L’estate sta finendo

ESTATEFa ancora caldo, ma è soprattutto l’afa a farla da padrona, perlomeno qui a Milano. Il sole c’è, intervallato dalle nuvole, ma non è più così caldo. Già, l’estate quest’anno pare che chiuda preso i battenti, vedremo. Il ricordo delle vacanze è oramai lontano, sono tre settimane che siamo tornati. E’ che sono successe cose, tante e qualcuna brutta, che è come se fosse un desiderio, quello di archiviarla.

Mia figlia è partita il sabato da bollino nero per la Sardegna, per le consuete tre settimane di vacanza. Quest’anno sono partiti con il cuore pesante perché l’altra nonna era di nuovo ricoverata in ospedale. Ultimamente era successo spesso,  abbiamo temuto il peggio, ma poi la fortissima fibra di nonna Rosa aveva avuto la meglio e, come mi aveva detto lei stessa “mi hanno preso per i capelli”, e tutto si era risolto per il meglio. Noi stessi, io e il marito, ci eravamo proposti, una volta partiti i “ragazzi”, di andare a trovarla. Eravamo d’accordo che se fosse peggiorata, avremmo cercato un aereo e ci saremmo dati il cambio con i bambini, in modo che mia figlia e mio genero potessero tornare e lasciare a noi i piccoli. Ma stavolta non è andata così. Arrivati il sabato sera, ci siamo sentiti la domenica mattina perché c’erano brutti segnali. Nemmeno il tempo di organizzare lo scambio: nel primo pomeriggio nonna Rosa ha smesso di combattere. Non c’era più il tempo, il lunedì mattina erano già tornati, in aereo, lasciando tutto in Sardegna, per fare prima e per dare l’addio alla nonna. I bambini sono stati informati, e devo dire che l’hanno presa abbastanza bene. Nella loro logica di piccoli, il fatto di averla vista poco negli ultimi due anni, ha lenito il dolore. Era una donna dolce, un po’ schiva, molto dignitosa, che preferiva evitare di farsi vedere malata. Mi addolora sapere che non c’è più, ma so che ha sofferto cos ì tanto e mi rasserena il fatto che ora sia in pace. Ci mancherà tantissimo.

Volevo raccontare le cose belle dell’estate, mi ritrovo per la seconda volta a parlare invece di quelle brutte. Ma le “scintille di gioia”, come le chiama l’amica Silvia Fanio, le ricordo ancora. Devo fare un paio di passi indietro.

Andare al mare per quattro anni di seguito nello stesso posto ha i suoi vantaggi. Noi abbiamo ritrovato “il condominio” come l’ho definito io. Tantissime persone che avevamo già conosciuto negli anni precedenti, alcuni diventati amici. Ci siamo divertiti con “la famiglia dell’olio iperico” di cui ho già parlato, siamo stati bene, abbiamo giocato a carte, il marito se ne andava in giro in bici, io ho chiacchierato tantissimo, mi sono rilassata. Poi, l’ultima settimana, è arrivata mia figlia con i nipoti.

Anche l’anno scorso c’erano i nipoti, sebbene mia figlia avesse affittato una casa. Quest’anno erano in albergo con noi. E’ stato diverso, più bello. I piccoli sono stati davvero bravi, ho avuto il tempo di fare due chiacchiere con mia figlia, di godermi anche loro. Piccole scintille di gioia, davvero.

Non so, forse è stato un po’ di sesto senso, ma sentivo l’esigenza di far capire, ce ne fosse stato bisogno, quanto gli voglio bene. Avevo proprio un bisogno fisico di prendermeli da parte e di dire “nonna ti vuole tanto, tanto bene”. Un po’ più spesso di quando non faccia normalmente. E devo dire che ero ripagata dalle loro risposte, dagli occhi luminosi fissi nei miei. Tutti e due mi hanno sempre risposto “anch’io nonna!”. Queste sì, sono grandi scintille di gioia.

Poi, una sera, mentre assistevamo a un concerto in piazza, ci siamo sparpagliati. Mio marito e Isabel sono andati a vedere di vincere dei palloni, io, Leonardo e mia figlia abbiamo cantato le canzoni che il complessino suonava (musica anni ottanta). In piedi, ho abbracciato da dietro Leonardo, senza smettere di cantare, e lui ha stretto le braccia alle mie, ascoltando. Sorrideva, ogni tanto alzava lo sguardo verso di me e mi guardava negli occhi. Io lo stringevo più forte e ho pensato che quello era un momento di pura felicità.

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L’estate dell’olio di iperico

20160728_113639Prima ancora di parlare complessivamente delle vacanze e delle cose belle, devo assolutamente dedicare lo spazio che si merita all’olio di  iperico, re dell’estate di Cesenatico.

