vacanze. Abbronzati, un po’ stanchi, ma soprattutto… più alti! Incredibile, ma sono bastate due settimane e mezzo senza vederli per  notare che si sono alzati. Isabel meno, ma Leo ha sicuramente recuperato un paio di centimetri. Prima ancora di misurarlo l’ho visto camminare. Troppo dinoccolato, un po’ storto: segno inequivocabile che era cresciuto, che il cervello ancora non aveva preso le misure del nuovo corpo. Non me lo sto inventando, sua mamma era uguale a lui da piccola. Cresceva un po’ troppo e il nostro (adorato) vecchio pediatra mi spiegò perché cadeva spesso o non prendeva bene la misura degli angoli. “Il cervello si deve adeguare alla crescita, ci mette un pochino, è normale che vada a sbattere!” rideva. Ad ogni buon conto, Leo farà una visita, tanto per saperci regolare su quale sia lo sport più adatto per farlo crescere al meglio.

Sono tornati pieni di entusiasmo, di voglia di raccontare: i gattini che andavano tutti i giorni a trovarli, la stella marina gigantesca trovata e poi liberata, così come il polpo. Stare a contatto con la natura fa bene, imparano tante cose. Di essere su una spiaggia libera o in quella attrezzata ai bambini non importa un bel niente, l’importante è esplorare, giocare, vedere cose nuove.

Isabel è tornata con una nuova treccina colorata, che le sta benissimo, ed era curiosa di vedere i nostri regali per il suo compleanno. In questo momento ama Frozen e quindi tra le varie cose ha trovato un nuovo gioco del suo cartone preferito, ed  era davvero contenta. Ma siccome quando compie gli anni uno di loro, l’altro ti guarda e ti dice “e io niente?”, alla fine i regali sono doppi, assolutamente dello stesso numero. Leo aveva scelto un libro illustrato sugli squali e il giorno dopo l’aveva già letto tutto e sapeva più lui sugli squali che me sull’intero regno animale.

Ci vorranno un paio di giorni per recuperare i normali ritmi di città, ma alla fine erano felici di tornare a casa, con Blu e Kiro, i loro gattini che si sono lasciati stropicciare e baciare. Devo dire che un po’ mi fanno pena, questi poveri animali, che non vengono (per affetto) mai lasciati in pace. A volte colgo lo sguardo di Blu, il più mansueto dei due, che pare dire “Ma davvero devo vivere così, senza un attimo di pace?”. Mi sa di sì, piccolo micio, ti amano troppo.

In fondo, con un po’ di egoismo, sono felice che siano tornati. Dimenticavo, mi sto godendo anche un po’ mia figlia.

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