Dunque, un paio di giorni dopo il nostro arrivo, ecco che ci raggiungono Giovanni e Marzia, i mitici nonni di Emma (22 mesi) e Marta (6 anni) già conosciuti lo scorso anno. Hanno con sé Marta: tempo tre giorni e fa il suo ingresso trionfale  la piccola Emma che l’anno scorso ebbe una liaison con Leonardo.  Così ritroviamo anche mamma Caroline e papà Marco. Dopo i baci e gli abbracci, si parla del più e del meno e non mi ricordo nemmeno come salta fuori una frase “Eh… te bisogna che tu usi l’iperico!”. Eh? Usare cosa? E che cos’è?

Nonno Giovanni, con il suo meraviglioso accento toscano ci ragguaglia “La mi’ mamma era una grande esperta di erba, e l’aveva un rimedio pe’ tutto. D’altra parte ‘un si curavano così le malattie? Miha che c’era l’antibiotico, ai tempi!”. Ah più che giusto.

“Emma la soffre spesso di irritazioni della pelle. Noi ci si mette l’iperico e si sistema tutto!” Cioè, praticamente un miracolo! Penso a Isabel, che ha la pelle delicatissima e soffre spesso di irritazioni e domando esattamente cos’è.
PIANTA DI IPERICO“Te tu bisogna che ti raccolga i fiori, il giorno di San Giovanni (24 giugno) che è il momento migliore. Te tu li trovi nei campi incolti, stando ben attenta che siano quelli giusti! Dopo che n’hai raccolto una certa quantità,, tipo due o tre etti almeno, li metti in un vaso di vetro e li ricopri d’olio. Noi si usa il nostro che l’è quello bono, miha quello commerciale!”. E dopo? “Dopo bisogna che te tu lasci il vaso al sole tanto tempo. Tutta l’estate e pure tutto l’autunno. Noi lo si travasa a gennaio, pe’ dire. Te tu lo coli, pigi bene i fiori  a modino così esce tutto l’olio, e lo travasi in boccette più piccole. Diventa rosso rosso, miha rosa pallido come quello che si compra!”.

Vado su Internet e guardo il fiore, che si confonde assolutamente con altri fiori gialli, ci vuole l’occhio esperto. E già che ci sono leggo le proprietà: nonno Giovanni ha ragione, va bene per scottature, eritemi, irritazioni della pelle, psoriasi, ma anche per la depressione (quindi si può ingerire),  aiuta nelle irritazioni da pannolino, e… udite udite, è ottimo rimedio contro l’invecchiamento della pelle. La mia, di pelle, è oramai quello che è, ma penso alle irritazioni della mia nipotina. LO VOGLIO! L’unica precauzione è che dopo averlo usato non si può esporre la parte al sole. E ci sono controindicazioni per chi assume certe medicine . Nonna Marzia giura che va bene anche per i dolori, che ha trovato sollievo più di una volta. Caroline aggiunge che  quando Emma ha qualche irritazione vaginale le si dice “O Emma… via che si mette l’iperico sulla schicchera” e la piccola pronta si sdraia a gambe aperte.

Quanto costa? Si può comprare… ah son disposta a pagare bene., penso. Ovviamente non posso certo dirlo, ma nonno Giovanni credo sappia leggere nel pensiero, perché il giorno dopo scende dalla stanza dell’albergo con una boccettina di liquido rosso e me la porge “Ecco, questo è l’olio di iperico, noi se ne porta sempre una scorta. Questo è per Isabel”. La  prendo come se fosse una reliquia e balbetto ringraziamenti a profusione. E’ MIA! CE L’HO!

In attesa che arrivino i nipoti propongo al marito di metterla in cassaforte. Vuoi mai che qualcuno conosca le proprietà terapeutiche e se lo voglia rubare? Marito mi calma, lo mettiamo al sicuro e quando arriva mia figlia, manco la faccio scendere dall’auto che già le ho raccontato tutto. Lei, reduce da un viaggio di sei ore in colonna, mi ascolta con un orecchio solo. Ma il giorno dopo anche lei è affascinata dai racconti di Caroline, che conferma quanto le ho riferito io. Sa che ne abbiamo un boccettino, per ogni evenienza ed è più tranquilla.

Vediamo l’efficacia dell’olio di iperico  sul campo: una morsicatura d’insetto guarisce in un lampo. Perfino dopo lo “scontro” con una medusa!  In pochi minuti l’arrossamento procurato dai tentacoli sparisce. Leo si scotta e pure lì mettiamo il miracoloso olio che lenisce anche il dolore.

Certo, un boccettino è meglio di niente, ma cerchiamo – sia io che mia figlia – di convincere nonno Giovanni a mettersi in produzione industriale, saremmo ottime clienti. Lui scuote la testa, ridendo. E c’ha ragione, c’ha. Quindi, quel che abbiamo deve bastare. Bisogna meditare bene prima di attingere alla risorsa. Oramai lo consideriamo una sorta di panacea che è utile per tutti i mali. C’hai mal di testa? Ma se ti metto un po’ di iperico sulle tempie?  Aspetta… non è che su quel callo… Insomma, stiamo un po’ esagerando, ma abbiamo visto che funziona per tante cose. E’ che ne parliamo in continuazione, diventa praticamente l’argomento dell’estate, insieme alle canzoni di Alvaro Soler. Ma piano eh… mica a voce alta. Vuoi mai che i vicini d’ombrellone sentano?

Per non saper né leggere né scrivere nascondo ancora meglio  la preziosa boccettina, che non si sa mai. Ma nonno Giovanni ha l’occhio lungo e la sera prima della loro partenza scende con un’altra boccettina quasi piena e dice “Noi si torna, quindi a casa ne ritroviamo. Questo tenetelo voi”. Sia io che mia figlia ci siamo trattenute dal baciarlo: ora ne abbiamo una buona scorta, visto che va usato a gocce. E grazie, grazie ancora mitico nonno Giovanni!!!

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Le vacanze (parte prima)

migrantiEccomi di nuovo a casa, vacanze finite. Sono successe tante cose in questo periodo, alcune belle, altre davvero brutte. Com’è nella mia indole, comincio da quelle brutte.

Sono partita senza tablet, con il solo cellulare che mi consentiva, volendo, di restare in contatto con gli amici di Fb. In realtà volevo staccare proprio da tutto, almeno per qualche settimana. Ma, si sa, la curiosità è femmina e dopo un paio di giorni sono andata a curiosare. E avrei preferito non farlo. Ho scoperto che è morto un amico, giovane, così, d’infarto, lasciando la moglie e la figlia distrutte. Ci eravamo conosciuti durante una vacanza  a Djierba, anni fa ed è nata subito una grande simpatia, tanto che siamo rimasti in contatto e ci siamo anche rivisti. Matteo era un ragazzone di una simpatia contagiosa, lui e mio marito durante quella vacanza han fatto di tutto e di più e quando ci siamo rivisti abbiamo riso al ricordo. Ora non so immaginare Gianna e Giorgia senza di lui, è stato un gran dolore anche per noi. So che Gianna ce la farà, è una donna fortissima e ha una figlia da tirar grande. Voglio mandarle ancora un abbraccio, anche da qui.

Poi, uno spavento e un disagio che è continuato per qualche giorno. Abbiamo, da quando è possibile, l’abitudine di pranzare in spiaggia. Lo chalet ha l’ingresso dalla strada e, attraversando il bar e il porticato, dà accesso alla spiaggia.. Da qualche notte facevo uno strano sogno: complice la situazione attuale, immaginavo un gruppo di terroristi arrivare dal mare armati e fare una strage. Un giorno, d’improvviso, all’ora di pranzo, vedo comparire dal bar un gruppo di immigrati, una dozzina almeno, con un’aria arrabbiata, quasi feroce, che rapidamente ci guarda ma non si ferma, procede verso la spiaggia. Aveva tutta l’aria di essere una ricognizione.  La prima cosa che ho fatto è stato guardare se erano armati (sì, lo so, non ridete) ma mi sono poi resa conto che se lo fossero stati, non sarei qui a raccontarlo.  Il gruppo procede verso la spiaggia, guardandosi intorno, si ferma in riva al mare, parlotta e poi si divide. Ammetto di essermi spaventata, e ne parlo con la ragazza che gestisce il bar, invitandola a chiamare la polizia, così, per un controllo. La ragazza ne parla con la proprietaria, ma effettivamente il gruppo non ha fatto niente, che senso ha chiamare la polizia? C’è da dire che a Milano vedo tantissimi immigrati provenienti da un centro di accoglienza non lontano da casa. Non ho mai avuto paura, sono tranquilli, hanno l’aria sperduta. Questi no, questi avevano un aspetto… feroce, direi. Erano sicuramente arrabbiati, nervosi.

Ne parlo con le amiche e tutte mi dicono “domani pranza in albergo!” ma io  ho rifiutato. Come mi sarei sentita se fosse successo qualcosa? Passano un paio di giorni e a Nizza succede quel che succede. Conosciamo alcune persone che hanno una casa lì e scattano messaggi in cui chiediamo notizie. Tutto bene, per fortuna, almeno per i nostri amici e conoscenti. Ma gli 84 morti ci sono.

Noto che anche da noi i controlli della polizia si intensificano, che girano più auto di Carabinieri e Polizia municipale. Penso ancora all’episodio in spiaggia e non sono tranquilla tanto che, una sera, si ferma un’auto dei Carabinieri e prendo una decisione, nonostante il parere contrario della mia famiglia. Vado spedita verso l’auto e spiego al carabiniere quanto è successo, e dico anche che ormai è passato qualche giorno..

Il carabiniere non solo non mi ha affatto preso in giro ma mi ha invitato a chiamare il 113 in caso fosse successo di nuovo. “Noi contiamo sull’aiuto dei cittadini, signora. Se aveste chiamato saremmo arrivati e avremmo controllato i documenti, li avremmo fermati. Noi non possiamo essere ovunque e ogni segnalazione, anche se il più delle volte non porta a niente, è preziosa”.  Mi sono sentita più tranquilla: quel che potevo fare l’avevo fatto, poi tutto è destino.

Ecco, queste  sono le cose brutte. Nel prossimo post parlerò delle cose belle.

 

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